F1 Ferrari Hamilton

F1, mondiale Ferrari: Hamilton al 30% di probabilità con gli ordini di scuderia

Si considera il mondiale di F1 della Ferrari con Hamilton e Leclerc sia ormai perso dopo la gara di Monza. La situazione appare critica. Tuttavia, il calendario ha ancora molti round. La squadra italiana potrebbe riconquistare terreno prezioso e recuperare una o due gare verso la fine della stagione. La Rossa deve abbandonare le speranze? I dati forniscono una risposta oggettiva, lontana da ogni filosofia.

Il Modello evidenzia le probabilità di vittoria mondiale per Hamilton 

Abbiamo elaborato una simulazione Monte-Carlo essenziale. Il sistema calcola 20.000 scenari da oggi fino al termine dell’anno. L’obiettivo consiste nell’esplorare i possibili sviluppi fino ad Abu Dhabi, oppure Imola. Il calcolo parte dalla classifica odierna e dai valori in campo attuali. La Ferrari mostra un passo inferiore in questa fase.

Inoltre, la scuderia ha ceduto diversi punti alla McLaren durante l’ultimo fine settimana. Al contrario, il team di Woking mostra una vettura in netta crescita, pianificando nuovi sviluppi per il Gran Premio dell’Azerbaijan. Aggiornamenti che potrebbero marcare una profonda differenza nei rapporti di forza. Antonelli sta senza dubbio dominando la scena attuale della F1.

Il pilota italiano ha dimostrato tutto il suo potenziale e la superiorità del proprio mezzo. Kimi ha compiuto un’impresa storica a Monza, sebbene dobbiamo sottolineare un dettaglio tecnico. Il team Mercedes ha impostato la sua vettura esclusivamente per la gara. Gli ingegneri conoscevano da tempo la necessità di scontare una penalità.

F1 GP Monza Ferrari Hamilton
Lewis Hamilton (Ferrari) in lotta con la McLaren di Oscar piastri a Monza

Il modello analizza la differenza di passo tra Ferrari e Mercedes nelle corse più recenti, con una struttura semplificata. Inoltre, il sistema include specifiche finestre temporali dove le due SF-26 giravano più veloci della W17. L’esempio più evidente riguarda Zandvoort. In Olanda, la Rossa ha mostrato un ritmo superiore per tutta la gara, ma il problema era la posizione di partenza. I

noltre, i piloti dovevano affrontare un limite di ritmo per completare un sorpasso in pista. A Zandvoort serviva un vantaggio di 1,6 secondi al giro per superare un avversario. A Monza bastavano invece 0,35 secondi. Il modello valuta anche una maggiore fragilità meccanica della Mercedes. I tecnici tedeschi monitorano costantemente questo specifico parametro.

Ferrari: gli ordini di scuderia avrebbero garantito a Hamilton una chance per il mondiale 

Il primo scenario riflette la condizione attuale: la squadra lascia i piloti liberi di lottare in pista. La seconda opzione adotta una logica più cinica e valuta l’impatto degli ordini di scuderia. Diventa lecito domandarsi, quindi, che tipo di piega avrebbe preso il campionato con una gerarchia definita in anticipo, utile a garantire un supporto totale a un solo pilota.

Il concetto di prima e seconda guida appartiene però al passato. Questa netta divisione non rispecchia le attuali dinamiche dei team di Maranello pure di altri team Le squadre preferiscono prendere una simile decisione in una fase molto più avanzata della stagione. E non sempre è un bene. Il grafico dei distacchi in campionato al termine delle ultime tre prove mostra risultati eloquenti.

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Quasi il 30% di possibilità per Hamilton di vincere il mondiale

In Ungheria, la probabilità di lottare per il mondiale era ancora elevata: sfiorava il 30%. Il modello statistico include nel calcolo potenziali rotture meccaniche o incidenti per ogni pilota. L’applicazione della regola del Contender, ovvero l’introduzione gerarchica degli ordini di squadra, innalzava ulteriormente le probabilità di successo.

Ferrari: i fattori tecnici dietro al crollo delle probabilità mondiali 

In Ungheria la squadra ha fallito l’esecuzione. Il muretto ha sbagliato del tutto la strategia di gara e ha gettato via un podio pienamente accessibile. L’analisi non intende quindi suggerire che i soli ordini di scuderia avrebbero garantito la lotta per il titolo. Esiste un importante fattore prestazionale. Le performance assolute non calano, ma la scuderia non le massimizza in pista.

Il tracciato ungherese si adattava perfettamente alla SF-26. In Olanda la vettura aveva il passo necessario per puntare alla vittoria. Monza, al contrario, rappresentava una tappa notoriamente impegnativa. Vasseur aveva anticipato i limiti della macchina ben prima del weekend italiano. I media e l’opinione pubblica hanno invece esaltato in modo ingiustificato le possibilità di successo.

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Le percentuali di successo della Ferrari

La pista di Madrid potrebbe sposarsi di nuovo con le caratteristiche della SF-26. Un’analisi limitata al solo Gran Premio d’Italia non certifica un’assenza totale di passo per la Rossa. I tecnici prevedevano un aiuto concreto dall’aggiornamento ADUO, update che però non rappresentava comunque l’elemento decisivo per chiudere il divario con la Mercedes.

Il Cavallino Rampante troverà senza dubbio altre finestre di competitività in questo finale di campionato. La forbice del distacco in classifica, tuttavia, ha assunto proporzioni ormai troppo ampie. Resta da capire anzi tutto l’impatto del nuovo motore su altre piste, seguito dalle capacità del team di ottimizzare il risultato e continuare lo sviluppo della SF-26 nella maniera corretta.

Autori: Zander Arcari – @berrageiz  – Niccoló Arnerich – @niccoloarnerich