La prima settimana di test in Bahrain della F1 ha restituito l’immagine di una Mercedes a due facce. La W17 ha alternato momenti di difficoltà tecnica a fasi più incoraggianti per quel che concerne il passo. In un contesto di nuova era regolamentare, essai complicato su tanti fronti, l’affidabilità rappresentava la priorità assoluta, ovviamente. E proprio su questo fronte sono emerse le principali criticità in questi primi chilometri effettivi della nuova stagione.
Mercedes, giorno 2: il momento più complicato
La seconda giornata, senza ombra di dubbio ha rappresentato il momento più complicato per il team di Brackley. Il giovane italiano Andrea Kimi Antonelli, chiamato a recuperare il tempo perso dopo il chiaro problema sofferto alla sospensione, si è fermato quasi subito. Dopo appena tre giri, di fatto, un guasto alla power unit tedesca ha imposto la sostituzione completa del propulsore. Una scelta obbligata per ottimizzare i tempi di intervento.

La giornata si è chiusa con appena 57 giri complessivi, un bottino assai magro per una squadra che, oltre a godere del favore del pronostico, puntava ad accumulare tanti chilometri. George Russell è riuscito a girare soltanto dopo un’ora dall’inizio della sessione pomeridiana. Il lavoro si è concentrato in maniera principale sulla ricerca di una finestra di funzionamento della monoposto più stabile. Ma parte del programma è inevitabilmente slittata.
Le difficoltà iniziali hanno inciso anche sul percorso di adattamento del giovane pilota bolognese. Il diciannovenne italiano ha potuto percorrere poco più di trenta giri nelle prime due giornate, davvero troppo pochi per prendere piena confidenza con la W17. In una fase di apprendimento, ogni chilometro pesa. Lo sappiamo. E il confronto con avversari che sono stati in grado di mettere assieme sessioni decisamente più lineari ha reso evidente il ritardo accumulato.

La terza giornata ha però offerto un quadro più ordinato per la Mercedes. Russell e Antonelli si sono alternati come da programma, riuscendo a completare un programma più completo tra giro secco e simulazioni di gara. Il chilometraggio è salito in modo significativo rispetto ai giorni precedenti. Un passaggio fondamentale per chiudere la settimana con indicazioni più attendibili. Da questo punto di vista, abbiamo osservato un’auto piuttosto composta nell’arco delle varie tornate.
F1 2026, nei quattro top team c’è anche Mercedes
Dal punto di vista tecnico, la W17 è sembrata sensibile alle variazioni di assetto e alle condizioni della pista di Sakhir. Mantenere la monoposto in una finestra di utilizzo ottimale si è rivelato più complesso rispetto ai test di Barcellona. Tuttavia, nel finale, il bilanciamento è apparso più coerente e capace di soddisfate piloti e tecnici. Segnale che la direzione intrapresa potrebbe essere quella giusta.
Nel paddock la percezione è che i quattro top team restino McLaren, Ferrari, Mercedes e Red Bull, senza un ordine definito. Le vere simulazioni di passo gara si sono viste solo nelle ultime ore della settimana. Anche la Mercedes ha provato a inserirsi in quel lavoro, pur con le limitazioni accumulate. Ogni valutazione definitiva resta quindi prematura.

Interessante il fatto che, nonostante i problemi, alcuni rivali abbiano indicato la scuderia di Brackely tra le squadre più solide sul piano prestazionale. Un gioco di equilibri e dichiarazioni che fa parte della tradizione dei test invernali. La sensazione è che Brackley non abbia ancora mostrato tutto il proprio potenziale. Ma prima servirà consolidare l’affidabilità.
In definitiva, la settimana della W17 è stata a tratti frustrante ma al contempo molto utile. I problemi emersi permettono interventi mirati prima dell’inizio del mondiale. La base tecnica non sembra lontana dai migliori, nonostante il ritardo accumulato in termini di lavoro in pista rispetto a McLaren e Ferrari. La seconda settimana dirà se il team avrà trasformato le difficoltà iniziali in un punto di partenza solido.
Autore e Foto: Zander Arcari – @berrageiz – Formula Tecnica