Rivalità Leclerc–Hamilton. Un caso che fa discutere i tifosi della Ferrari. I due formano senza dubbio la coppia di piloti più forte tra i top team di Formula 1. Ma, come accade spesso, avere sulla carta la combinazione più forte non equivale ad avere il massimo dei risultati inn pista. Entrambi i ferraristi sono campioni di altissimo livello e, in quanto tali, vanno gestiti con estrema attenzione. La questione non è capire se Charles fatichi a stare al suo posto o se Lewis stia cercando di portare il team dalla sua parte: personalizzare troppo questo duello è un grave errore strategico.

La storia della F1 insegna: come risolvere le rivalità
La storia del motorsport ci dimostra che gli scontri tra compagni di squadra possono essere risolti in modo ordinato e pragmatico. Rispetto a episodi esplosivi del passato, la situazione attuale in Ferrari non è affatto degenerata: siamo ancora in una fase primordiale. Non va fatto l’errore di pensare che i rapporti siano ormai rovinati.
Due casi storici emblematici ci mostrano come gestire questi conflitti:
- Red Bull (2010): Lo scontro fratricida tra Sebastian Vettel e Mark Webber.
- Mercedes (Era Ibrida): Il duro conflitto interno tra Lewis Hamilton e Nico Rosberg.
Entrambi i casi furono gestiti da figure carismatiche come Christian Horner e Toto Wolff. Non c’è dubbio che anche il Team Principal della Ferrari, Fred Vasseur, abbia le capacità per fare altrettanto (ricordando che, all’epoca, era la prima volta anche per Horner e Wolff).
Il metodo Horner: relativizzare e raffreddare gli animi
Nel 2010, dopo il celebre incidente di Istanbul, Horner portò Vettel e Webber in visita a un ospedale pediatrico. Metterli di fronte a problemi reali li aiutò a ridimensionare l’accaduto sportivo e a ritrovare il rispetto reciproco. In quell’occasione, la Red Bull non formalizzò regole scritte, ma agì con tempestività. La prima mossa in Ferrari deve essere identica: raffreddare gli animi ed evitare un’escalation.

Regole d’ingaggio in Ferrari: il “Modello Mercedes”
Chi invece applicò regole ferree fu la scuderia Mercedes. Quando la tensione tra Hamilton e Rosberg arrivò al punto di rottura nel 2016, Toto Wolff intervenne immediatamente. Insieme a James Vowles stilò delle regole d’ingaggio chiare su cosa fare (e cosa assolutamente non fare) nei duelli ravvicinati in pista, basandosi su etica sportiva e buon senso.
Con due piloti Ferrari di questo calibro, stilare regole precise è l’opzione migliore. Il detto “patti chiari, amicizia lunga” nel motorsport è una regola d’oro, fondamentale per non disperdere punti preziosi nel Campionato Costruttori.

Cosa è successo in Messico e il compito di Fred Vasseur
Con questo bagaglio storico possiamo valutare lucidamente l’accaduto in Messico. In situazioni controverse come la curva 4, i piloti avrebbero dovuto sapere esattamente come comportarsi. Non ha molto senso criticare l’uno o l’altro a posteriori: siamo di fronte a due “uomini alfa”, ma qui non si tratta di vedere chi sia il più spregiudicato.
Quando due ferraristi combattono in pista, in un team esposto a livello globale come la Scuderia Ferrari, tutto diventa estremamente delicato. È probabile che a Maranello esistano già delle regole, perlomeno discusse nei briefing pre-gara. Non sappiamo però quali siano: se valevano solo per la fine del primo giro o già dopo la prima curva, l’attribuzione delle responsabilità cambierebbe radicalmente.

L’importante, ora, è che Fred Vasseur non abdichi ai suoi doveri. Deve riportare ordine, stabilire regole d’ingaggio precise e prevedere eventuali sanzioni interne. Solo così si protegge la squadra e si evita che il confronto tra prime guide diventi un problema più grande della prestazione pura della monoposto. Perché la cosa peggiore che può accadere è che il lavoro in fabbrica si vanifichi in pista.