F1 Antonelli Monza ADUO Mercedes

USA GP 2026: Kimi Antonelli Trionfa, Ferrari convincente con Leclerc

Kimi Antonelli vince di prepotenza. Ferrari convince, soprattutto con Leclerc. Sono questi i verdetti del Gran Premio degli Stati Uniti edizione 2026.

E dunque, eccoci qui. Ci siamo arrivati. Il sentimento è ambiguo e ambivalente oggi. Odi et Amo, direbbe Ovidio. Da una parte ti viene da sorridere per quel magico folletto là sopra. Poi ti ricordi che guida la grigio-nera… e ti viene un colpo al cuore. Come se Luke Skywalker fosse passato al “lato oscuro della forza”. Ovviamente la mia è un’iperbole immaginifica, sia chiaro! Onore e merito a Totone che ha creduto in lui. Ma che disdetta però!

Avete presente il film di Sacha Baron Cohen del 2012, il demenziale e satirico Il dittatore? Per dire “sì” e “no”, positivo e negativo, il protagonista-autocrate aveva messo mano al dizionario dell’immaginario paese che governava, Wadyia. E per questi termini opposti aveva messo la stessa, identica parola (il suo cognome), generando non poca confusione fra la popolazione: Aladeen… e Aladeen!

E così… Kimi sì… Kimi no… Odi et Amo…

Odi et amo

Mentre il mitico mega-presidentissimo (eredità genealogica e non sappiamo quanto, per ora, eredità sul campo) era a far visita alla Ferrari, c’è mancato poco che assistesse al trionfo dell’“arcinemico” Mercedes. Ammesso che lui, John, la veda come un “nemico”, sportivamente parlando. E ammesso che queste categorie a lui appartengano…

Sia come sia, la stella a tre punte ce le suona, almeno dal 2014, con regolarità disarmante, guidata dall’arci-italiano (in senso positivo, s’intende) Kimi (che ci ricorda pure l’ultimo titolo vinto da un pilota Ferrari… Raikkonen) Antonelli da Bologna.

Il match prolungato Mercedes-Ferrari mi ricorda una nota battuta di Woody Allen: “Sì, sto benone: a uno gli ho dato una botta col mento sul pugno, e a quell’altro una nasata sul ginocchio…”.

Antonelli e l’ “odiata” Mercedes

Il fatto: un pilota italiano riporterà il titolo mondiale in Italia, dopo ben settantatré anni. E lo farà guidando l’“odiata” Mercedes.

È un cortocircuito curioso, se ci pensate. Ma la realtà spesso supera la fantasia, e lo sappiamo.

Noi ci eravamo abituati bene, si fa per dire, con Schumacher. Pilota teutonico, ma auto di Maranello DOC.

Anche qui, la storia ci presenta sempre il conto.

Cosa deve fare questa Ferrari per vincere? Tanti, tanti compiti a casa.

Tuttavia saremmo ingenerosi se ci accanissimo con Maranello in una giornata dove ha azzeccato tutto quello che si poteva azzeccare dopo la solita qualifica disarmante, che ci relegava in mezzo al nulla.

In particolare, il muretto ha fatto, eccome, la sua parte. E se li si critica assai per gli errori, quando fanno bene lo si deve ampiamente riconoscere.

Intanto speriamo che non sia un caso isolato. Aggiungiamo un altro punto estremamente positivo: una monoposto che si riesce a sviluppare con costanza. Udite, udite!

Anche questa una bella novità.

Ma per vincere contro Red Bull e Mercedes ci vuole e ci vorrà molto altro.

A partire dal motore, o power unit, per essere precisi.

Facevo questa riflessione proprio il giorno prima della gara.

Il DNA di Ferrari

Lo so che è un poco anacronistico dire “se Enzo fosse qui”. Tuttavia un marchio glorioso dell’automobilismo vive anche di questi anacronismi. Sono il suo DNA storico. Quello della Ferrari è il suo motore.

Ecco… immaginatevi se ad ogni gara ci fosse chiunque a dire, giustamente, che la PU Ferrari ha meno cavalli di tutti gli altri top team. E per questo viene pure sverniciata nei rettilinei.

Immagino che, ad un certo punto, uno come Ferrari ribalterebbe il tavolo davanti ai responsabili.

Poi c’è da riflettere molto su come parte endotermica e parte elettrica, almeno per Ferrari, siano molto indietro nel loro lavorare in sinergia.

Oltre a questo c’è anche una riflessione di fondo che si impone.

Nell’anno in cui serve il motore e serve l’efficienza aerodinamica, noi abbiamo fatto una monoposto che genera molto carico e abbiamo un motore che è quello che è. Il peggiore fra i top team.

Speriamo che il mega-presidente lo capisca. O se lo faccia spiegare per bene.

Possibilmente in italiano… e non in francese.

Voti

Kimi Antonelli: Per la leggenda ci stiamo attrezzando. Ormai è quasi fatto.

Muretto Ferrari: 9.
Spesso li critichiamo. A ragione. Ma la lettura migliore fra i top team, dovendo osare, l’hanno data loro.

Leclerc: scatenato!
Con la speranza che possa farlo per ambire non al podio, quanto alla vittoria. Spesso e stabilmente. Se lo augura anche lui.

Verstappen: 6.
Di più non poteva fare. E menomale per noi ferraristi.

Hamilton: VSC!
Peccato. Però a questo giro Lewis è sembrato in difficoltà.

Russell: desaparecido!
Abbastanza strana la penalità. Ma per il resto non sembra affatto a proprio agio con la W17 aggiornata.

Toto Wolff: mezzo “paragnosta”?
Diceva che non ci capivano più niente con gli aggiornamenti. E non capisce come mai Antonelli vada così veloce. Dove sta la verità? Forse nel mezzo.

Muretto McLaren: rosso?
Cioè, non è che Stella, di nascosto, ha preso qualcuno dal mirabolante muretto Ferrari degli orrori?

Piastri e Norris: mediocri.

Sophie Cunningham: divina diva!

Messico… arriviamo!

Mariano Froldi