Il Gran Premio di Singapore è il miglior spot (o trailer cinematografico) per raccontare cosa sia stata la Ferrari degli ultimi due decenni in F1, e in particolare dell’ultimo lustro. È quella definizione che i miei lettori conoscono da anni e che sintetizzo con la frase “vorrei ma non posso”.
Significa avere il potenziale per fare bene quando le cose vanno come devono andare (e a Maranello non sempre accade), ma mancare comunque quel “quid”, quel centimetro, quel mezzo watt o quei pochi cavalli che ti trasformano da buon comprimario a campione. Oppure che trasformano un onorevole secondo posto in una bella vittoria.

È l’urlo strozzato in gola che ti resta quando perdi la pole per briciole di tempo: attimi di fede che però non portano al miracolo tanto agognato e sperato. Poi resta la gara. Anche partendo secondi e terzi non ti riserva particolari sorprese, quella botta di fortuna o illuminazione necessaria per arrivare primi. Tutto fila via secondo il copione che vede vincere sempre gli altri.
Ferrari eterna seconda
Anzi, ti boicotti: quello che poteva essere un doppio podio (che non si butta mai via) diventa un secondo e un sesto posto. È la sintesi di ciò che la Rossa non è – cioè Red Bull o Mercedes – e di ciò che è: un’eterna incompiuta, almeno fino all’anno del Signore 2026. Piccola parentesi: in questa fase pasticciona, anche McLaren somiglia molto alla nostra squadra del cuore.
Per l’anno prossimo vedremo quali drammi sportivi vivere con la Rossa. Per ora ci bastano questi, con qualche doverosa precisazione. In molti (e io fra quelli) ieri avevamo già puntato il dito e chiamato il plotone d’esecuzione per il muretto Ferrari. Invece, finita la gara, Lewis Hamilton, con fare da gentleman, ha dichiarato che le colpe erano tutte sue per la sciagurata scelta.

Quando il muretto chiamò sotto Virtual Safety Car, “lo sventurato non rispose”. Fred Vasseur ha quindi avuto buon gioco, e legittimo, a precisarlo al suo nemico pubblico numero uno, cioè la stampa – in particolare quella italiana. Non essendo stata responsabilità del reparto strategico, è giusto e doveroso rimarcarlo. Peccato che chi è d’accordo su commettere un errore è di fatto complice.
Vasseur e la “fiducia” di Hamilton
Come sempre, da quando abbiamo la gestione di monsieur Napoleon (ma anche prima, a onor del vero), esiste un rapporto assai complicato con i media, soprattutto quelli italiani. Il nervosismo del team principal non può però essere legato solo alla sua personale battaglia contro i giornalisti tricolori. Ci deve essere qualcos’altro che bolle nelle cucine di Maranello.
Intanto c’è un problema a monte: spesso sentiamo tre voci discordanti tra i piloti e il team principal della Rossa. Dare tre versioni diverse, quasi sempre, è segno di mancanza di coordinamento. Non sono un esperto di comunicazione, ma il dato pare evidente. C’è poi un altro elemento: le parole, neanche troppo sibilline, con cui Vasseur si rivolge a Lewis, direttamente e indirettamente.

E le parole non dolcissime che, soprattutto a Monza, Hamilton ha dedicato alla squadra e, inevitabilmente, a Fred e a chi sta sopra di lui (Vigna?). Mi viene da dire che plausibile che Lewis non si fidi più del muretto italiano. E sarebbe grave. Qualcosa si deve essere rotto, probabilmente anche a livello personale. Non abbiamo riscontri precisi, ma diversi indizi.
Qui sorgono due problemi. Il primo: John Elkann ha voluto Lewis che può essere una risorsa aggiunta o un problema aggiunto, dipende da come vanno le cose. Se Vasseur e il pilota sono in rotta, cosa sceglierà di fare il megadirettore galattico? Non è dato sapere. Nel calcio, per fare un banale esempio, di solito non paga la “stella” ma l’allenatore. In F1 chissà…
Il clima interno in Ferrari e la stampa…
A questo discorso va aggiunto un altro ragionamento. In tempi non sospetti era già evidente che in nel team italiano non ci fosse un gran bel clima. Ci hanno provato con la narrazione “pace e amore”, ma è chiaro che all’interno della Scuderia ci siano tanti problemi, e forse solo l’ultimo di questi è un’unità motrice inferiore a tutte le altre eccetto Honda.
È facile lanciare la palla in tribuna e dire che è la stampa a minare il clima di coesione interna. In sostanza i vertici della Rossa, consciamente o meno, stanno usando un’arma di distrazione di massa per nascondere la polvere sotto il tappeto con lo stemma glorioso. Confondono l’esito (le critiche) con la causa (i problemi interni). Però non ho una buona notizia per Vasseur.
Andare contro Lewis (e qui non sto dicendo che sia giusto o sbagliato) non significa solo andare contro un pilota, ma contro un “marchio vivente”. Già i tifosi di Charles Leclerc e Hamilton se le suonano abbastanza sui social, e non è un bellissimo spettacolo. Immagina se ci si mette anche la stampa inglese a dare addosso alla Rossa e al suo team principal. Altro che le critiche della malconcia stampa tricolore.
Ferrari: a livello tecnico era perfetta
Max Verstappen: dove eravamo rimasti?
Red Bull: impressionante. La davamo un poco tutti per spacciata, ma la scuderia ha lavorato come se fossero ancora in lizza per il mondiale ed eccoli lì, con una PU che era seconda solo a Mercedes, e una monoposto che ora sembra all’altezza. Ho l’impressione che si divertiranno molto nelle prossime gare.
Leclerc: Non “si può dare di più” Aveva agguantato una partenza al fulmicotone, poi non ha voluto osare. E probabilmente ha fatto bene. Da quel momento la gara era decisa… non c’era più niente da fare.

Antonelli: stato di grazia.
Che sia il suo anno lo evinci anche dal fatto che, anche in un Gran Premio dove sei un comprimario, e quasi senza colpo ferire, ti trovi terzo. Sfruttando anche sviste e errori degli altri piloti. A Kimi va tutto per il verso giusto, e ormai il titolo attende solo la conferma matematica. D’altronde, ai campionissimi, nell’appuntamento con la gloria, accade sempre. Si trovano nel posto giusto, al momento giusto.
Russell: Campionato di sfiga e non! Vinto alla grandissima e con largo anticipo…

Mercedes: Opss…
Ammetto di avere un leggero compiacimento. Versione A o B, per ora non ci stanno capendo molto.
Norris vs Piastri: che casino.
Qualcuno mi dice… guarda… in McLaren fanno un casino e tu non ne parli. Ma cosa volete che dica… che stanno imitando la Rossa? Con la differenza che loro, negli ultimi anni, tre titoli se li sono portati a casa. Noi… solo il “campionato invernale”…
Hamilton: Sesto Voleva fare la “mandrakata”. E non tanto per battere Max, quando per battere Charles. E che ci sta, sia chiaro. Però avendo fatto male i compiti, poi ne è uscita una figuraccia.
SF-26: 9 e mezzo
Bearman: super

FIA: figuraccia-bis: continua la serie di marchiani errori, e alcuni inquietanti, della Federazione internazionale dell’automobilismo.
Il Karma è così. Avete voluto un regolamento folle e una iper-elettrificazione? E i guai arrivano da entrambi…
Dubito amletico sui controlli FIA: chi controlla chi? Meglio non pensarci, perché ti vengono certi mal di testa…

Ed eccoci qui. Dopo tre gare di fila, quella che sino a qualche anno fa era la pausa canonica. Ci vediamo ad Austin.
Autore: Mariano Froldi – @MarianoFroldi