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Ferrari SF-26: fiducia a Interlagos dopo il Messico

La Ferrari SF-26 archivia un weekend messicano di alto livello, almeno dal punto di vista tecnico (si poteva fare facilmente doppietta), e si presenta al Gran Premio di San Paolo con rinnovata fiducia. Gli aggiornamenti introdotti a Austin e affinati all’Autódromo Hermanos Rodríguez hanno ampliato la finestra operativa della vettura. Interlagos, con altitudine più bassa e un layout più guidato, sarà il banco di prova decisivo per capire la vera versatilità del progetto 2026.

F1 Ferrari SF-26
Fiancate a confronto: Ferrari, Mercedes e McLaren

L’impatto del pacchetto aerodinamico conclusivo sulla SF-26

La SF-26 sta raccogliendo i frutti del quarto e ultimo macro-aggiornamento stagionale debuttato in Texas. I tecnici di Maranello hanno concentrato il lavoro su tre aree chiave:

  • Sottoscocca e diffusore: anche nell’era post-canali Venturi il fondo resta il principale generatore di carico “pulito”. Deflettori, bordi esterni e geometria del diffusore (ingresso e uscita) sono stati ridisegnati. Il risultato è una maggiore downforce dal corpo vettura, che consente di scaricare le ali e ridurre la resistenza all’avanzamento.
  • Gestione dei flussi laterali: prese d’aria e sidepods hanno subito una profonda revisione. La zona inferiore delle fiancate è ora più ondulata e leggermente allargata per favorire l’effetto outwash, allontanando i vortici turbolenti generati dalle ruote posteriori e migliorando la penetrazione aerodinamica complessiva.
  • Efficienza globale: il pacchetto permette di generare più carico senza penalizzare eccessivamente il drag, allargando la finestra di utilizzo della monoposto su tracciati diversi.
F1 Ferrari SF-26 GP Olanda
Il V6 della Scuderia Ferrari sulla Cadillac

Il fattore Power Unit: i vantaggi del turbo compatto

La Power Unit Ferrari 067/6 si distingue dalle architetture Mercedes e Red Bull per l’adozione di un turbocompressore di diametro ridotto. Sulla carta, ai 2.240 metri di Città del Messico questa scelta avrebbe dovuto essere un vantaggio (minore inerzia e risposta più rapida dopo l’abolizione del MGU-H).

In realtà l’analisi telemetrica ha ridimensionato la narrazione: sul dritto la Rossa pagava ancora 2-3 decimi, recuperando solo alla speed trap. Il vero punto di forza è emerso nel misto, dove il simulatore indicava un vantaggio di quasi mezzo secondo su McLaren e Mercedes. Il turbo reattivo ha comunque giocato un ruolo indiretto: la prontezza in accelerazione ha permesso di risparmiare energia elettrica, traducendosi in trazione eccellente in uscita dalle curve lente (supportata da un setup meccanico più morbido). L’aria rarefatta messicana ha mascherato il drag fisiologico della SF-26.

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Primo piano di Lewis Hamilton (Ferrari), mentre guida la SF-26 al Gp di Singapore

L’esame di Interlagos: altitudine dimezzata e asfalto critico

A circa 800 metri sul livello del mare la rarefazione dell’aria scende dall’estremo 22% del Messico a un più gestibile 8%. Il deficit di potenza assoluta del V6 Ferrari (stimato intorno ai 25 CV rispetto alla Power Unit Mercedes) tornerà a farsi sentire, soprattutto sulla Reta Oposta e sul rettifilo dei box, zone cruciali per gli Straight Mode.

Nonostante l’handicap motoristico, il layout di Interlagos offre diversi appigli alla SF-26:

  • Settore 2: le curve medio-lente e in appoggio esalteranno la stabilità aerodinamica e la trazione garantite dal nuovo fondo.
  • Dinamica del veicolo: pista notoriamente bumpy. La capacità della SF-26 di digerire le asperità e assorbire i cordoli con un assetto meccanico flessibile sarà un vantaggio.
  • Gestione pneumatici: Pirelli porta le mescole più morbide della gamma (C3 Hard, C4 Medium e C5 Soft). L’elevato degrado termico rende quasi certa una strategia a due soste. Se la Ferrari replicherà la gestione gomma vista in Nord America, il passo gara nei tratti guidati potrà fare la differenza. Alcuni tratti di asfalto sono stati riasfaltati (tra curva 3-5 e 8-9), aggiungendo un’ulteriore variabile di grip ed evoluzione pista.
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L’ala anteriore della Ferrari SF-26

Maranello non porterà ulteriori pacchetti di sviluppo in Brasile, limitandosi ad adattamenti di micro-aerodinamica specifici per il tracciato. Se meteo variabile e asfalto non stravolgeranno i valori in campo, Interlagos dirà se la SF-26 ha finalmente trovato un bilanciamento capace di impensierire Red Bull e Mercedes anche senza l’aiuto dell’alta quota.