F1 Ferrari GP Olanda

F1, GP Olanda: perchΓ© il “tire offset” della Ferrari SF-26 non basta per il podio

F1, GP Olanda: analisi strategica della Ferrari SF-26. Dalla vitale gestione termica delle gomme in aria pulita e alla visione sull’approccio per generare un vantaggio di usura sulle mescole. Focus sulla rincorsa tattica di Hamilton e Leclerc a Zandvoort, frenati esclusivamente dalle storiche difficoltΓ  di sorpasso del tracciato olandese.

Ferrari: la strategia non era poi così flessibile come sembrava

Con l’assenza della pioggia, la Ferrari si Γ¨ ritrovata con le mani abbastanza legate su un circuito in cui sorpassare Γ¨ veramente molto difficile. Per intenderci: riuscire a chiudere un sorpasso a Zandvoort, significa avere necessario un vantaggio sul passo di circa un secondo e mezzo al giro. Parliamo di un gap che difficilmente la Rossa poteva costruire, pur seguendo strategie fortemente alternative.

Alla partenza il team italiano ha optato per la Soft, sacrificando parte della flessibilitΓ  strategica. La mescola piΓΉ morbida Γ¨ stata scelta con l’obiettivo di guadagnare posizioni allo spegnimento dei semafori, ma le cose non sono andate tutte come previsto. Si Γ¨ infatti persa flessibilitΓ  perchΓ© la Pirelli a banda rossa garantisce meno giri rispetto alla gomma Medium.

F1 Ferrari SF-26 GP Olanda
Lewis Hamilton guida la Ferrari SF-26 al GP d’Olanda

Questo tenendo presente un fatto piuttosto concreto che, specialmente su un tracciato come quello olandese, va tenuto in stretta considerazione: a Zandvoort Γ¨ fondamentale farsi trovare pronti per sfruttare le possibili e frequenti Safety Car o Virtual Safety Car. Anticipare la sosta, di riflesso, significa abbassare in maniera drastica le probabilitΓ  di trarne vantaggio.

Dopo il brutto incidente di Verstappen che per fortuna non ha avuto nessun tipo di conseguenze trafigge, la gara Γ¨ ripartita dalla griglia con una partenza da fermi. Ferrari ha montato ancor una volta la gomma Soft, nella speranza di recuperare terreno, pur sapendo che Piastri aveva optato per una strategia opposta, preferendo la Hard per allungare il piΓΉ possibile il primo stint.

L’intuizione strategica per portare le Ferrari in “aria pulita”

Poco dopo, Russell ha cominciato a faticare moltissimo con la Medium, lamentando un eccessivo sottosterzo. Leclerc ha quindi fiutato l’occasione per avvicinarsi e tentare il sorpasso ma, come accennato, sarebbe servito un delta prestazionale decisamente superiore. Per fortuna, l’inglese della Mercedes ha scelto di anticipare la sosta, lasciando gli alfieri di Maranello in aria pulita.

A quel punto, il muretto Ferrari ha deciso di estendere il run il piΓΉ possibile per recuperare “race time” utile. Mentre Antonelli e Norris rientravano ai box per passare alla Hard, Charles veniva informato via radio in merito all’attivazione del “Plan D”: allungare lo stint. Ci sono ragioni tecniche precise dietro a questa strategia alternativa, che ha comportato l’assunzione di diversi rischi:

F1 Ferrari SF-26 GP Olanda
L’inglese della Ferrari Lewis Hamilton sfreccia sulla retta principale di Zandvoort

Ci sono motivazioni tecniche precise dietro a questa strategia alternativa, che ha comportato l’assunzione di diversi rischi. L’obiettivo primario era creare un delta di mescola, generando un vero e proprio tire offset (vantaggio di usura) da capitalizzare nella fase successiva della gara. A questo si legava a doppio filo la necessitΓ  di una perfetta gestione termica in aria pulita.

Guidare senza il disturbo aerodinamico di chi precede permette di trattare molto meglio le coperture. Sotto questo aspetto, il tracciato di Zandvoort non fa sconti e penalizza ferocemente chi insegue; la perdita di downforce porta inevitabilmente la vettura a scivolare, innescando un surriscaldamento al posteriore che manda rapidamente in crisi le mescole.

Infine, ma di certo non meno importante, estendere lo stint aumentava le probabilitΓ  di trarre un vantaggio decisivo dall’ingresso di un’eventuale Safety Car, una neutralizzazione storicamente molto probabile tra i saliscendi del tracciato olandese. Charles ha poi effettuato la sosta montando la gomma gialla con l’obiettivo di sparigliare ulteriormente le carte.

Si trattava, tuttavia, di una mossa molto insidiosa. Non era affatto scontato, infatti, che la Medium potesse garantire la tenuta fino al traguardo, obbligando a un secondo stop: una chiara e difficile responsabilitΓ  altamente penalizzante; una strategia a doppia sosta, in questo contesto, diventa efficace solo se supportata dall’ingresso tempestivo di una Safety Car.

F1 Ferrari SF-26 GP Olanda Hamilton
L’inglese della Ferrari Lewis Hamilton a bordo della SF-26 nel GP d’Olanda

Nel frattempo, Hamilton ha potuto ottimizzare il rendimento della vettura in aria pulita e di conseguenza dettare il passo per guadagnare tempo cruciale. Se nelle fasi precedenti si era lamentato parecchio del sottosterzo, una volta trovatosi al comando ha comunicato al team che le gomme erano in buono stato e non avevano piΓΉ quel tipo di problema da gestire.

In quel momento, Lewis ha capito che era fondamentale estendere lo stint, sperando in un’eventuale Safety Car che perΓ² non si Γ¨ concretizzata. Il britannico Γ¨ comunque riuscito a costruirsi un ottimo delta di mescola in vista della seconda parte di gara. Al rientro ai box, avvenuto al giro 26, Hamilton si Γ¨ allineato alla strategia dei piloti di vertice, montando la gomma Hard.

Ferrari: Leclerc spaziale nel cercare di far funzionare la strategia

Montando la gomma Media e trovandosi circondato da avversari su mescola Hard, Leclerc ha provato in ogni modo a fare la differenza. Strategicamente parlando, liberarsi subito di Piastri Γ¨ stata una mossa provvidenziale: l’australiano girava con coperture Hard piΓΉ vecchie rispetto agli altri, ed era fondamentale evitare di imbottigliarsi nei suoi scarichi.

Con pista libera, le SF-26 si sono confermate decisamente veloci, ribadendo come il pacchetto aerodinamico sia impostato per massimizzare il rendimento sulla lunga distanza. Tuttavia, il muretto di Maranello si Γ¨ trovato di fronte a un bivio tattico, generato proprio dall’utilizzo della Medium, mescola piΓΉ morbida e meno duratura rispetto a quella dei diretti competitor.

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L’inglese della Ferrari Lewis Hamilton durante il GP d’Olanda

Le opzioni sul tavolo erano due: spingere al massimo per poi effettuare una seconda sosta nel finale, costruendo cosΓ¬ un tyre delta mostruoso rispetto a chi avrebbe proseguito su gomma Hard usata; oppure tentare un’estrema gestione termica per far sopravvivere la mescola fino alla bandiera a scacchi, un’ipotesi che perΓ², cronometro alla mano, si sarebbe rivelata del tutto inutile.

A sparigliare le carte ci ha pensato Antonelli al giro 41, rientrando ai box per passare alle Hard. La tornata successiva, Mercedes ha richiamato anche Russell credendo nell’efficacia del secondo pit-stop, mossa pensata proprio per marcare la Rossa e coprirsi da eventuali attacchi, mossa che ha annullato il potenziale vantaggio strategico che Ferrari stava pazientemente costruendo.

La Ferrari sfrutta la VSC finale per creare un delta di mescola e puntare al podio

Dall’altra parte del box, Lewis ha optato per un approccio diametralmente opposto, estendendo a dismisura il suo stint su gomma Hard. Il sette volte iridato ha cercato in ogni modo di prolungare il run nella speranza di capitalizzare un eventuale imprevisto in pista, che puntualmente si Γ¨ verificato. Il ritiro di Ocon ha innescato una provvidenziale Virtual Safety Car.

Lewis ne ha approfittato dimezzando il tempo per il pit-stop. Idem Antonelli passando a un set di Soft usate. L’obiettivo tattico era palese: generare un sostanzioso delta di mescola sui front runner, considerando che, tra i battistrada, solo Kimi disponeva della mescola a banda rossa al pari delle Ferrari. In quest’ottica, Mercedes ha deciso di sacrificare Russell lasciandolo in pista.

F1 GP Olanda Ferrari
Charles Leclerc a bordo della Ferrari SF-216 nel GP d’Olanda

Con un set di Hard con molti giri all’attivo, l’inglese doveva rappresentare la preda perfetta per l’arrembante Hamilton. Purtroppo, a Lewis Γ¨ mancato l’ultimo guizzo per concretizzare il sorpasso. Dati alla mano, il ferrarista non disponeva di quel famoso vantaggio di 1,5 secondi al giro in termini di passo, strettamente necessario a Zandvoort per chiudere la manovra.

Il suo margine si attestava attorno al secondo netto nella fase di ricongiungimento: un gap molto importante ma, appunto, solo sufficiente per braccare l’avversario, ma decisamente troppo esiguo per portare agilmente a casa il sorpasso. Un vero peccato, tenendo presente che il sette volte campione del mondo di Formula 1 avrebbe ampiamente meritato il podio.

Autori:  Zander Arcari – @berrageiz  β€“ NiccolΓ³ Arnerich – @niccoloarnerich

Immagini: Scuderia Ferrari