F1 Ferrari

F1, Ferrari: rifiuto di sinergie esterne e limiti del management

Il divario della Ferrari rispetto alle dinamiche operative delle altre scuderie di successo in F1 impone una profonda riflessione sulle scelte aziendali. Abbandonare il conservatorismo strutturale rappresenta l’unica via per capitalizzare le immense risorse a disposizione. La Formula 1 odierna richiede un approccio pragmatico, lontano dai rigidi retaggi del passato. Serve una netta sterzata.

Ferrari: lo scenario oramai inaccettabileΒ 

Che senso ha trasferirsi in un team così importante e glorioso, per poi lottare ogni domenica per il quinto o sesto posto? Questo ragionamento porta la firma di Max Verstappen, un pilota che vuole sempre fare la differenza e quasi sempre ci riesce. Ed è proprio questo lo spirito di un vincente: mettersi nelle condizioni giuste per aspirare a traguardi importanti.

Gareggiare con la consapevolezza che nulla cambierΓ  mai, o accontentarsi delle briciole con gli occhi sazi delle vittorie altrui, ha una reale utilitΓ ? Forse sΓ¬, per chi non si sente all’altezza di lottare per un obiettivo che valga davvero la pena. Il discorso dell’olandese fila alla perfezione se il tuo mestiere sono le corse. In linea di massima, il medesimo approccio dovrebbe valere per una scuderia come la Ferrari.

F1 Ferrari
Max Verstappen, pilota della scuderia Red Bull

La Rossa non vuole vincere? Crediamo di no. Eppure sembra fare il possibile per farsi mancare gli strumenti adatti. Chi non eccelle in un ambito delega, specie se possiede il potenziale economico per permetterselo. Di conseguenza, considerato che l’attuale management di Maranello non assolve ai propri doveri, perchΓ© non aprire la porta a eventuali collaborazioni esterne?

Tra l’altro, il mercato offre figure pronte a creare partnership di altissimo livello, difficilmente eguagliabili da altre opzioni. Il riferimento diretto Γ¨ a Christian Horner, il quale, oltre a disporre di ampi capitali dopo la buonuscita dalla Red Bull, conta su una schiera di investitori pronti a supportarlo finanziariamente. Esiste tuttavia un ostacolo: la politica della Rossa non contempla un simile scenario.

La gestione che al Cavallino Rampante non interessaΒ 

Sorge spontaneo chiedersi quale timore spinga la scuderia italiana a rifuggire una simile prospettiva. Horner non intende acquisire la Ferrari per diventarne il proprietario. Vuole, ed Γ¨ comprensibile data l’esperienza maturata sul campo, detenere una partecipazione all’interno del team. Un ruolo analogo a quello di Toto Wolff, il quale, allo stesso modo, non sarΓ  mai il proprietario unico della Mercedes.

L’ulteriore ostacolo riguarda il potere decisionale. Chi ha le capacitΓ  per portare risultati esige il comando. Pretende che i vertici si facciano da parte per lasciargli campo libero. Nemmeno in questo si ravvisa alcun errore, poichΓ© affidare decisioni cruciali a chi ha scarsa competenza nella gestione di una squadra corse non appare una mossa brillante. Occorre una sinergia diversa e fattuale.

F1 Horner Ferrari
L’ex team principal della Red Bull Christian Horner nella paddock della F1

L’ultimo nodo decisivo si lega alla storia e alla mentalitΓ . Provocazione: Ferrari ragiona davvero come l’italiano medio? Forse l’espressione non Γ¨ delle piΓΉ eleganti. Fatto sta che la scuderia modenese sembra riflettere appieno l’immagine dell’Italia: un Paese ricco di eccellenze assolute e che, alla prova dei fatti, si fa superare da nazioni sprovviste di risorse e talenti anche solo lontanamente paragonabili.

Horner Γ¨ stato bocciato sul nascere, esattamente come accadde a Newey a suo tempo. Profili incompatibili con la rigida politica interna della Rossa. Ma se in Via Abetone Inferiore 4 il titolo manca da tre lustri e mezzo, una riflessione deve emergere: il modus operandi della squadra funziona ancora? Il punto centrale Γ¨ proprio la capacitΓ  di tradurre le intenzioni in risultati utili alla causa.

Ferrari, la secca sterzata altamente necessariaΒ 

Vasseur Γ¨ avvelenato da tempo. Non comprende i continui attacchi della stampa. Non si capacita dell’assenza di armonia, della mancanza di una pacca sulla spalla accompagnata dalla frase “va bene lo stesso, vi siete impegnati al massimo ed Γ¨ quello che conta“. Parole rassicuranti ma che, di norma, albergano nella bocca degli sconfitti.

D’accordo, Γ¨ impossibile vincere sempre. Un avversario superiore esisterΓ  in ogni occasione. Tuttavia, c’Γ¨ l’impressione che Ferrari sia vecchia. Non per ragioni anagrafiche. Si tratta di un limite legato ai metodi di lavoro e alla concezione di sΓ© all’interno del paddock. Red Bull ha 22 anni, Mercedes ne ha 16 (senza la parentesi degli anni ’50). Due realtΓ  efficienti che si sono spartite il bottino delle ultime due decadi.

Ferrari F1 Vasseur
Frederic Vasseur, team principal della scuderia Ferrari

Nel mezzo si posiziona McLaren, scuderia storica al pari della Rossa, la quale, dopo anni trascorsi nel purgatorio, ha stravolto del tutto la propria filosofia. Ha accantonato dogmi per modernizzarsi. È scesa a compromessi enormi con la propria identitΓ  per riuscire a risorgere. L’esatto percorso che dovrebbe intraprendere la Ferrari. Vincere senza un team principal co-proprietario Γ¨ un’impresa preclusa? No. Il traguardo Γ¨ raggiungibile anche a patto di conservare intatta la medesima struttura.

Si rende necessaria, perΓ², una decisa inversione di rotta rispetto a tutto ciΓ² che la Ferrari ha rappresentato nelle ultime diciotto annate. In Formula 1 ogni dettaglio assume un’importanza capitale; trascurarne anche solo uno, in balia della convinzione “non siamo poi cosΓ¬ sicuri di fare la cosa giusta“, conduce verso il fallimento. SΓ¬, fallimento: perchΓ© continuare a perdere in questa maniera non possiede un nome differente.

Autore Zander Arcari – @berrageiz  

Immagini: Scuderia Ferrari – Red Bull