Il rapporto tra la Ferrari e la stampa è sempre stato turbolento, fin dai tempi di Enzo Ferrari. Oggi, il team principal di F1 Frederic Vasseur incolpa i media per la mancanza di risultati della Scuderia, accusandoli di creare una pressione insostenibile per la squadra. Le sue dichiarazioni sino alibi per mascherare i fallimenti gestionali e tecnici. Basterebbe vincere o lottare per farlo.
Vasseur prenda esempio da Enzo
A che punto è la notte a Maranello? E cosa c’entra la stampa, che da qualche anno è diventata il “nemico pubblico numero uno” del team principal del cavallino rampante? Non che questa sia una novità assoluta. La Rossa, sin dai tempi di Enzo, il suo fondatore, ha sempre avuto un rapporto con i mass media che definire complicato è una sorta di eufemismo.
Specie quando la carta stampata, la radio e la televisione, erano davvero una sorta di “potere” che poteva incidere molto nella percezione di un evento, in questo caso sportivo. Ricordiamo che proprio Enzo fu oggetto anche di campagne stampa violentissime, quando fu addirittura accusato di omicidio per il terribile incidente occorso alla Mille Miglia del 1957 (fu poi assolto nel 1961).
Il Drake, a suo tempo, scrisse, non a caso, un piccolo libretto pubblicato nel 1976, non destinato alla vendita, edito in mille copie e distribuito ad amici e diretti interessati: “Il Flobert”. Il titolo rinvia ai fucili di piccolissimo calibro, inventati dall’armaiolo francese Nicolas Flobert (1819-1894), usati per il tiro a segno da sala o da giardino. Armi leggere i cui colpi graffiano senza lasciare segno permanente.

Ferrari se ne servì come metafora delle proprie annotazioni: pungenti, ironiche, a volte ciniche, ma non “mortali”. Il volumetto contiene 52 profili di giornalisti (soprattutto motoristici e sportivi), in rigoroso ordine alfabetico. Ogni scheda presenta in genere una fotografia in bianco e nero e, a fronte, le osservazioni dello storico fondatore del Cavallino Rampante.
Parliamo di considerazioni rapide, spesso scritte di getto, al confine tra ironia e verità. Tra i nomi figurano Enrico Benzing, Alberto Bevilacqua, Enzo Biagi, Mike Bongiorno, Gianni Brera, Giovanni Lurani, Indro Montanelli, Mario Poltronieri, Alfredo Pigna e altri che avevano frequentato Maranello. Insomma, non ha risparmiato quasi nessuno, il nostro.
Ferrari: la “vendetta del drake”, questione di stile
Il senso complessivo di tutto ciò è una rivincita giocosa. Enzo, che leggeva ossessivamente la stampa e archiviava gli articoli critici, si trasformava per una volta da “imputato” in giudice, con la chiara voglia di restituire ai colleghi della carta stampata lo stesso trattamento che riceveva, ma con un’arma dichiaratamente leggera. Altri tempi. Per tutta una serie di motivi.
Primo: Ferrari, oggi, gode spesso della benevolenza dei media, e in particolare di pochi ma solidi laudatores (che vengono perciò “ricompensati” con pseudo-scoop o altro) proni alle direttive di Maranello per difendere l’indifendibile. Secondo: la stampa di oggi ha molta meno importanza, e viene letta meno rispetto al passato. Basti leggere i dati sulle tirature, in caduta libera da due decenni.

Con l’avvento di Internet, la comunicazione corre veloce. È cambiato il mezzo e lo strumento non si è adeguato. Pensate ad esempio alla rivoluzione dei social. Mettiamola così: la Rossa di oggi conserva il rapporto complicato con i mezzi di comunicazione, senza avere, probabilmente, l’autorevolezza (quella resta soprattutto alla Ferrari costruttrice di supercar stradali) e la “forza” di prima, legata, inevitabilmente, ai risultati latenti da ormai quasi quattro lustri in Formula 1.
Vasseur: le lamentele alla stampa amica
E veniamo a Vasseur, il team principal della Rossa per mancanza di alternative migliori, dal 2023. Il nostro si lamenta, molto e male, della pressione della stampa, arrivando a dire che la stampa, ca va sans dire quella soprattutto tricolore, si inventi letteralmente notizie per dare addosso (e non si sa perché) a Maranello. Molti colleghi hanno avuto modo di replicare, con estrema semplicità e facilità, a Fred.
In sostanza, secondo le accuse reiterate del “nostro”, se il team di Formula1 va male, la colpa principale è legata alla pressione esagerata dei mezzi di comunicazione. Che porta la Scuderia a sbagliare. L’ultima perla, qualche giorno fa, con la stampa amica transalpina. Sapete, Fred, in questi anni, non ha avuto tempo di imparare due parole in italiano.

Dunque, ecco il nostro in purezza: “Non ho i social, non leggo la stampa. Cerco di isolarmi da tutto questo. Il problema numero uno sono le 1500 persone che lavorano con me e che, quando c’è qualcosa di negativo su di me, sul team e sul resto, la mattina accusano il contraccolpo. E penso che questo danneggi enormemente i risultati del team”.
La verità sulle parole del team principal della Ferrari
Ha buon gioco Umberto Zapelloni – ne ha parlato anche su Spit Stop – a consigliare al team principal pro tempore di telefonare a Jean Todt “e gli chieda come era stato accolto dalla stampa“. Solo che Jean Todt, anche se ogni tanto squalificava qualcuno e non rispondeva alle sue domande, non ha mai accusato la stampa della mancanza di risultati. Lavorava, lavorava e lavorava ancora.
E poi non andava a piangere dai suoi amici francesi, anzi si è presentato parlando italiano fin dalla prima conferenza in cui litigò subito con un inviato di Tele+ (la Sky di allora) che lo aveva chiamato Napoleone…” A proposito, ora a Maranello anche Fred è chiamato Napoleone. Ma, in questo caso, il titolo non corrisponde ai galloni conquistati sul campo.

Questo peck, come abbiamo ampiamente dimostrato, numeri alla mano, Fred è forse il peggiore dei tre team principal che si sono succeduti di recente alla guida della gloriosa scuderia. Ma Zapelloni tocca anche un altro punto fondamentale: “Nei suoi anni ferraristi lo abbiamo sentito dare la colpa a tutti, tranne che a se stesso. Sbagliano i piloti, la squadra sbaglia l’esecuzione, ma la colpa è nostra”.
Ferrari: l’arma potentissima che Fred non ha idea di come usare
La si potrebbe chiudere qui. Gioco, partita, incontro. Ma si potrebbe pure ricordare, al nostro, che Todt si trovò anch’egli al centro delle polemiche della stampa, nonostante la Ferrari avesse già due volte rischiato di vincere il titolo e le vittorie fossero diventate costanti, e nel 1999, in Malesia, per la squalifica della monoposto (poi rientrata), arrivò a dare le dimissioni, poi rifiutate, da Montezemolo.
Il senso era chiaro: non sono io che faccio la monoposto, ma mia è la responsabilità. Altri uomini, altre tempre. Avete visto forse Fred dimettersi quando entrambe le monoposto, in Cina, nel 2025 sono state squalificate? Bando alle ciance, Napoleone Vasseur! Non è la stampa che fa le strategie, come quella mirabolante dell’ultimo Gran Premio.
Non è la stampa che sbaglia clamorosamente il progetto sulla power unit. Non è la stampa che va poco in fabbrica e pesa poco nelle riunioni che contano in F1/FIA. Non è la stampa che non è capace di gestire i suoi piloti durante le gare. La stampa fa il suo mestiere. Riceve notizie, le verifica e le dà. E se qualcuno se le inventa, le notizie, non generalizzi.

Bando alle ciance, Napoleone Vasseur! Essere alla Ferrari, tra l’altro lautamente retribuito (e su questo Fred non si lamenta di certo), è un onore e un onere. Non è una squadra come le altre. E non ci può essere la pressione che si ha quando si gestisce una scuderia minore. La pressione alla Rossa è inevitabile e oserei dire necessaria. È il carburante che dovrebbe portare la squadra all’eccellenza.
E allora, Napoleone in tono minore, se non è in grado di gestire la “pressione”, si faccia da parte!Oppure, trovi il rimedio che scaccia tutti i mali! Le vittorie! Ormai le scuse stanno davvero a zero. Pianti le tende in fabbrica, se necessario ci dorma come fa Elon Musk, e cominci a portare risultati a caterva. Ci dimenticheremo pure che non “spiccia” una parola italiana, e sarà osannato. Lo faccia. Se ne è capace.
Autore: Mariano Froldi – @MarianoFroldi