F1

Retroscena: le vibrazioni delle F1 a effetto suolo hanno messo a rischio la colonna dei piloti

Con l’entrata in vigore dei nuovi regolamenti della F1 2026, il Circus si è lasciato alle spalle quattro anni dominati da una sfida cruciale: la gestione del porpoising. Il fenomeno del “pompaggio aerodinamico”, che si traduceva in un saltellamento della monoposto in rettilineo, è stato un grattacapo enorme per tecnici e ingegneri. Tuttavia, spesso si dimentica che per i piloti ha rappresentato una vera e propria battaglia invisibile all’interno dell’abitacolo mettendo a repentaglio

Wing car F1, i coach dei piloti: i rischi solo in parte erano calcolati

Uno studio pubblicato recentemente sul British Journal of Sports Medicine (BJSM), ha finalmente squarciato il velo di riservatezza che avvolgeva la salute dei piloti durante l’era tecnica precedente. Il paper in questione si intitola: “Physiological and health demands of Formula 1 motor racing: a comprehensive review with driver performance coach insight”. Una ricerca che porta il nome di esperti del settore che lavorano nell’ambito della Formula 1.

Parliamo ad esempio di Christopher J Tyler, Luke Felton, l’italiano Andrea Ferrari, che ricopre il ruolo di preparatore atletico di Charles Leclerc, Kim Keedle, l’attuale fisioterapista di Oscar Piastri, Rupert Manwaring, già coach di Max Verstappen, e Alex Buoite Stella, ricercatore nell’ambito del motorsport. La Formula 1 non è uno sport “normale” e questo già lo sapevamo. D’altra parte le forze G in gioco a cui sono sottoposti i piloti sono elevatissime.

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Il preparatore atletico Andrea Ferrari con il suo assistito Charles Leclerc

Per farci un’idea, i carichi laterali cumulativi che devono sopportare durante una gara sono di circa 13.000 kg. I piloti di Formula 1 sono atleti d’élite e possiedono un collo con una forza fuori dalla norma, frutto di allenamenti duri e molto particolari anche prima delle sessioni. Inoltre “l’ambiente” in cui vivono i piloti è severissimo, visto che l’abitacolo può arrivare sino a 66°C, facendo salire la temperatura corporea di oltre 2°C, compromettendo riflessi e coordinazione.

In questo studio sono state combinate le informazioni della letteratura scientifica con interviste strutturate ai tre performance coach dei piloti. Di frequente raccontiamo come le vetture siano diventate progressivamente più rigide. Le geometrie sospensive riducono sempre più i movimenti della cassa veicolo, in modo da avvantaggiare la stabilità della piattaforma aerodinamica e quindi la generazione del carico aerodinamico.

Questo tipo di tendenza, tuttavia, nel corso degli anni e in maniera inevitabile ha di riflesso trasformato il pilota in una sorta di sensore di vibrazioni umano, anche a discapito della sua integrità fisica. Questo raccontano i dati dati raccolti e analizzati. I coach, che seguono i piloti giorno per giorno e, in alcuni casi, vivono effettivamente con loro, hanno rilevato negli atleti che seguono degli attacchi acuti e imprevedibili di dolore lombare.

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Le forze che i piloti subiscono nel circuito americano del COTA

Segnalano pertanto un’incidenza molto preoccupante relativa alla percentuale di rischio verso danni ai dischi intervertebrali e dolori divenuti cronici alla regione lombare. Risulta quindi piuttosto chiaro come l’impatto a lungo termine della passata generazione di monoposto (durate dal 2022 al 2025), parliamo delle vetture ad effetto suolo, sulla salute dei piloti sia stata ampiamente sottovalutato dalla Federazione Internazionale e da tutto sistema F1.

La nuova era: rischi “invisibili” permangono

Con i nuovi regolamenti, il fenomeno del porpoising non è più un problema, ma il monitoraggio della salute dei piloti risulta ancora poco sviluppato. Nel corso degli anni, la Federazione Internazionale ha investito molto sulla sicurezza dei piloti, ma ci sono ancora dei pericoli “invisibili”. La sicurezza passiva, quindi gli incidenti, è altissima. Sebbene si assista a dinamiche molto pericolose, il pilota esce illeso. Tuttavia gli stessi coach raccomandano una maggior attenzione.

Questo perché gli effetti delle vibrazioni sulla colonna vertebrale restano comunque molto importanti e vanno sempre monitorati con estrema attenzione. Le vetture attuali che cui i piloti prenderanno il via nella nuova era normativa sono sì più “docili”, ma continuano ad essere ultra rigide. Per questo il problema non è affatto risolto. La colonna vertebrale riceve comunque degli impulsi pericolosi nel momento in cui il fondo tocca l’asfalto.

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L’inglese George Russell a bordo della Mercedes W17 durante i test in Bahrain

Per di più, senza paura di sbagliare, va ricordata una considerazione molto importante: per come è strutturata la Formula 1 in questo momento, si evidenzia una frustrante carenza inerenti di dati biometrici sui piloti raccolti durante la guida. La Federazione Internazionale potrebbe fare decisamente di più, arrivando a consentire l’utilizzo di sensori medici in tempo reale, in modo da far chiarezza su queste sorgenti di danni fisici che intaccano la salute dei piloti.

Autori: Niccolò Arnerich – @niccoloarnerichZander Arcari – @berrageiz 

Immagini e informazioni: British Journal of Sports Medicine