Incredibile. Eppure è avvenuto! Kimi Antonelli campione del mondo di F1 e sul tetto del mondo.
Il talento bolognese, a poche gare dalla fine del mondiale, diventa il più giovane neo campione del mondo di F1. Un italiano che scrive la storia 73 anni dopo il titolo di Ascari. Unico “neo”? Guida una Mercedes!
Alla fine abbiamo assistito alla storia. Tutti noi, italiani che amiamo il motorsport, abbiamo potuto assistere all’evento che sino a qualche anno fa sembrava impossibile, un’utopia: un pilota italiano che si laurea campione del mondo di F1… quante generazioni hanno atteso questo evento?
Andrea Kimi Antonelli. E che pilota!
Dal “gran rifiuto” Ferrari alla visione di Toto Wolff
Come ha raccontato Maurizio Arrivabene, il “gran rifiuto” fu il suo quando, da team principal del Cavallino Rampante, mise il suo “niet” all’arrivo dell’allora talentuoso pilotino undicenne alla Ferrari Driver Academy. Di lì a poco, Antonelli divenne un pilota del vivaio Mercedes. E il resto è storia.
Sulla Gazzetta dello Sport, abbiamo letto un catenaccio che molti giornalisti e lettori stranieri hanno visto come la linea editoriale del giornale (nell’era dell’IA è facile leggere e comprendere dignitosamente le altre lingue anche da una foto), mentre invece era il “Rompipallone” di Gene Gnocchi, rubrica satirica. Riportava però una grande verità.
E si sa, spesso i comici — ammesso che Gnocchi sia un comico (forse lo era un tempo) — dicono la verità, come a suo tempo i giullari. Forse pochi lo sanno, ma il giullare di corte aveva sì il compito di intrattenere la nobiltà, ma svolgeva soprattutto una fondamentale funzione politica: dire la verità al sovrano attraverso la satira e l’ironia.
Ecco la frase “incriminata”:
«Kimi Antonelli è campione del mondo di Formula 1. Grazie al suo talento, alla sua auto, e per non aver corso con la Ferrari.»
Credo non ci sia molto da aggiungere, vero!?

La più grande fortuna di Kimi è stata avere un mentore come Toto Wolff, che ne ha capito le potenzialità in pista, ha investito totalmente su di lui, lo ha fatto maturare, lo ha anche protetto dagli eccessi che possono capitare a chi è in vetta, e poi ha raccolto i frutti del talento bolognese.
Dio sa quante volte, nei miei sogni mostruosamente proibiti, ho immaginato Totone che guida la Ferrari. Non accadrà mai e anzi Totone per noi ferraristi è l’“arcinemico” per eccellenza.
Ma torniamo a lui. Kimi!
Ci sarebbe molto da dire sull’Antonelli giovane pilota che mette in riga tutti, sulla sua semplicità, sulla sua empatia, sulla sua capacità di non montarsi troppo la testa. Ma lo hanno scritto altri, e non mi dilungherò su questo.
Resta un fatto: è una bellissima persona. Non solo un grande pilota. E sono ragionestrabilmente sicuro che non si “guasterà”.
Ferrari vs Ferrari: corto circuito a Maranello

E… ahimè, parlando di guasti… veniamo alle nostre arterie, rosse di passione e di ferrarite.
Non era nemmeno quotato a Londra che in Ferrari, primo e terzo al via, ci sarebbe stato il patatrac. Lo avevo scritto diverse ore prima. Perché noi tifosi della Rossa conosciamo i nostri cavallini, che spesso somigliano ad asinelli che si scalciano fra di loro, mentre altri cavalli di razza ne approfittano e ringraziano.
Chiedere, a questo giro, a Max Verstappen.
Sulla rete, tra l’altro, gira una foto fasulla in cui si vede il team Red Bull festeggiare, con l’apposito cartello da muretto, la scritta “Grazie Charles”. Falso, ma dannatamente vero nella sostanza.
Per citare Dante, a me viene in mente la sempre attuale invettiva che lo stesso Sommo Poeta, nel Purgatorio, dedica all’Italia. Togliete Italia, mettete Ferrari, e nulla cambia:
«Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!» (Purgatorio, canto VI, vv. 76-78)
Manca il nocchiero, il timoniere. Vasseur non abbiamo ancora capito cosa ci faccia in Ferrari. Riorganizzatore? Forse. Leader? Non credo.
E ciò che manca alla Ferrari è un Totone. O un Horner. O, e sono serio, anche un Arrivabene. Dite che sto “pazziando”?

Le Pagelle del Gran Premio
- Verstappen: 9 (Secondo!) — È secondo nel mondiale, con ben tre vittorie all’attivo. Dopo Antonelli, seppur a debita distanza, raggiunge Russell. Nell’ultimo tratto di mondiale ha il rendimento maggiore di tutti: in sei gare ha infatti totalizzato 126 punti, contro i 108 del neo campione del mondo.
- Hamilton: 9- — Fa un fine settimana strepitoso e sembra aver ritrovato lo smalto dei tempi migliori. Quel “meno” è legato al fatto che qualche errore lo ha commesso anche lui in quelle fatidiche 4 curve. Ripartenza al secondo via eccezionale.
- Antonelli: Apoteosi — Non c’è molto altro da aggiungere (vedi sopra).
- Toto Wolff: Boss — È anche, se non soprattutto, una sua vittoria. Sia dal punto di vista sportivo (Antonelli), sia dal punto di vista politico (quasi mai la FIA gli dà contro). Numero UNO in mezzo a numeri fratti sotto l’uno…
- Leclerc: No comment… — Legioni di fan scatenati e scatenate cercano il mio scalpo. Eppure Charles è uno dei miei piloti preferiti. Ma una corbelleria sesquipedale è e resta una corbelleria sesquipedale. E nessuno è perfetto.
- Vasseur: Sottozero — Non fa le monoposto, non progetta i motori, non sceglie lui i tecnici (dicono). Non ha la libertà che ha Toto o aveva Horner in seno alla squadra, dicono i difensori ad oltranza del transalpino incapace di parlare tricolore. Ma se non interviene neanche nella diatriba fra i suoi piloti, mi chiedo e vi chiedo: a cosa serve? Avanti un altro…
- Piastri e Russell: Recharge — Credo che entrambi non vedano l’ora che questo mondiale finisca. Hanno certamente bisogno di ricaricare le batterie e provare a fare qualcosa di meglio l’anno prossimo.
- Ocon: “Chiedete al boss” — A me piace ricordarlo con quelle parole, pronunciate candidamente. Vi do un indizio: Monaco 2018. E il boss non era il suo Team Principal, ma quello Mercedes… Già da allora potevi capire che di sale in zucca… insomma…

Dite che sono stato troppo cattivo?
Mariano Froldi