Nella F1 2026, sono bastate poche giornate di test per modificare le prospettive future di molti piloti. Il nuovo quadro normativo rappresentava una grande incognita riguardo le reali performance delle monoposto. Il lavoro svolto dai team tra Spagna e Bahrain non ha ancora definito gerarchie precise. Tra strategie di pretattica e programmi di lavoro differenziati, il valore autentico dei progetti tecnici emergerà solo in Australia, nel weekend inaugurale della stagione.
F1 2026, il ritardo Honda e il perfezionismo di Newey
La certezza attuale è che i top team — Mercedes, McLaren, Ferrari e Red Bull — abbiano conservato un margine sensibile rispetto alla concorrenza. Nell’immaginario collettivo, allo stesso tavolo di eccellenza doveva sedersi pure l’Aston Martin, forte dei faraonici investimenti di Lawrence Stroll e dell’ingaggio di Adrian Newey. È inutile negarlo: il team di Silverstone attendeva questa stagione con un’aspettativa simile a quella del 2023.

Anno in cui la “Verdona” si impose come seconda forza in pista nella prima parte dell’anno, permettendo a Fernando Alonso di frequentare stabilmente il podio. Tuttavia, le prove su pista della scorsa settimana hanno evidenziato criticità profonde per la scuderia inglese. Il sodalizio in esclusiva con Honda è iniziato nel peggiore dei modi, con l’unità di potenza nipponica in grave ritardo rispetto ai competitor, che soffre problemi di risonanza che deteriorano le batterie della AMR26.
Durante le prove della F1 2026 non è stato possibile testare la massima performance per i guai di affidabilità che hanno impedito altro rispetto a quello che abbiamo visto. A questo si somma la tipica complessità dei progetti di Newey, un tecnico che si è spinto al limite nell’interpretazione delle norme. Nella sua parabola professionale, il “genio” è stato storicamente bilanciato dal pragmatismo di figure come Patrick Head in Williams, Ron Dennis in McLaren e, infine, Christian Horner in Red Bull.
F1 2026, la competitività di Aston Martin non la rende attrattiva per Leclerc e Verstappen
La disciplina dell’ADUO (Additional Development and Upgrade Opportunities) potrebbe rimettere in carreggiata il costruttore nipponico, evitando un tragico déjà vu della stagione 2015. La FIA valuterà infatti le prestazioni dei motori ogni sei Gran Premi (dopo le gare 6, 12 e 18). Se un propulsore manifesterà una potenza inferiore del 2-4% rispetto al benchmark, riceverà dei bonus di sviluppo; se il divario dovesse superare la soglia del 4%, il costruttore godrà di ulteriori agevolazioni.
È plausibile, pertanto, che la AMR26 possa crescere in modo esponenziale nella seconda metà della stagione di F1 2026. Dinanzi a questo scenario incerto, il mercato piloti potrebbe tuttavia cristallizzarsi. Non è un mistero che diversi top driver, tra cui Max Verstappen e Charles Leclerc, guardassero a Silverstone come a un approdo ideale. L’olandese non possedeva certezze assolute sulla solidità del primo propulsore realizzato a Milton Keynes.

Mentre per il monegasco, la passata stagione è stata debilitante sotto il profilo motivazionale. Con i sedili blindati tra Mercedes e McLaren, nel breve periodo non sembrano esistere alternative vincenti ai quattro top team storici. È un dato di fatto che i colloqui tra piloti e scuderie entrino nel vivo con l’inizio della stagione europea; appare dunque improbabile che Aston Martin possa offrire garanzie solide già in primavera, nonostante la presenza del miglior progettista in circolazione.
Per assistere a un effetto domino sul mercato, dovremmo probabilmente attendere la prossima stagione, a meno che uno dei quattro top team non decida di stravolgere la propria line-up. In tal senso, gli osservati speciali restano Oscar Piastri e Lewis Hamilton, chiamati a riscattare — con le dovute proporzioni — un 2025 decisamente al di sotto delle aspettative. Specie Lewis, con il quale la Ferrari ha realizzato un piano per tornare nel giro che conta.
Autore: Roberto Cecere – @robertofunoat
Immagini: Scuderia Ferrari – Aston Martin