La FIA ha concepito le normative della F1 2026 con l’intento di offrire ai team la capacità di ottimizzare la gestione dell’energia recuperata dal moto generatore MGU-K. Questo sistema somma due modalità, “burn for charge” e “ramp down“, che, assieme al regolamento, si sono rivelate inefficaci: l’obiettivo primario di sostenere l’erogazione e scongiurare drastici cali di potenza non esiste.
La verità della FIA differisce da quello che mostra la pista
Sfruttando l’energia accumulata nei pacchi batteria sui rettilinei, la spinta garantita dal motogeneratore cinetico si esaurisce nel giro di pochi secondi. È lo scenario che tutte le scuderie avevano ampiamente paventato e che, puntualmente, si è manifestato sin dalle primissime prove libere stagionali: un “super clipping cronico” che genera un taglio della potenza elettrica fortemente penalizzante.
Un contesto che la Formula 1 non poteva minimamente permettersi. In tempi non sospetti, Verstappen aveva inquadrato la criticità in modo perentorio: “Essere lanciati in pieno rettilineo a Monza e dover alzare il piede dall’acceleratore a 400 o 500 metri dalla staccata non credo sia affatto la direzione giusta“. Max si riferiva proprio al brutale taglio di energia imposto dalle regole 2026.

Venendo meno il supporto ibrido, l’affidarsi al solo propulsore endotermico ha di fatto spiazzato gli appassionati, costretti fin dalle libere in Australia a uno spettacolo tecnicamente deludente. Da quest’anno, il ruolo degli ingegneri addetti al software è diventato talmente cruciale che ogni team ha piazzato al muretto una figura dedicata esclusivamente alla gestione e al recupero dell’energia.
La Federazione Internazionale aveva pertanto studiato due contromisure specifiche: una per mitigare il super clipping e l’altra per rendere meno brusco il differenziale di velocità nel momento in cui la batteria si scarica. Tuttavia, arrivati a metà aprile e con tre Gran Premi già in archivio, è ormai evidente che entrambe le soluzioni si siano rivelate del tutto inefficaci.
F1 2026: i rimedi inutili per nascondere i difetti normativi
Il nuovo quadro normativo impone che l’apporto elettrico inizi a calare in modo graduale superata la soglia dei 290 km/h. La funzione di “ramp down” era stata concepita esattamente per addolcire questo taglio ed evitare potenziali pericoli per la sicurezza. Eppure, analizzando la dinamica dell’incidente tra Bearman e Colapinto nel weekend del Giappone, emerge chiaramente l’assoluta ininfluenza di questo correttivo.
Proprio per questo motivo, la FIA è stata costretta a un dietrofront, convocando vertici d’emergenza per ricalibrare l’erogazione energetica e ripristinare standard di sicurezza adeguati per l’intera griglia. Sebbene le power unit avrebbero dovuto garantire una maggiore efficienza in staccata, le fasi di rigenerazione si stanno dimostrando insufficienti. Da qui l’intuizione della modalità “burn for charge“: sfruttare la maggiore spinta dell’endotermico per recuperare energia anche in curva.

Una dinamica che, inevitabilmente, comporta un maggiore consumo di carburante, obbligando le squadre a ricercare complessi compromessi nel bilanciamento. L’efficacia del sistema doveva esaltare la bravura dei motoristi; tuttavia, nonostante gli sforzi dei tecnici per ottimizzare i software di ricarica, anche in questo ambito i risultati si sono rivelati decisamente al di sotto delle aspettative.
F1 2026: il palese fallimento delle strategie propulsive
L’organo legislativo si mostra impermeabile alle critiche, difendendo le norme della F1 2026 e sminuendo il quadro catastrofico tracciato dall’esterno. La realtà dei fatti, però, racconta una storia diversa. Lo fa soprattutto perché i malumori più forti non provengono da giornalisti o tifosi, bensì dai piloti stessi. Le strategie “ramp down” e “burn for charge” hanno semplicemente mancato il bersaglio.

La conferma definitiva giunge dalla recente direttiva dell’organo di governo: ridurre di una buona percentuale l’uso massimo dell’energia elettrica per tentare di riequilibrare le fasi di harvesting e deployment. È la tacita ammissione che il regolamento studiato per la classe regina, unito ai correttivi successivi, ha delineato uno scenario utopico, sideralmente distante dalla Formula 1 progettata sulla carta.
Autore : Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Scuderia Ferrari – FIA