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Ferrari F1, il piano Shell sul carburante: massima densità per imbarcare meno peso

La Formula 1 si prepara a sbloccare lo sviluppo dei biocarburanti 2026, innescando una guerra tecnologica senza precedenti tra colossi come Shell che spinge parecchio con la Ferrari. Con l’addio al limite di portata massima in favore di un tetto energetico inedito, le strategie di gara subiranno una rivoluzione. Il gigante anglo-olandese è al lavoro per imprimere un deciso cambio di passo alla Rossa.

Ferrari, corsa allo sviluppo con Shell

Il congelamento normativo che ingabbiava le benzine è ormai un ricordo del passato. Con il nuovo ciclo tecnico, i fornitori assaporano la libertà di aggiornare le miscele anno dopo anno: un intruglio chimico che rispetti i paletti draconiani della FIA e calzi a pennello sulle architetture dei nuovi propulsori. Luc Jolly, figura chiave per i fluidi motorsport di BP, rivela come il lavoro per Audi sia frenetico.

Mentre le specifiche per il 2026 sono ormai definite per garantire affidabilità e picchi di rendimento, nei laboratori si testano già gli step evolutivi per il 2027. La sfida è reperire i componenti, un lusso non scontato rispetto all’abbondanza dell’era fossile. Questo ha spinto BP a creare oltre 400 formule pilota, testandone più di 200 direttamente sui banchi prova dei motori Audi R26.

F1 Ferrari Shell
Valeria Loreti, responsabile scientifica per il Motorsport di Shell

Sulla stessa lunghezza d’onda viaggia Shell. Valeria Loreti, intervistata da Racecar Engineering, sottolinea che il lavoro con la Ferrari sia inarrestabile dalla delibera del carburante E10. Con un margine di manovra di 4 anni, gli ingegneri sognano in grande verso territori inesplorati ad alto rischio ma dal potenziale immenso. Avere il tempo di strutturare piani A, B e C è un privilegio che Shell sfrutta fino all’ultima goccia.

Shell: il lavoro sulla densità delle benzine

A vigilare su questa escalation tecnologica ci sarà un hardware completamente rivisto. I vecchi doppi sensori anti-truffa affogati nel serbatoio lasciano il posto a un singolo, sofisticatissimo dispositivo firmato Allengra, capace di vantare una tolleranza d’errore infinitesimale del +/- 0,5%. Un livello di precisione che Nikolas Tombazis giustifica con la matematica nuda e cruda.

Su unità motrici da circa 400 kW, un banale errore di lettura dell’1% regala o toglie 4 kW. Tradotto in pista? Ballano tra i cinque e gli otto centesimi di secondo al giro. Un’enormità. Questa libertà chimica stravolgerà anche l’approccio tattico. Loreti spiega come i chimici stiano fornendo nuovi “giocattoli” agli strateghi Ferrari: un fluido ad altissima densità energetica per imbarcare meno litri, alleggerendo la monoposto.

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La responsabile scientifica di Shell nel motorsport Valeria Loreti

Al contrario, miscele meno dense autorizzano flussi più abbondanti, ma costringono a partire con un serbatoio zavorrato. Eppure, Jolly di BP frena gli entusiasmi sul fronte del peso: se una molecola garantisce una combustione nettamente superiore, i benefici sprigionati in camera di scoppio polverizzeranno qualsiasi svantaggio legato ai chili in eccesso.

Il cambio di paradigma: dalla massa all’energia pura

Tutto questo fermento nasce da una drastica riscrittura delle regole d’ingaggio: cambia radicalmente il modo in cui il carburante viaggia verso la camera di combustione. Archiviato il decennio (2014-2025) dominato dalla soglia dei 100 kg/h di portata massima – vero e proprio tappo prestazionale dei V6 turbo ibridi – la F1 cambia unità di misura. Il nuovo parametro sovrano diventa l’energia.

Per forzare la mano sull’innovazione, la FIA ha fissato un limite di flusso energetico di 3000 MJ/h, che di fatto taglia le prestazioni di circa il 20% rispetto al vecchio limite di massa. Poiché ogni elemento sintetico possiede una propria densità energetica, la sfida è trovare la combinazione perfetta tra sostenibilità e spinta. Tombazis chiarisce il meccanismo specificando le cose.

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Il direttore delle monoposto FIA Nikolas Tombazis

Il tetto dei 3000 MJ/h è invalicabile, ma i kg/h pompati nel motore diventeranno un valore variabile. Se un team utilizzerà una benzina estremamente densa, il flusso di massa consentito calerà automaticamente. I team potranno spingere le power unit a regimi estremi, ma per non sforare il limite energetico dovranno scendere a compromessi con la chimica. In questo Ferrari con Shell sta studiando il futuro con anticipo.

Autore:  Zander Arcari – @berrageiz  

Immagini: Shell – Scuderia Ferrari