L’arrivo di Newey al timone del progetto F1 di Aston Martin doveva sancire un salto di qualità decisivo con la AMR26. La realtà è però ben diversa: la monoposto risulta attualmente la più lenta del lotto, con tempi spesso paragonabili addirittura alla Formula 2. Mentre le altre scuderie aggiornano costantemente le proprie vetture, la squadra di Silverstone è rimasta ferma ai blocchi di partenza. La priorità assoluta è ora risolvere i problemi strutturali prima di poter cercare un reale incremento delle prestazioni.
Aston Martin: la diagnosi di Fernando Alonso
I test in Bahrain avevano già evidenziato una prospettiva allarmante, suggerendo che la crisi sarebbe durata per gran parte della stagione. Si stima che questa situazione di scarsa competitività possa protrarsi per almeno i primi dieci o dodici GP dell’anno. Il team punta ora alla pausa estiva come termine ultimo per introdurre una monoposto profondamente rivista e finalmente degna di questo nome.

Si tratta di un comportamento intermittente e anomalo del sistema, avvertibile sia in fase di scalata che in accelerazione. Questa incertezza priva i piloti del necessario controllo della vettura, rendendo la guida estremamente complicata. Il cambio ha assunto un’importanza fondamentale quest’anno, essendo uno degli elementi chiave per sfruttare correttamente il sistema di super-clipping.
Per la prima volta, l’Aston Martin utilizza una trasmissione progettata internamente a seguito del passaggio alla motorizzazione Honda. Non potendo più fare affidamento sulla fornitura della Mercedes, il team di Silverstone ha dovuto affrontare le sfide di una progettazione autonoma e, a quanto pare, tutto non è andato secondo i piani attesi dalla scuderia britannica.

L’instabilità del cambio rappresenta un problema persino maggiore rispetto alla carenza di potenza del motore. Inizialmente, le forti vibrazioni generate dall’unità motrice avevano parzialmente mascherato questi difetti di trasmissione e altri limiti del telaio. Ora che queste vibrazioni pare siano state mitigate, il team può finalmente concentrarsi sul miglioramento dell’erogazione della potenza.
La partnership con Honda, un binomio da mani nei capelli
La scarsa velocità dell’AMR26 funge paradossalmente da velo per i potenziali difetti strutturali del telaio. Quando una vettura viaggia con un ritardo di tre o quattro secondi dai primi, molte lacune aerodinamiche non emergono chiaramente. Solo aumentando la potenza del motore e la velocità di percorrenza i limiti reali del progetto diventeranno pienamente visibili
E sarà proprio in quel momento che gli ingegneri di Silverstone dovranno dimostrare di saper correggere la direzione tecnica intrapresa. Sia l‘Aston Martin che la Honda sembrano aver accettato l’idea che non arriveranno soluzioni risolutive prima della sosta estiva. Di conseguenza, la prima parte del campionato si sta trasformando in una sessione di test prolungata in condizioni di gara reali.

Il due volte campione del mondo spagnolo sta spingendo parecchio in fabbrica, sollecitando la squadra ogni settimana a intervenire in più presto possibile, specialmente in vista di circuiti come quello di Montreal, ricchi di frenate brusche. In Canada, qualsiasi esitazione del cambio potrebbe portare a un impatto contro i muretti, dato l’elevato rischio del tracciato.
L’obiettivo è quello di presentarsi a fine agosto con una vettura radicalmente diversa e capace di lottare per posizioni migliori. Fino ad allora, il team dovrà raccogliere dati e cercare di comprendere l’interazione tra il nuovo motore e la trasmissione. La pazienza di Alonso sarà messa nuovamente a dura prova mentre attende che il lavoro di Newey e dei tecnici produca i suoi frutti.
Autore: Andrea Bovone
Foto: Aston Martin F1 Team