Quanto si possono nascondere i difetti di una F1? GP Baku: Ferrari sta capendo sulla propria pelle che non è possibile, specie se il compromesso richiesto da alcune piste è troppo limitante. E parliamo proprio di Baku, dove i lunghi rettilinei creano non pochi problemi nella gestione della parte ibrida. A questo si somma le doti in percorrenza, tratto distintivo della SF-26 in cui la vettura non primeggia più. Oggi serve uno step.
Ferrari: approccio lento per capire i cambi di setup
Per il primo stint si parte con le gomme Soft. La terza sessione di prove libere serve proprio a questo: studiare il comportamento della vettura in configurazione qualifica. Come ieri, c’è il problema all’asse anteriore, tanto che serve un giro in più per portare in temperatura le gomme. Per questo viene pure inserita la mode warmup per facilitare il compito.
I primi giri sono piuttosto complicati proprio per la mancanza di aderenza. C’è inoltre molto vento di coda che disturba l’aerodinamica della vettura. Si nota infatti come i ferraristi girino molto lontani dal limite, non avvicinandosi ai muretti. Lo stint procede con diversi giri lanciati, per alzare pian piano la confidenza con il mezzo meccanico. Nelle tornate seguenti le Rosse iniziano a fare sul serio.

Le traiettorie sono più aggressive, anche grazie alla pista che, gommandosi, offre un livello di grip superiore. Ci sono diversi suggerimenti via radio per capire come amministrare al meglio la rotazione delle SF-26, tramite i manettini dietro al volante con le mappature pre-impostate. Con otto passaggi sulle spalle, vediamo ancora i ferraristi scaldare l’asse anteriore: lo fanno realizzando degli zig zag per alzare la temperatura che tende ad abbassarsi uscendo dai parametri target.
SF-26: cambia approccio con l’ibrido nelle FP3
Con otto passaggi sulle spalle, vediamo ancora i ferraristi scaldare l’asse anteriore: lo fanno realizzando degli zig zag per alzare la temperatura che tende ad abbassarsi uscendo dai parametri target. Ma un fatto molto importante riguarda un lieve cambio di approccio nell’utilizzo dell’energia rispetto a ieri. Fattore che si nota perfettamente osservando la telemetria.

Sebbene Ferrari paghi ancora dazio nel tratto compreso tra le curve 3 e 12, riesce a bilanciare lo svantaggio sfruttando la prima e l’ultima parte del tracciato. Il team italiano sta spalmando la fase di deployment in un modo diverso, ricavandone anche qualche piccolo vantaggio. Va ricordato, tuttavia, che spostare i limiti dove pesano meno può aiutare, ma senza dubbio non risolve del tutto il problema
Va poi detto che il Cavallino Rampante ha apportato qualche ritocco al setup che pare proprio stia funzionando: lo si nota grazie alle fasi di ingresso molto più competitive. Resta da capire se tutti questi compromessi pagheranno. Lewis Hamilton è riuscito a piazzare un buon cronometro, a poco più di un decimo da Russell e Verstappen. Più attardato Leclerc che però ha commesso degli errori.
Il passo avanti della SF-26 è reale: basterà?
Non è affatto semplice capire il reale rendimento della Rossa, anche perché, osservando gli onboard dei diretti avversari, pare che l’uso della potenza fosse minore rispetto al giovedì. Dobbiamo pertanto aspettare la qualifica per farci un’idea più chiara del vantaggio che Mercedes, McLaren e Red Bull possono avere lato power unit. Questo è un dato di fatto.

La Rossa ha però realizzato un passo in avanti, sia sulla messa a punto che sull’uso dell’energia ibrida. Ha fatto quello che doveva, insomma, pur consapevole che la pista dell’Azerbaijan non sembra essere un tracciato che favorisca i tratti distintivi della Rossa. C’è ancora un po’ di tempo per studiare i dati e ottimizzare quanto possibile l’auto.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Scuderia Ferrari – F1TV