F1, GP Monza: Ferrari ha una coperta troppo corta per l’efficienza aerodinamica. Il motore non aiuta, ed ecco che la somma di questi due problemiΒ faΒ emergere un terzo grattacapo: perΒ coprirneΒ i limiti ne nasce un altro. Un weekend complicato, che finisce male per il ritiro di LeclercΒ eΒ una strategia che poteva essere piΓΉ aggressiva nella seconda parte della corsa.
L’azzardo al via: una scommessa persa in partenzaΒ
Allo spegnimento dei semafori, la Ferrari sceglie di sdoppiare la strategia rispetto al grosso del gruppo. Lo fa con l’azzardo della mescola Soft su entrambe le SF-26. Una mossa in netta controtendenza rispetto a George Russell e alle McLaren, orientati su un piano molto piΓΉ conservativo: partenza su Media e transizione su Hard fino alla bandiera a scacchi.
La chiamata sulla Soft era tecnicamente estrema. Con l’asfalto rovente a 57Β°C, il rischio concreto era quello di replicare il disastro tattico di Budapest, invertendo l’ordine dei compound rispetto alla naturale evoluzione termica della pista. In piΓΉ, decidere di non differenziare le strategie tra i due piloti ha alzato il coefficiente di rischio a livelli critici (scelta, peraltro, condivisa anche dalla Red Bull con Verstappen).

Alla fine, complici le frizioni in pista tra i due ferraristi e l‘incidente alla Parabolica di Leclerc, la scommessa sulla Soft non ha pagato i dividendi sperati. La bandiera rossa ha rappresentato un vero e proprio salvagente, sul tema gomme, per Lewis, azzerando di fatto le strategie e permettendo al muretto italiano di focalizzarsi sulla tenuta in gara.
Se la gomma rossa avesse funzionato a dovere, il sette volte campione del mondo di Formula 1 avrebbe tratto un vantaggio immenso dall’interruzione causata dal compagno; per fortuna, la pausa ha permesso alla team di Maranello di raddrizzare il tiro, montando la Media a Lewis per specchiare le mosse delle McLaren, i veri target di giornata.
Il rebus VSC: Hamilton doveva rientrare?Β
L’ipotesi di passare alle due soste andava seriamente presa in considerazione. Al giro 30, con la Virtual Safety Car in pista, il muretto Ferrari opta per la track position, lasciando Hamilton fuori. In quei minuti concitati il dialogo radio Γ¨ rovente: Lewis, con le medie in regime di bandiera rossa, lamenta un’assenza totale di passo e un ritmo troppo inconsistente.
Il problema cronico Γ¨ un sottosterzo fastidioso, che lo costringe a continui interventi sui manettini per cercare di domare l’anteriore. Nonostante i feedback negativi, il box decide di farlo arrivare fino in fondo con quel set. A conti fatti, e ascoltando le sensazioni del sette volte iridato, fermarlo per un cambio gomme sarebbe stata la scelta piΓΉ logica. L’allocazione iniziale parlava chiaro, d’altronde.

Hamilton aveva a disposizione un set nuovo per mescola e tre Soft rodate. Avendo giΓ smarcato la Medium e la Soft fresche, restava in cassaforte solo la Hard intonsa. Al netto del passo inarrivabile di Antonelli, Γ¨ esattamente il piano eseguito da Max Verstappen: rientro sotto VSC, Hard nuova e spinta fino al traguardo.
La Ferrari avrebbe dovuto montare la gomma bianca a Lewis, ma c’era uno scoglio tattico enorme: il pit-stop si sarebbe tradotto in una perdita di 5 posizioni, virtualmente impossibili da recuperare nei 27 giri restanti? ChissΓ . E il motivo alla base della rinuncia? La SF-26 era drammaticamente vulnerabile nei sorpassi e totalmente inefficace in fase di difesa.
Ferrari, Il deficit energetico della SF-26
Storicamente, la monoposto di Maranello trova il suo picco prestazionale sul passo gara, ma a Monza l’equazione si Γ¨ ribaltata. Il peso specifico della velocitΓ di punta ha dettato la legge per mantenere la posizione in pista, e questo Γ¨ stato il tallone d’Achille odierno. Senza top speed, si corre senza l’arma principale, anche se il cronometro sul giro secco restituisce feedback positivi.
“Fatichiamo in rettilineo, anche se il passo era buono. Non riuscivamo a superare quando ne avevamo la possibilitΓ “, ha ammesso senza filtri Vasseur a fine gara. Il problema tecnico Γ¨ tanto semplice quanto letale: per chiudere un sorpasso e compensare le carenze velocistiche, i piloti devono attingere a un surplus di energia elettrica, presentandosi poi “scarichi” nei successivi tratti di percorrenza.
Γ un bilanciamento energetico sfavorevole che ha reso Leclerc e Hamilton facili prede dei competitor in diversi frangenti. A mancare non era l’affidabilitΓ , ma l’efficienza. Per restare agganciati ai tempi dei rivali, i ferraristi erano costretti a forzare in curva; questo extra-push, combinato a un bilanciamento sovrasterzante della monoposto, ha mandato in crisi le mescole.

“Conosciamo i numeri e sappiamo che a Monza cβΓ¨ una sensibilitΓ enorme alle velocitΓ di punta“, ha chiosato il Team Principal. Nel paddock si consolida l’opinione che la Ferrari sia fuori dai giochi iridati, considerando che l’aggiornamento ADUO2 non ha restituito i dati sperati dalla tifoseria. Va detto che Vasseur aveva preannunciato come il secondo step sull’endotermico non avrebbe piallato il divario.
Lo scopo era quello di allargare la finestra operativa e di setup della vettura. Un obiettivo centrato al sabato, molto meno alla domenica. La cruda realtΓ Γ¨ che la traduzione degli update in pura performance sul giro continua a zoppicare pesantemente rispetto alla concorrenza. Va pure detto che Monza era lo scenario peggiore per la Rossa. Atteniamo Madrid con ansia.
Autori: Zander Arcari β @berrageiz β NiccolΓ³ Arnerich β @niccoloarnerich
Immagini: Scuderia Ferrari