Verstappen Red Bull F1 2026

F1 2026, il ritorno del pilota-ingegnere: gestire l’ibrido la vera discriminante

l pilota al centro del progetto nella F1 2026: era questo uno dei primi voleri della Federazione Internazionale. Considerando la gestione dell’energia ibrida generata dal moto generatore MGU-K e la sua intrinseca importanza, è piuttosto chiaro quanto l’apporto umano sarà decisivo su due fronti: la guida e la capacità di restituire i giusti feedback agli ingegneri per ottimizzare il rendimento dell’auto. Una sfida davvero complicata che può muovere gli equilibri.

F1 2026: la FIA monitora i sorpassi, ma l’energia ibrida sarà più importante

Si parla poco del tema sorpassi. Un qualcosa che nella F1 2026 potrebbe radicalmente cambiare. Anzitutto va detto che la Federazione Internazionale, a seconda di come andranno le cose in pista, si è riservata il diritto di “pigiare il bottone magico” e cambiare le carte in tavola. Sì, non è ancora noto in che modo, ma lo stesso Tombazis racconta che la FIA può gestire, tramite vari parametri, la difficoltà dei sorpassi se il numero non sarà soddisfacente.

Un qualcosa che spaventa un po’, in quanto uno scenario, per quanto ben studiato, se porta con sé un fulcro artificiale non è mai cosa buona. Eppure l’ipotesi è reale. Il tutto si annida nello stravolgimento normativo inerente alle nuove power unit. C’è troppa potenza da recuperare: ben 475 cavalli, che non sono affatto pochi, considerando che parliamo della metà della potenza totale. Il tutto viene gestito tramite il solo MGU-K, visto che il moto generato legato all’entalpia dei gas di scarico è stato bandito.

Norris McLaren F1 2026
Lando Norris a bordo della McLaren MCL39 nei test del Bahrain

Nei pre-season test in Bahrain abbiamo compreso da subito quanto sia complicato amministrare questo tipo di situazione. Da un lato le fasi di staccata hanno fatto soffrire, e non poco, tutti i piloti, specie nella prima giornata di test in Bahrain. Questo perché il freno meccanico lavora meno, dovendo per forza di cose lasciare tanto spazio a quello motore, che consente poi di trasferire l’energia recuperata e stoccata nei pacchi batteria all’albero motore.

Oltre al discorso legato all’efficacia della parte ibrida delle nuove power unit (un impianto più efficiente garantirà a priori una base di energia utilizzabile superiore), all’interno di tale equazione entra in gioco la capacità di ingegneri e piloti. I tecnici dovranno essere bravi nel trovare il corretto settaggio dell’energia per ogni layout. Ma la vera sfida, quella che potrà fare tanta differenza, sarà legata alla capacità dei piloti di comprendere e mettere in atto le giuste modalità.

F1 2026, il difficile compito del pilota: feedback e gestione dell’energia decisivi

Le auto 2026 sono più lente in curva e corrono tremendamente più forte sulle rette. Questo significa che la resistenza all’avanzamento sarà un parametro cruciale, gestito con l’aerodinamica attiva. Ecco perché Ferrari ha studiato il sistema dell’ala ribaltabile, in grado di aumentare il rendimento aerodinamico dell’auto italiana. Ma nelle fasi di cornering cosa succederà? Anzitutto, avendo meno carico, i valori della percorrenza saranno più bassi rispetto alla scorsa annata.

Questo significa che ogni monoposto passerà più tempo in curva. Tale concetto, sommato all’intelligenza dei piloti nel gestire l’energia recuperata dall’MGU-K nelle fasi calde della gara, risulterà cruciale in merito alla mera prestazione della vettura. Inizialmente si pensava che, nella F1 2026, il contributo del pilota fosse meno importante, sebbene Tombazis fosse stato perentorio sotto questo profilo, asserendo che al centro del progetto c’era assolutamente il pilota.

F1 2026 Russell Mercedes
George Russell a bordo della Mercedes W17 nella pitlane del Bahrain

Ebbene, osservando da bordo pista tutte le monoposto nella seconda settimana dei test nella pista di Sakhir, si è visto chiaramente come i vari team abbiano realizzato dei passi avanti nell’amministrare l’energia piuttosto concreti. Parliamo di una curva di apprendimento ancora in buona parte sconosciuta, in quanto solo dopo qualche Gran Premio si avranno dati concreti per costruire il giro, sia di qualifica sia in gara, nella maniera più conveniente possibile.

Una sfida molto ardua, dove di fatto il pilota sarà esecutore unico e, di riflesso, custode della potenziale competitività. Questo pensando che nel mentre la concentrazione dovrà essere massima sulla guida. Ecco perché le abilità dei piloti faranno tanta differenza, più di quanto non facessero nella passata era regolamentare, sia dal punto di vista della mera azione in pista sia nella bontà dei feedback verso gli ingegneri per trovare la configurazione migliore e sfruttare al massimo la monoposto.

Autore: Zander Arcari – @berrageiz  

Immagini: Mercedes – McLaren – Red Bull