Red Bull mette le ali? La RB22 Γ¨ la vettura da battere nella F1 2026, pure considerando che ha un certo Max Verstappen al volante? Sono un poβ questi i quesiti che negli ultimi giorni circolano nelle menti degli appassionati. La scuderia di Milton Keynes ha fatto vedere qualcosa e nascosto molto altro. Ci abbiamo lavorato su dalla fine dei test di Sakhir e, dopo un importante studio sulle informazioni raccolte, possiamo trarre alcune conclusioni piΓΉ ficcanti. Vediamo come e perchΓ©.
Red Bull RB22 sotto traccia: il lavoro per non svelare il vero potenziale della RB22
Nelle ultime ore abbiamo analizzato in estremo dettaglio lβenorme mole di informazioni raccolte nella seconda tre giorni di prove in Bahrain. Nel farlo, abbiamo realizzato un sistema cercando di costruire una sintesi accurata di quanto visto.
I vari team hanno seguito programmi differenti che solo a tratti hanno coinciso. Per questa ragione non Γ¨ affatto semplice incrociare le informazioni e tutto tende ad apparire molto confuso. Serviva tempo per leggere tra le righe.
A complicare ulteriormente la situazione cβΓ¨ un fatto: le scuderie hanno cercato di nascondersi. Per avere unβindicazione macroscopica dei livelli di grip longitudinali e trasversali, abbiamo messo a confronto in un grafico scatter le accelerazioni, per evidenziare la capacitΓ delle auto in frenata, in accelerazione e in curva.
I βcerchiβ che si osservano nel grafico sono ottenuti interpolando le migliori performance della vettura, tenendo conto anche di possibili errori nel sistema di acquisizione dei dati.

Il primo grafico prende in esame il giro migliore dei quattro top team durante lβultimo giorno di test. Se guardiamo le doti in curva delle vetture, vediamo chiaramente come Ferrari domini, seguita dalla Mercedes. McLaren e Red Bull appaiono invece abbastanza in ritardo, segnalando apparentemente una carenza di grip trasversale alle alte velocitΓ . La SF-26 domina pure le zone di trazione, mentre in frenata i riscontri sono piΓΉ simili, tranne per la MCL40, che anche in questo caso sembra distante.
Per estrarre informazioni piΓΉ utili, abbiamo composto lo stesso grafico (il secondo) prendendo in esame tutti i giri di ogni singolo pilota durante lβultimo giorno di test che consideriamo essere quello piΓΉ significativo. Salta allβocchio che la forma dei poligoni muta radicalmente. Lβarea aumenta e si notano differenze sostanziali. Dalla conformazione di ciascun poligono sono estraibili conclusioni specifiche. Potrebbe essere utile sommare piΓΉ dati, ma per non appesantire la lettura abbiamo evitato.
F1, Test Bahrain: la Red Bull RB22 si Γ¨ nascosta grazie alle mappature della power unit
Possiamo dire senza paura di sbagliare che, la squadra di Milton Keynes ha cercato di nascondersi. Lo si evince con una certa chiarezza andando a verificare in maniera progressiva i vari e diversi tratti della pista. Nel suo giro piΓΉ veloce, di fatto, la RB22 Γ¨ risultata poco solida in curva, mentre in altre tornate piΓΉ lente e non complete, ha mostrato davvero un ottimo rendimento nelle fasi di appoggio. In altre ancora pareva debole alle alte velocitΓ in rettilineo.

Le tracce telemetriche di questi singoli giri appaiono diverse e questo confonde lβimmagine che ne deriva dellβauto. Per questo sono stati βsequenzialiβ nel programma di lavoro, a differenza di Ferrari che al contrario ha scelto di lasciar trasparire maggiori informazioni facendo segnare il miglior crono dei test. Questo crea un poligono molto differente tra i vari run della vettura, rendendo necessario analizzare i giri migliori di Red Bull, come fatto nel secondo grafico.
Va detto che la vettura austriaca non ha mostrato in nessun momento una trazione a livello della SF-26. Anche per questo fattore, sosteniamo che il team abbia giocato parecchio con le mappature della power unit. Da quanto appreso in pista sappiamo che i meccanici non hanno mai zavorrato la monoposto. E in effetti i dati nella fase di staccata lo confermano, con frenate molto solide durante alcuni passaggi. Il dato piΓΉ importante riguarda le curve ad alta velocitΓ .

Sebbene la Rossa abbia ottenuto i migliori riscontri in questo fondamentale, nelle pieghe a piΓΉ ampio raggio e percorrenza emerge chiaramente come la Red Bull abbia un picco maggiore di carico trasversale. Un qualcosa che in buona parte ci riporta al sandbagging, dove Max Verstappen e Isack Hadjar, sotto preciso ordine degli uomini diretti in pista dall’ex ferrarista Laurent MEkies, non hanno spinto quanto avrebbero potuto.
Autori: Zander Arcari β @berrageiz – NiccolΓ² Arnerich – @niccoloarnerich
Immagini: Red Bull Racing