Nei test di F1 in Bahrain la Ferrari ha attirato l’attenzione non soltanto per il chilometraggio accumulato, ma soprattutto per alcune soluzioni tecniche considerate sorprendenti. La SF-26 ha mostrato un approccio più audace rispetto al recente passato. A Sakhir si è vista una monoposto pronta a interpretare in modo aggressivo i margini concessi dal nuovo regolamento. Un segnale chiaro di discontinuità dopo i disastri recenti, specialmente del 2025. Strano, davvero, sono cambiate le cose?
Ferrari SF26, solida e affidabile: ma gli avversari sono ancora da scoprire
L’approccio ultra conservatore utilizzato durante le ultime annate non ha di certo aiutato a ribaltare una situazione che perdura da troppe stagioni. La Rossa non vince oramai da 18 mondiali e il cambio di regolamento entrato in vigore in questo 2026 può essere l’occasione giusta per dare un taglio netto con il passato. A margine dei test in Bahrain non è semplice tirare conclusioni. Lo abbiamo fatto in parte con alcuni scritti dedicati al team di Maranello.
La Ferrari ha mostrato un’ottima trazione, ma come si evince analizzando i dati, è chiaro come un po’ tutte le scuderie inglesi abbiano cercato di camuffare il rendimento. Questo non significa che non lo abbia fatto pure la Rossa. Serve pertanto attendere l’Australia per saperne di più. L’obiettivo primario era quello di accumulare chilometri e raccogliere dati e la Rossa ha completato un programma intenso, mettendo insieme affidabilità e continuità.

Secondo Frederic Vasseur, però, il vero banco di prova sarà la capacità di sviluppo nel corso della stagione, dove chi sarà più abile porterà con se grossi benefici. Fred ha pure sottolineato quanto sia complesso interpretare i valori emersi nei test. D’altra parte, i carichi di carburante, le modalità motore e le scelte sulle gomme restano incognite che rendono ogni confronto relativo. Bene studiare la Rossa, meno pretendere di incasellarla con dei valori nella griglia.
Ferrari: la crescita tecnica osserva varie strade progettuali
Nel mentre apprezziamo il diverso approccio della storica scuderia sul piano operativo e tecnico. L’elemento che ha fatto più discutere nella seconda settimana a Sakhir è senza dubbio l’ala posteriore della Ferrari. Il dispositivo si distingue per un’apertura che supera abbondantemente i 200 gradi e per una rotazione molto più ampia rispetto alle configurazioni tradizionali. Il team ha individuato un’area grigia delle norme inerente l’aerodinamica attiva.
Una scelta che potrebbe ridefinire l’efficienza in configurazione da rettilineo. Nel nuovo quadro normativo, privo dell’effetto suolo dominante degli ultimi anni, la gestione dell’aerodinamica attiva assume un peso ancora maggiore. Dal mondiale di F1 2026, la “straight line mode” diventa uno strumento centrale per ottimizzare il compromesso tra carico e resistenza. A Maranello hanno deciso di esplorare sino in fondo questa opportunità e ci sono riusciti.

Lo hanno fatto con grande sorpresa per i rivali che sino ad ora non avevano pensato a questo tipo di soluzione. Fred era soddisfatto in Bahrain, lo abbiamo visto e sentito con i nostri occhi. Tuttavia non ha mai perso di vista il quadro generale. Anche per questo ha sempre cercato di mantenere Mercedes, Red Bull e McLaren come veri e piropi punti riferimenti. Questo benché non abbia affatto scartato l’idea di aver realizzato un lavoro migliore di loro.
L’attenzione è quindi già tutta rivolta a Melbourne e non potrebbe essere altrimenti. Lo è con una certa consapevolezza riguardante il campionato: in gran parte, la partita si giocherà sulla crescita tecnica. Per il resto possiamo dire che l’ultima nata di Via Abetone Inferiore 4 sembra una vettura solida, con caratteristiche ben definite e che rispetto al recente passato, e questo è super importante, sembra non portare con se evidenti errori di progettazione. Amen.
Ferrari, finalmente si rischia
Sul piano dell’affidabilità, la SF-26 ha fornito indicazioni incoraggianti: a parte un inconveniente che ha rallentato Hamilton all’inizio del quinto giorno, la monoposto ha macinato chilometri senza criticità rilevanti. La prima power unit ha percorso una distanza equivalente a quasi quindici Gran Premi tra Barcellona e Bahrain, un dato significativo in un’era di grande complessità tecnica.
Loïc Serra ha collocato le scelte progettuali all’interno del nuovo ciclo regolamentare. L’imminente campionato di F1 si configura come una fase di azzeramento per l’intero schieramento, ricca di opportunità ma accompagnata dal concreto rischio di intraprendere traiettorie tecniche errate. La decisione di osare sia sull’ala posteriore sia sul fondo della Ferrari, con una soluzione peculiare favorita da un passo più lungo, conferma un’impostazione marcatamente aggressiva.

Prerogative che di fatto nascono dalla volontà di esplorare il più possibile il corpo normativo senza però, e pure questo è decisivo, precludere in alcun modo ogni strada chiudendosi verso un’unica filosofia. Il punto più importante di queste nuove Formula 1 resta l’equilibrio tra telaio e power unit, elemento cruciale in assenza dell’effetto suolo predominante. Al di là della singola innovazione, la Ferrari sembra aver lanciato un messaggio preciso al paddock: ci siamo
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Illustrazioni: Giorgio Piola – Giorgio Piola Design
Immagini: Scuderia Ferrari