In questa Formula 1 che cerca di ritrovare se stessa, un ragazzino italiano brilla di luce propria. Parliamo di Andrea Kimi Antonelli, diamante sempre meno grezzo. Nel weekend in Cina è diventato il poleman italiano più giovane e secondo race winner alle spalle del solo Max Verstappen. Che il campione italiano avesse le stimmate del “predestinato” era fuori discussione.
Hamilton: storia di un pilota che ha bruciato le tappe
Toto Wolff, mentore del pilota bolognese, specie nei weekend meno convincenti della passata stagione ha sempre ricordato che Kimi è stato catapultato nella massima categoria del motorsport con un anno di anticipo rispetto alla naturale roadmap. L’imprevedibile addio di Lewis Hamilton ha spalancato le porte della Formula 1 al talento nostrano dopo una sofferta stagione in F2 con Prema.
Oggi è un esercizio molto semplice celebrare Kimi indicandolo addirittura come uno dei favoriti per il titolo mondiale. Calma. La Mercedes W17, al momento, è la monoposto di riferimento capace di piazzare due doppiette su altrettante gare domenicali. Con tale livello di competitività del mezzo è lecito sognare, ma alzare l’asticella in questo momento rischia di sminuire il vero capolavoro che sta già compiendo Antonelli.

In primo luogo battere George Russell è tutt’altro che facile. Il driver britannico è tra i manici più veloci in qualifica ed è molto efficace in gara. Il leader del Mondiale ha ormai esperienza, velocità e conoscenza profonda del team. Per avvicinarsi alle sue performance o addirittura batterle occorre molto di più che il “solo” talento.
Antonelli: nessuno è stato mai come Kimi
L’obiettivo primario di Kimi in questa seconda stagione è quello di normalizzare il suo livello di performance e concentrazione. Lo scorso anno, da rookie, ha alternato gare eccezionali a passaggi a vuoto tutto sommato fisiologici. Disporre della migliore monoposto del lotto impone, implicitamente, di essere sempre in lotta per un gradino del podio in ogni Gran Premio.
A questo punto occorre fare una riflessione. Nessun pilota nella storia della categoria alla sua età ha dovuto convivere con questo fardello. Certo, Lewis Hamilton ha rischiato di vincere la corona iridata al primo colpo per poi conquistare il titolo l’anno successivo. Tuttavia il fuoriclasse anglo-caraibico entrava in Formula 1 da campione della GP2 e dopo aver dominato in quasi tutte le categorie propedeutiche.

Non ultimo in ordine di importanza il fattore anagrafico. Il sette volte campione del mondo vinse il suo primo titolo a 23 anni. Quattro anni in più del talento italiano e questo significa tanto in termini di maturità nella gestione delle avversità così come nella gestione del successo.
Kimi: il diritto di poter sbagliare
Pronosticare Antonelli come uno dei candidati al titolo non aiuta l’asso del volante bolognese, almeno in questa prima fase della stagione. Per quanto possa tenere i piedi ben piantati a terra, grazie al suo entourage, parliamo di un ragazzo di 19 anni che ha il diritto di poter sbagliare senza che le future sbavature diminuiscano quanto di eccezionale sta realizzando.

Anche Max Verstappen, il più grande pilota in circolazione, ha gioco forza beneficiato del dominio Mercedes per poter crescere senza l’obbligo di dover sbaragliare la concorrenza. Ciò che più fa bene a Kimi è l’equilibrio interiore e di chi lo circonda, a cui è affidato il compito di creare una cortina che lo isoli dagli eccessi, che siano essi trionfalismi piuttosto che disfattismo.
Autore: Roberto Cecere – @robertofunoat
Immagini: Mercedes