Dietro il regolamento FIA per la F1 2026 si nascondono numerosi compromessi. In particolare, la rinuncia al recupero di energia sull’asse anteriore che solleva dubbi. Le preoccupazioni si articolavano su due fronti: introdurre una sorta di trazione integrale e la gestione troppo “democratica” che ha spesso caratterizzato l’organo legislativo. Il risultato è una power unit meno performante, frutto di un percorso decisionale in cui la politica ha prevalso sulla pura ingegneria.
F1 2026: la politica FIA frena il lavoro sul nuovo regolamento
Le rivoluzioni tecniche in Formula 1 nascono spesso tra compromessi, ma quella attesa nel 2026 verrà ricordata come un’era di opportunità sprecate. È necessario analizzare la genesi delle attuali power unit, descrivendo un processo in cui le ingerenze politiche hanno attenuato l’efficacia del progetto tecnico, che avrebbe potuto svilupparsi in modo più lineare e performante.
Non a caso il presidente della Federazione Internazionale Ben Sulayem era pronto a fare marcia indietro per modificare le regole. Di fronte al rifiuto di alcuni team, si è proseguito, studiando soluzioni per rendere la nuova fase normativa il più efficiente possibile. Va però evidenziato come il trasferimento delle decisioni all’organo legislativo abbia creato una netta divisione di vedute.

Se telaio e aerodinamica attiva rappresentano un progresso coerente, lo stesso non si può dire per i propulsori: frutto di un “comitato” convito di essere in grado di conciliare troppe esigenze, producendo un risultato poco armonico. L’eccesso di opinioni al tavolo delle trattative ha compromesso la purezza del progetto, generando un prodotto diverso da quello originariamente previsto.
F1 2026, il peccato originale della FIA
Le critiche principali riguardano il metodo con cui sono state scritte le regole. Si notano forti differenze rispetto al 2022, quando la FOM impose un approccio rigido e tecnocratico, ignorando le richieste dei team per privilegiare lo spettacolo in pista. Per il ciclo 2026, invece, si è assistito a un ritorno a una gestione più “democratica” da parte dell’organo di controllo.
Obiettivo? Attrarre nuovi costruttori. L’architettura delle attuali power unit nasce da una scelta dolorosa: la rimozione del moto generatore MGU-H. Una componente cruciale per l’efficienza del sistema grazie al recupero dai gas di scarico. Elemento sacrificato per ridurre la complessità e contenere i costi dei propulsori, a quanto sostiene la Federazione Internazionale.

La fisica, però, non ammette scorciatoie: eliminare la MGU-H ha generato un deficit energetico assai rilevante. Il piano originario prevedeva di compensare questa mancanza con un sistema preciso: la rigenerazione cinetica sull’asse anteriore. Sfruttando l’elevato trasferimento di carico sull’avantreno in frenata, si poteva recuperare tutta l’energia necessaria.
Il sistema elettrico potenziato avrebbe ricevuto alimentazione senza problemi, bilanciando perfettamente l’equazione. Al contrario, affidandosi solo al lavoro del MGU-K sul posteriore, il motore risulta “debole” e, come abbiamo visto nei primi due round del mondiale di F1 2026, esaurisce la spinta elettrica prima della fine dei rettilinei. Nemmeno la modalità burn for charge per limitare il clipping è abbastanza.
FIA: l’errore di fondo
In questo contesto emerge un retroscena che chiarisce un fraintendimento tecnico dalle conseguenze importanti sulla F1 2026. La proposta di installare un moto generatore sull’asse anteriore è stata bloccata a causa dell’opposizione di un singolo costruttore (Mercedes) e di un’errata interpretazione dei vertici federali dell’epoca. L’obiettivo non era mai introdurre una trazione integrale in stile WEC.
La soluzione ipotizzava che l’asse anteriore intervenisse solo in fase di harvesting (recupero energia) durante la frenata, senza mai trasmettere coppia alle ruote in curva. Tuttavia, il timore di sfociare in una specie di 4WD mascherato ha fermato il progetto, preoccupazione condivisa dall’allora presidente francese della FIA Jean Todt. Non bene.

Il risultato è una power unit “povera di energia”, con la FIA costretta a introdurre soluzioni complesse, come il consumo di benzina per ricaricare le batterie o un’aerodinamica attiva per ridurre il drag. Toppe che oggi sono peggiori del buco originale. Anche per questo i non motorizzati Mercedes stanno spingendo per una revisione normativa. Se ne parlerà dopo il Gp del Giappone.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz – Niccoló Arnerich – @niccoloarnerich
Immagini: FIA – Formula 1