F1 GP Giappone Suzuka Verstappen

F1, Crisi Red Bull: telaio e aerodinamica sotto accusa. Motore ok

L’eliminazione in Q2 è solo l’ultimo segnale del momento complicato di Verstappen e Red Bull. Il risultato pesa, specie perché arriva alle spalle del compagno. Ma è il contesto a preoccupare: il problema non è il singolo giro, bensì qualcosa di più profondo. Max lo ha spiegato chiaramente: troppo scivolamento e poca rotazione a centro curva, con un bilanciamento difficile da gestire. A Suzuka, una pista che richiede fiducia, la RB22 si conferma una monoposto instabile e imprevedibile malgrado gli aggiornamenti.

Verstappen fortemente rassegnato

Il punto è che non si tratta di un problema isolato. Ogni intervento sul setup sembra spostare il difetto senza risolverlo. “Provi a sistemare una cosa e ne crei un’altra”, ha ammesso l’olandese, sintetizzando una situazione che il team fatica a decifrare. Non è solo una questione di bilanciamento, ma di un certo equilibrio generale della vettura, che cambia da una sessione all’altra senza una logica chiara.

Ecco perché il tema va oltre la semplice delusione per una qualifica andata male: “Non sono nemmeno più deluso. Quel punto l’ho superato da un pezzo. Forse rassegnazione è la parola giusta”. Una frase che pesa, perché arriva da un pilota abituato a lottare per il titolo e che, nel giro di pochi mesi, si ritrova a inseguire con una macchina che lui stesso definisce difficile da guidare.

F1 GP Giappone ReD bull Verstappen
Max Verstappen a bordo della Red Bull RB22 nella qualifica del Giappone

Il problema principale non sembra essere la power unit. Lo stesso Max lo ha chiarito: “Il motore non è male, a dire il vero”. Il gap nasce altrove, soprattutto sul piano aerodinamico e telaistico. La RB22 fatica nelle curve a media e alta velocità, perde aderenza e non riesce a mantenere un equilibrio costante. Nel primo settore di Suzuka, quello più tecnico, il limite è evidente.

A complicare il quadro c’è anche una questione di correlazione. I dati raccolti in fabbrica non sembrano riflettersi in pista. Un problema già emerso in passato e che ora si ripresenta, rendendo più difficile lo sviluppo. Gli aggiornamenti introdotti non stanno producendo gli effetti attesi, e questo alimenta una spirale in cui diventa complicato anche solo capire da dove intervenire.

Red Bull: il nodo telaio e il problema aerodinamico

Nemmeno il nuovo pacchetto portato questo weekend ha dato risposte positive. Anzi, ha contribuito ad aumentare l’incertezza. “Alcune componenti della vettura non funzionano come vorremmo”, ha detto Verstappen, raccontando che il problema non è limitato a un’area specifica, ma riguarda l’intero progetto, nuovi aggiornamenti compresi. In questo contesto si inserisce anche il tema regolamentare.

Le nuove monoposto, con una gestione sempre più vincolata dell’energia e delle fasi di gara, non incontrano il favore del quattro volte campione del mondo. Meno spazio all’istinto, più dipendenza da logiche predefinite. Un aspetto che, unito alle difficoltà tecniche che sta vivendo il team austriaco, contribuisce a rendere la situazione ancora più complessa.

F1 GP Giappone Suzuka Verstappen
Lo. sconforto di Max Verstappen (Red Bull) nel paddock di Suzuka

L’esempio citato dallo stesso Max, i quasi 50 km/h persi prima dell’ultima chicane è emblematico. Non è solo prestazione, ma di percezione della guida. Di una Formula 1 che, agli occhi del pilota, si allontana da quella che dovrebbe essere. Il confronto interno con Hadjar aggiunge un ulteriore elemento di lettura. Il francese aveva mostrato segnali incoraggianti a inizio stagione sino a scivolare pure lui nei problemi.

Un indicatore che conferma come il problema non sia legato al singolo pilota, ma al pacchetto nel suo insieme. Il rischio, ora, è quello di entrare in una fase di stallo. Senza una base chiara, ogni tentativo di sviluppo diventa più complesso. La pausa in calendario offrirà tempo per analizzare i dati, rivedere le correlazioni e provare a trovare una direzione. Ma la sensazione è che non si tratti di un intervento rapido.

Serve una forte reazione

Red Bull ha le risorse per reagire, questo non è in discussione. Il vero punto interrogativo riguarda i tempi. Quanto servirà per trasformare una vettura oggi difficile da guidare in una monoposto competitiva? È una domanda a cui, per ora, non c’è risposta.

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Max Verstappen (Red Bull) nel paddock di Suzuka

Nel frattempo, resta l’immagine di un Verstappen diverso. Non più arrabbiato, ma quasi distaccato. Come se avesse già accettato una fase complicata, senza però riuscire ancora a intravedere una via d’uscita. Ed è forse questo, più del risultato, il segnale più significativo di tutti.

Autore: Roberto Valenti

Immagini: Red Bull