lIl venerdì di Suzuka ha restituito un’immagine chiara che per Red Bull non è incoraggiante. In un contesto dove Mercedes conferma una superiorità netta sul passo gara e McLaren mostra sprazzi di velocità assoluta. La squadra di Milton Keynes si ritrova a chiudere il gruppo dei top team. Una posizione che, più che sorprendere, conferma le difficoltà già emerse in questo avvio di nuova era regolamentare.
Red Bull a caccia di risposte a Suzuka
Se davanti le W17 di George Russell e Andrea Kimi Antonelli hanno impressionato per stabilità e gestione della gomma media – con long run costanti sull’1:34 medio – e alle loro spalle la Ferrari SF-26 si è attestata come terza forza, pur con una vettura nervosa nel primo settore, la Red Bull ha mostrato una crisi più profonda, che non si limita al cronometro.
Max ha chiuso la giornata lontano dai riferimenti, addirittura al decimo posto, ma il dato più significativo riguarda il lavoro svolto. Il team è stato l’unico tra i top a concentrarsi in modo marcato sulla mescola hard, portando avanti uno stint lungo e regolare, ma con tempi costantemente sull’1:36 basso. Un ritmo che, seppur coerente con la gomma utilizzata, evidenzia un gap importante rispetto a Mercedes.

Il problema, però, non è solo prestazionale. È la sensazione generale che la RB22 non abbia ancora una direzione chiara. La vettura appare nervosa, instabile nei cambi di direzione e poco prevedibile nelle reazioni. Suzuka, con le sue “S” veloci e tecniche, ha amplificato questi limiti, trasformando il primo settore in una zona critica.
Lo stesso Verstappen non ha nascosto la frustrazione: “Non è andata affatto bene. Abbiamo sofferto per il bilanciamento e per la mancanza di aderenza, passando da un estremo all’altro senza trovare una soluzione”. Un commento che va oltre il singolo venerdì e fotografa una difficoltà strutturale: “Provi a sistemare un problema e ne crei un altro. Non mi aspetto miracoli a breve, dobbiamo capire cosa non funziona”.
RB22: Update che non soddisfano
Nemmeno gli aggiornamenti portati in Giappone, come le nuove fiancate pensate, ingressi inlet e modifiche al fondo per migliorare l’efficacia della veste aerodinamica, sembrano aver prodotto benefici concreti. Anzi, la sensazione è che la vettura fatichi a integrare le novità, rendendo ancora più complessa la lettura dei dati. È un po’ questo il pensiero generale del team.
Sul lato opposto del box, la situazione non cambia molto. Isack Hadjar ha chiuso nelle retrovie, con una vettura difficile da interpretare e un sovrasterzo che limita la fiducia. “Abbiamo faticato con il grip e con il setup in entrambe le sessioni. Non mi sento ancora a mio agio”, ha ammesso, lasciando intendere quanto il margine di crescita sia legato prima di tutto alla stabilità del mezzo.

Dal punto di vista tecnico, anche Paul Monaghan ha riconosciuto le difficoltà senza cercare attenuanti. Il team ha individuato alcune criticità, ma il passaggio dalle analisi alle soluzioni resta complesso. Il problema non è tanto capire dove intervenire, quanto riuscire a farlo senza compromettere ulteriormente l’equilibrio della vettura e sfoderare tutta la performance. Il confronto con gli avversari è netto.
La Mercedes ha trovato una base solida e costante, mentre la McLaren ha velocità ma deve risolvere i problemi di affidabilità. C’è poi la Ferrari che resta in scia pur con qualche difficoltà di bilanciamento che domani spera di risolvere per dare il massimo. La Red Bull, invece, sembra ancora in fase di ricerca, senza una direzione definita. Suzuka è l’ennesimo segnale di una fase delicata.
La RB22 ha una finestra di funzionamento instabile che rende difficile il lavoro di sviluppo. Senza una base chiara, ogni intervento rischia di essere un tentativo isolato. Il sabato dirà qualcosa in più, ma le aspettative restano contenute. Più che inseguire il risultato immediato, la Red Bull dovrà trovare risposte. Perché il problema, oggi, non è quanto manca ai primi, ma capire da dove ripartire.
Autore: Roberto Valenti
Immagini: Mercedes