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F1 2026, super clipping: perché l’ibrido a 6MJ della FIA non basta

La F1 2026 si prepara a uno snodo tecnico importante. Le riunioni fissate prima di Miami non saranno semplici aggiornamenti regolamentari, ma un vero momento di riflessione su ciò che le prime gare del 2026 hanno evidenziato con chiarezza: il sistema attuale di gestione dell’energia sta incidendo troppo, e in modo poco naturale, sulla qualità della competizione. Tra le opzioni il passaggio a 6MJ per l’ibrido.

FIA: il tema e le soluzioni che non soddisfano

Il tema non è nuovo, ma è esploso definitivamente tra Australia, Cina e Giappone. Qualifiche condizionate dal super clipping, gare segnate da differenze di velocità anche superiori ai 50 km/h e una sensazione diffusa, tra piloti e addetti ai lavori, che si stia correndo più contro il software che contro gli avversari. È in questo contesto che si inserisce una delle proposte più discusse.

Ridurre drasticamente l’energia recuperabile per giro, fino a un limite di 6 MJ. Sulla carta, la logica è semplice. Meno energia disponibile significa meno necessità di gestirla in modo esasperato. Si andrebbero a ridurre drasticamente lift and coast e super clipping: due pratiche che oggi spezzano il ritmo e rendono il comportamento delle vetture poco lineare, soprattutto in qualifica.

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L’ingegnere greco Nikolas Tombazis, direttore delle monoposto FIA

Con meno energia da accumulare e redistribuire, i piloti potrebbero tornare a spingere con maggiore continuità, riportando il giro secco più vicino a quello che storicamente è stato: un esercizio di pura prestazione. Ma c’è un rovescio della medaglia che non può essere ignorato. Ridurre il limite da 9 MJ a 6 MJ significherebbe, inevitabilmente, avere meno energia da utilizzare lungo il giro.

E questo si traduce in una sola conseguenza: vetture nella F1 2026 più lente. Le stime parlano di un incremento del tempo sul giro che potrebbe addirittura superare anche i due secondi per ogni tornata. Parliamo di un valore tutt’altro che trascurabile in una Formula 1 che ha sempre fatto della velocità uno dei suoi pilastri. Un male necessario?

F1 2026, il dibattito e le domande 

È qui che il dibattito si fa interessante. Perché la domanda, in fondo, è semplice: meglio auto più veloci ma guidate “a metà”, o monoposto più lente ma spinte davvero al limite? Personalmente, la risposta non è così scontata come potrebbe sembrare. La Formula 1 ha sempre vissuto su un equilibrio sottile tra prestazione e spettacolo. E dovrebbe continuare così.

Oggi, però, questo equilibrio sembra essersi spostato troppo verso la complessità tecnica. Il risultato è che il pilota, in alcune fasi, diventa quasi un gestore di parametri, più che un interprete della macchina. Il giro perfetto non è più solo una questione di traiettorie e coraggio, ma di algoritmi e finestre energetiche. In questo senso, una riduzione a 6 MJ potrebbe riportare parte del controllo nelle mani dei piloti.

F1 2026 Ferrari Vasseur FIA
George Russell (Mercedes) ingabbiato dalle due Ferrari SF-25 di Lewis Hamilton e Charles Leclerc al Gran Premio della Cina

Meno energia significa meno variabili da gestire, meno momenti in cui l’auto rallenta improvvisamente in rettilineo, meno situazioni in cui la differenza tra due auto non è legata alla guida ma alla fase di ricarica. Il flusso della gara ne guadagnerebbe, così come la leggibilità per chi guarda. Allo stesso tempo, però, non si può ignorare l’impatto visivo e tecnico di vetture più lente.

La Formula 1 è, per definizione, il vertice della prestazione. Ridurre in modo così evidente le velocità rischia di andare in direzione opposta rispetto a questa identità. Non è solo una questione di numeri, ma di percezione: vedere monoposto che rallentano meno bruscamente è un vantaggio, ma vederle complessivamente più lente potrebbe non esserlo.

Formula 1 più lente la soluzione a tutto? No

Il punto non è scegliere tra velocità e guidabilità, ma trovare un compromesso. I 6 MJ rappresentano una soluzione radicale: efficace nel ridurre gli eccessi attuali, ma forse troppo penalizzante sul piano della prestazione pura. Una soglia intermedia – come 7 MJ – potrebbe offrire un equilibrio migliore, limitando il fenomeno del clipping senza incidere in modo così marcato sui tempi sul giro.

C’è poi un altro aspetto da considerare: intervenire solo sull’energia recuperabile rischia di essere una soluzione parziale. Il problema nasce dall’interazione tra più fattori: potenza elettrica, modalità di deployment, gestione del turbo e aerodinamica attiva. Ridurre i MJ è un modo per semplificare il sistema, ma non risolve affatto tutte le distorsioni.

F1 2026 FIA
George Russell sale a bordo della Mercedes W17 per ill GP del Giappone

È per questo che le riunioni della F1 Commission saranno decisive. Non si tratta solo di scegliere una cifra, ma di definire una direzione. Restituire centralità alla guida senza perdere l’identità tecnologica della categoria è la vera sfida. In definitiva, la proposta dei 6 MJ è interessante, ma va letta per quello che è: un tentativo di riportare ordine in un sistema che, oggi, appare troppo complesso.

Un sorta di toppa in attesa della vera soluzione per la F1 2026. Può funzionare, ma con dei chiari compromessi. E la sensazione è che la Formula 1, ancora una volta, dovrà trovare il proprio equilibrio strada facendo. Perché la tecnologia deve restare al servizio dello spettacolo. Non il contrario. Resta da capre come la FIA deciderà di muoversi in tale senso.

Autore: Roberto Valenti

Immagini: Mercedes – Scuderia Ferrari