Ah, Toto Wolff. L’uomo che ha trasformato la Mercedes da squadra di corse a partito politico con licenza FIA. Alto, elegante, fisico in perfetta forma, occhiali da intellettuale e sorriso da squalo: il prototipo perfetto del boss che ti abbraccia mentre ti pianta il coltello nella schiena. La sua tesi di vita è semplice: “La vittoria del mio team prima di tutto, anche a scapito della F1”.
Le manovre politiche di Toto Wolff
Non che non lo pensino anche gli altri team principal, ma lui lo pensa e lo fa. È questa la differenza. E se c’è una cosa che Toto sa fare meglio del gestire una squadra di F1 è amministrare la narrazione. Perché nella massima categoria non si vince solo in pista, ma prima di tutto lo si fa nelle stanze fumose dove mister Tombazis studia il nuovo regolamento tecnico.
Stesso discorso per i meeting della FIA, negli incontri riservati dove valgono i rapporti di forza e nei giochi di “influenze” confessabili ed inconfessabili e, soprattutto, sui giornali. Prendiamo il 2022, anno zero del ritorno (durato come un gatto in tangenziale) dell’effetto venturi sul fondo delle monoposto di F1. Totone stava già meditando vendetta per il finale del 2021.

Poi, uno pari a lui, la nemesi Horner, era riuscito a riportare in vetta la Red Bull con super Max Verstappen e la regia bislacca di Masi. Una delle poche, brucianti sconfitte di Wolff. Primi test: le auto nuove rimbalzavano come canguri sotto acido: porpoising, bottoming, chiamatelo come volete. La Mercedes ballava il mambo più di tutte. Ed era costretta ad andare molto piano rispetto a Ferrari e Red Bull.
Il colpo incassato da Toto Wolff
E Toto? Non perdeva occasione per urlare al mondo che era una tragedia. “I piloti rischiano la schiena!” (formula1.com, 11 giugno 2022), “Problemi alla vista!” e “Potrebbe arrivare persino un danno cerebrale” (Racefans.net, 19 giugno 2022 e GrandPrix.com, agosto 2022). Hamilton usciva dall’abitacolo zoppicando, Russell parlava di fisioterapia e antidolorifici.
La FIA, sotto pressione, ha alzato i fondi e modificato il regolamento a metà stagione. Risultato? Mercedes ha smesso di rimbalzare e ha cominciato a essere competitiva sino a vincere qualcosa. Sempre poco, visto che il team di Toto ci ha capito quasi nulla con quella generazione di monoposto ad effetto suolo. Ma, il nostro, aveva già l’asso nella manica.

Voleva fregare tutti con il nuovo regolamento super-ibrido. Un corpo normativo difeso a oltranza contro tutto e tutti (e te credo…); quello che poi ha partorito lo “spettacolo” del 2026 che sta letteralmente facendo storcere il naso a quasi tutti i piloti e ingegnerei. I bonzi, in questo caso, tutti gli altri team, don Menicali e Ben Sulayem. Passo e chiudo.
Toto: il trucchetto Mercedes in barba al regolamento
Avanti veloce, proprio al 2026. Nuovo regolamento power unit, nuova frontiera dell’ipocrisia. Entra in scena il fenomeno del ramp down: quella riduzione graduale di potenza del MGU-K pensata per evitare cali improvvisi di velocità in rettilineo e non trasformare le monoposto che seguono in proiettili senza controllo. Sicurezza, insomma. Ma Toto, da vero volpone, non ci sta.
Mercedes (e pare anche Red Bull, ma tant’è) ha trovato il modo di spingere il regolamento al limite: in qualifica sfrutta il “ramp down” in modo creativo, spegnendo di colpo l’elettrico o modulandolo in modo da guadagnare quegli attimi preziosi che fanno la differenza tra pole e resto della truppa. Vantaggio minimo, certo. Ma a scapito di cosa? Della stessa sicurezza che nel 2022 invocava come una preghiera.

Perché un’energia che cala troppo bruscamente o una gestione aggressiva del power delivery significa decelerazione spaventose e talvolta power unit che si spengono. Sicurezza? Questa sconosciuta! Quando il guadagno è per la Stella a Tre Punte, improvvisamente il rischio diventa “parte del gioco”. Un qualcosa che ovviamente va rimarcato il più possibile.
Mercedes: la sicurezza adesso importa meno se si vince…
Ecco l’ipocrisia suprema: lo stesso uomo che quattro anni fa accusava i rivali di “giochi politici disonesti” e “comportamenti pietosi” (Racefans.net, 19 giugno 2022; BBC Sport, 19 giugno 2022), oggi è il primo a piegare le regole a proprio favore. Il tutto mentre la FIA naviga in un mare di confusione, fregata dal rapporto di compressione, riunioni segrete, spifferi e polemiche a non finire, Toto emerge come il gigante tra i nani.
Gli altri team principal sembrano dilettanti: Horner litigava e qualche volta vinceva, Vasseur sorride e incassa (per ora), Stella può e non può (i motori glieli fornisce Mercedes). E poi… il gran capo Domenicali che vive per i nuovi tifosi (categoria mitologica di cui sappiamo poco o punto) spremendo tutto il possibile dalla F1. Wolff? Lui è sempre tre mosse avanti.

Sa quando piangere sicurezza e quando sussurrare “è tutto legale, ragazzi, calmatevi”. Sa che la Federazione, con le sue regole scritte col gessetto, è un campo da gioco perfetto per chi ha il migliore avvocato e il migliore spin doctor. Perché Toto non è solo un team principal: è un politico di razza. Usa la stampa, i piloti, i meeting, persino le lacrime dei suoi driver quando serve.
Se vincono gli altri c’è sempre qualcosa che non va. Se vince lui, tipo dominio 2014-2021, è tutto bellissimo e meraviglioso. Pensate alle ultime dichiarazioni di Wolff… l’estasi per un pilota che ricarica la batteria e uno che la spreme… puro racing… dice lui! Se la canta e se la gode davanti a giornalisti atterriti e, perché no, complici silenziosi incapaci di fare domande scomode.
Che la FIA faccia qualcosa
Manovre poco ortodosse quelle del suo team? Ma figuriamoci. Sono solo “interpretazioni creative del regolamento”. Il resto del paddock? Nani che si azzannano per le briciole mentre il gigante austriaco si sistema la cravatta e sorride davanti alle telecamere. Alla fine, la lezione è chiara: in Formula 1 la coerenza è un optional che difficilmente fa presenza.
E Toto Wolff l’ha cancellato dal listino già da un bel pezzo. Ipocrita? Certo che si. Ma un ipocrita di classe mondiale. E finché la Federazione Internazionale continuerà a fare la figura del vigile che multa solo chi non ha conoscenze “giuste” e non cavilla abbastanza bene, ecco che il Re resterà lui. Con la sua corona storta e il sorriso da squalo. Questo è quanto.

Unico appunto che ci permettiamo di ricordare a Totone, e che viene dalla storia politica italiana passata . Parliamo della “famosa” della Prima Repubblica. Bettino Craxi, a suo tempo, parlando di Giulio Andreotti, affermò che “prima o poi, tutte le volpi finisco in pellicceria”. E’ il rischio che, a voler stravincere, riguarda anche il nostro squalo preferito.
Autore: Mariano Froldi – @MarianoFroldi
Immagini: Mercedes