Durante il settimana canadese, all’interno del box Ferrari si è registrato un divario prestazionale rumoroso tra i due compagni di squadra. Lewis superiore a Charles in ogni singola sessione. Sarebbe fin troppo riduttivo archiviare la questione sostenendo semplicemente che il britannico vanti una naturale propensione per il tracciato di Montreal, al contrario del monegasco.
La realtà tecnica è ben più complessa. Per la seconda volta in questa stagione, Hamilton ha confermato di non aver usufruito del simulatore di Maranello per la propria preparazione al weekend. Questo considerando che sia lo strumento regolarmente impiegato dalla scuderia per deliberare l’assetto di base della vettura. Leclerc, fino a prova contraria, ha invece continuato ad affidarsi al lavoro virtuale.

Questo singolo fattore ha giocato un ruolo dirimente nella disparità emersa in pista. Da quello che sappiamo, i due sono partiti con una messa a punto iniziale differente; anche ipotizzando una parziale convergenza con il progredire del fine settimana, il monegasco non ha avuto modo di costruire la medesima fiducia nel mezzo evidenziata da Hamilton.
La questione termica: l’analisi sui dati di Hamilton
A fornire un’ulteriore e interessante chiave di lettura sono intervenuti gli ingegneri Mercedes, i quali, commentando la gara canadese, hanno evidenziato: “Sulla vettura di Lewis Hamilton le temperature erano leggermente più alte. Lo si è notato chiaramente dal fatto che fosse più competitivo con le mescole Medium rispetto a quelle Soft”.
La gomma media, infatti, necessita di una finestra operativa termicamente un po’ più elevata rispetto alla morbida. Sorge dunque spontaneo chiedersi perché Leclerc non sia riuscito a innescare le coperture garantendo quei pochi, ma decisivi, gradi in più. La risposta risiede verosimilmente nel fatto che i rispettivi setup siano rimasti leggermente sfalsati anche nelle ultime due sessioni.

C’è chi sostiene che il monegasco abbia effettivamente fatto convergere il proprio assetto verso quello di Lewis a weekend in corso. Tuttavia, significherebbe che non è riuscito a trovare il giusto approccio con la direzione tecnica intrapresa dal compagno di garage. Ipotesi da scartare, tenendo presente lo scarso feeling con la vettura, che non è cambiato da venerdì a domenica.
Le prospettive per Monte Carlo: il feeling scavalca la matematica
Cosa significa tutto questo per Leclerc? Nel giro di pochi giorni il Circus farà tappa a Monte Carlo, un tracciato atipico dove cucirsi addosso un setup millimetrico è un requisito vitale. Resta da capire se Hamilton deciderà di ricorrere al simulatore per la tappa nel principato, ammesso che questa scelta continui a fare quella differenza che l’inglese ritiene fondamentale per massimizzare il proprio potenziale in pista.
In teoria, Lewis dovrebbe snobbare nuovamente il simulatore Ferrari, sebbene servono ancora della conferme per capire come vorrà muoversi il pilota britannico. Sulle stradine del Principato, più che in qualsiasi altro luogo, la sensibilità del pilota scavalca la pura predizione matematica: ciò che i dati indicano come teoricamente ottimale potrebbe non coincidere con le necessità di chi è al volante.

Spesso, a Monaco, è del tutto imperativo sacrificare qualche centesimo di pura prestazione aerodinamica o meccanica in cambio di una monoposto capace di infondere totale fiducia. Per questo motivo, Leclerc dovrà obbligatoriamente iniziare il fine settimana con il piede giusto. Va detto che ci sarà il classico formato con tre sessioni di libere che aiuterà un po’ tutti .
Lo sviluppo della Ferrari SF-26 e l’arma a doppio taglio del talento
La Ferrari si presenta chiaramente come una delle monoposto favorite a Monte Carlo, pista in cui il peso specifico della potenza assoluta è inferiore. Tuttavia la preparazione e l’esecuzione dell’intero weekend dovranno rasentare la perfezione. Sarà cruciale capire se Hamilton abbia effettivamente individuato una direzione di sviluppo a lui più congeniale sulla SF-26 utile a scavalcare le gerarchie interne.
Oppure, se si tratta di un caso isolato dove Charles non ci ha capito nulla o quasi in Canada. Flessioni del genere sono assolutamente normali e, storicamente, Leclerc, tende a circoscriverle in un singolo fine settimana isolato. Scenario dal quale riemerge puntualmente più forte, resettando in toto il proprio approccio. E se Hamilton dovesse confermarsi su altissimi livelli anche a Monaco?

Sarebbe l’ulteriore conferma ufficiale che l’inglese ha illuminato la via, indicando una direzione “sana” per evolvere l’auto. Il talento di Leclerc è sconfinato, ma gli stessi ingegneri hanno confessato che tale dono può rivelarsi un’arma a doppio taglio: guidare sopra i problemi, rendendo efficaci setup che andrebbero scartati, rischia di complicare notevolmente il riconoscimento della reale e corretta via di sviluppo.
Autori: Zander Arcari – @berrageiz – Niccoló Arnerich – @niccoloarnerich
Immagini: Scuderia Ferrari