Il GP di F1 in Canada Γ¨ stato caratterizzato da temperature inusualmente fredde rispetto alle medie registrate nei primi appuntamenti stagionali. Come avevamo potuto anticipare, in queste specifiche condizioni ambientali la Mercedes si Γ¨ trovata perfettamente a proprio agio. La W17, infatti, tende a trasmettere piΓΉ calore al cuore delle mescole rispetto a Ferrari e McLaren.
Team di Woking che, peraltro, soffre il fenomeno delΒ grainingΒ in misura piΓΉ accentuata rispetto alle dirette concorrenti. Mandare le coperture in temperatura Γ¨ un passaggio fondamentale: in caso contrario, risulta impossibile attivare il grip meccanico offerto dagli pneumatici. Ogni mescola possiede una precisa finestra di funzionamento, come sappiamo.

Inoltre la percentuale del giro in cui si riesce a mantenere la gomma all’interno di questo specificoΒ working rangeΒ determina gran parte della performance esprimibile. Un aspetto divenuto cruciale soprattutto nell’attuale scenario tecnico, dove le prestazioni “pure” delle diverse vetture sono estremamente ravvicinate.
La doppia sfida delle temperature e il ruolo dei cerchiΒ
Sui tracciati caldi l’obiettivo primario Γ¨ contenere le temperature, mentre su quelli freddi Γ¨ imperativo generare calore. Si tratta di due target diametralmente opposti ed Γ¨ fisiologicamente complesso soddisfarli entrambi. Di norma, le scuderie si trovano piΓΉ spesso nella condizione di dover raffreddare gli pneumatici, motivo per cui gran parte della progettazione si concentra su questo specifico fronte.
Tuttavia, nella Formula 1 2026, i cerchi non sono piΓΉ un componente standardizzato: questo significa che i team hanno la libertΓ di deliberare il proprio design. Questo particolare tecnico del tutto non trascurabile si sta rivelando decisivo, poichΓ© questo elemento funge da vero e proprio regolatore per il trasferimento termico tra il gruppo freno e la carcassa dello pneumatico.

Su questo fronte, la Mercedes sembra aver acquisito un netto vantaggio, o per lo meno ha dimostrato di essere capace di capire come sfruttare al meglio tale componente per incidere in maniera diretta ed efficace sul team temperature: ancora una volta, il team tedesco che sia l’efficacia dell’intero pacchetto a rendere competitiva la vettura, e non un singolo elemento come il motore.
Mercedes, il caso di Montreal: come la W17 innesca la mescolaΒ
Nella pista nord americana, i valori termici di aria e asfalto erano piuttosto contenuti. La criticitΓ principale, quindi, risiedeva nel generare calore per attivare le mescole, in particolar modo all’avantreno. Il focus Γ¨ specificamente sulla temperatura della carcassa, un parametro sempre piΓΉ ostico da gestire. A tal proposito, gli ingegneri di Brackley ne hanno parlato:Β
“Ci Γ¨ bastato portare le gomme nella finestra di utilizzo, pur attestandoci nella fascia inferiore del range”. Questa dichiarazione rivela come la stessa Mercedes faticasse a centrare la corretta finestra operativa delle coperture anteriori, lasciando dedurre che la concorrenza abbia trascorso gran parte del giro ben al di sotto di tale soglia.

Pochi gradi di differenza hanno prodotto un divario prestazionale decisivo. Una dinamica tutt’altro che ignota per Ferrari, dove sia Hamilton che Leclerc hanno lamentato via radio questa criticitΓ . Emblematico lo zigzagare dei due in diversi frangenti del fine settimana canadese, palese dimostrazione di come l’asincronia termica tra gli assi rappresentasse un fattore fortemente limitante.
Un’equazione complessaΒ
I fattori che concorrono al riscaldamento dello pneumatico sono molteplici. L’attivazione della mescola Γ¨ il risultato di una complessa combinazione tra carico aerodinamico, cinematica sospensiva, setup, impianto frenante e cerchi ruota. Un quadro di per sΓ© intricato, che muta costantemente lungo l’arco del giro, rendendo la previsione del comportamento termico un’operazione difficilissima.
Isolando per un momento tutte queste variabili, emerge come Mercedes abbia svolto un lavoro superiore sul design dei cerchi. La loro architettura permette di convogliare abilmente il calore dissipato dai freni direttamente sui cerchi, riscaldando cosΓ¬ la carcassa dello pneumatico dall’interno. Il tutto potendo garantire un trasferimento termico maggiore e graduale.

Gli ingegneri hanno agevolato sia l’attivazione della gomma che il mantenimento della stessa all’interno della finestra ideale. Centrare ilΒ rangeΒ operativo tra carcassa e battistrada Γ¨ infatti solo il primo passo; restarvi il piΓΉ a lungo possibile Γ¨ la vera, e spesso ardua, sfida. Va infine sottolineato che, su piste differenti, contenere le temperature puΓ² trasformarsi in una criticitΓ per la Mercedes.
Questo considerando il delicato compromesso. Nel caso specifico di Montreal, perΓ², la squadra ha inoltre ammesso di aver apportato per le qualifiche e per la gara alcune modifiche mirate al setup. Parliamo di chiari e mirati interventi slegati dall’azione diretta dei cerchi e che, di fatto, hanno ulteriormente ottimizzato il processo di riscaldamento degli pneumatici.
Autori: Zander Arcari β @berrageiz β NiccolΓ³ Arnerich β @niccoloarnerich
Immagini: Scuderia Ferrari