Nel fine settimana di Miami, Hamilton ha rilasciato diverse dichiarazioni interessanti sulla Ferrari. Di alcune, specie quelle sull’ala anteriore, ne abbiamo parlato dal punto di vista tecnico sull’ala anteriore delle SF26. Ma dopo le qualifiche, il britannico si è anche espresso riguardo al lavoro portato avanti al simulatore. Lo ha fatto commentando in maniera molto precisa una questione che spesso resta fuori dalla telecamere.
I problemi di Hamilton al simulatore con la Ferrari
“Ad essere onesto, penso che il simulatore mi abbia portato nella direzione sbagliata“, racconta l’inglese che poi aggiunge: “Penso che lo posso escludere per ora e fare una gara senza”. Il simulatore ai giorni d’oggi è uno strumento potentissimo e soprattutto anche molto realistico. Descrive la monoposto in tutte le sue sfaccettature e risulta molto utile nella preparazione delle sessioni in pista.
Per questa ragione, di norma, le squadre prevedono almeno una giornata di preparazione all’evento ed una di analisi post-gara. La prima serve per portarsi avanti con il lavoro il più possibile, mentre la seconda è utile per “aggiustare il tiro”. In pratica si vanno a cercare quelle piccole differenze che ci sono state tra il modello dell’auto al simulatore ed il comportamento reale della in pista. Ogni piccolo dettaglio può fare la differenza.

Il sette volte campione del mondo ha semplicemente accennato all’argomento, ma ha sollevato questioni importanti. Ricordiamo che la scuderia aveva realizzato una prova a Monza per testare il nuovo pacchetto di aggiornamento e ricavare dei dati di carico utili per aggiornare il modello della SF-26. Proprio a riguardo, Hamilton ha ragionato su di un fattore.
Ferrari: la necessaria correlazione per essere preparati
“Alla fine si tratta sempre di correlazione. Ci lavoriamo sopra e poi arriviamo in pista e a volte la macchina si comporta in modo diverso quando arrivi sul tracciato”. Nella pratica, in certe occasioni si preparano dei setup per una pista specifica che poi non funzionano. Anche per questo capire una monoposto in una determinata pista spesso non è semplice, e si è costretti a rincorrere durante le sessioni.

Anche per questo Vasseur aveva indicato come fosse molto importante l’esecuzione di ogni singolo run per estrarre tutto il potenziale della vettura. C’è quindi bisogno di fare un passo indietro e cercare di affinare il modello della Ferrari al simulatore, altrimenti si correre il rischio di prepara un’altra vettura. Sebbene gli strumenti dei team siano simili, la differenza nasce dalla correlazione tra gli ambienti simulativi e la realtà.
Hamilton va ascoltato di più
Ma il britannico ha pure aggiunto: “Avrò un approccio diverso nella prossima gara. Il modo in cui stiamo facendo la preparazione ora non sta aiutando. Vedremo quindi cosa succederà alla prossima gara facendo così”. Questo ci aiuta a delineare un quadro più preciso. Valutiamo alquanto impensabile, al giorno d’oggi, non preparare una corsa con l’ausilio del simulatore.
Sembra però averlo già fatto in Cina, che è anche stata la sua gara migliore quest’anno. Lewis ha proprio sottolineato: “Non andrò al simulatore tra ora e la prossima gara. Parteciperò comunque ai meeting in fabbrica”. Parole che fanno riflettere, perché l’approccio attuale della Ferrari utile a preparare le gare non è sufficientemente valido, secondo l’analisi del talento di Stevenage.

Non è la prima volta che Lewis critica i processi del team e spesso ci ha azzeccato. Non non si trattano di errori veri e propri, ma il suo approccio inglese, con un maggior rimescolamento del personale, ha permesso di migliorare questo genere di processi. Hamilton ha vinto diversi mondiali e ha una visione chiara di ciò che serve per lottare al vertice. Anche per questo è giusto che il team si affidi e prenda spunto da Lewis.
Autori: Zander Arcari – @berrageiz – Niccoló Arnerich – @niccoloarnerich
Immagini: Zander Arcari