Il processo decisionale in casa Red Bull resta saldo e condiviso con i piloti, confermando la vitale necessitΓ di esplorare assetti estremi per comprendere appieno questa nuova generazione di vetture di F1. Una linea difensiva ufficiale, tracciata da Laurent Mekies, che prova a chiudere il caso politico esploso dopo il sudato terzo posto del Canada. Tutto, infatti, era nato dalle pesanti accuse lanciate da Max al termine di un sabato vissuto altissima tensione.
Il muro Red Bull: esperimenti necessari e piloti coinvolti
Mekies non lascia spazio a dubbi o speculazioni: la Red Bull non cambierΓ il suo approccio metodologico. Il tecnico francese ha chiarito in modo risoluto che la ricerca estrema sulle opzioni di setup Γ¨ una necessitΓ fisiologica all’inizio di un nuovo ciclo regolamentare. Secondo la squadra, prendersi dei rischi tecnici Γ¨ l’unica strada percorribile per estrarre il massimo potenziale dalla monoposto.
Specialmente quando i margini sulla concorrenza si assottigliano. La replica della dirigenza spegne anche le voci su possibili decisioni tecniche imposte dall’alto con la forza. Per quanto la percezione esterna possa sembrare diversa, i piloti sono sempre totalmente coinvolti nel processo deliberativo. Non c’Γ¨ una messa a punto imposta dalla squadra a prescindere.

Ai box il confronto Γ¨ sempre acceso e non mancano dinamiche di sfida interna. Tuttavia, va senza dubbio ribadito, ogni singola direzione di sviluppo viene infine concordata insieme. Un processo di apprendimento continuo per la Red Bull, dove si accetta il rischio di sbagliare anche quando il risultato finale porta al classico “te l’avevo detto” tra ingegnere e pilota.
L’origine dello scontro: la qualifica e la rabbia dell’olandese
Le rassicurazioni della squadra arrivano per gettare acqua sul fuoco dopo un Gran Premio di MontrΓ©al vissuto in trincea. La terza posizione conquistata in gara non era infatti bastata a cancellare le scorie di una qualifica chiusa da Verstappen in un’opaca sesta piazza. Γ proprio al termine di quella sessione che Γ¨ stato piantato il seme della discordia.
A caldo, il campione del mondo aveva puntato duramente il dito contro un assetto sperimentale voluto con insistenza dal team. Il talento di Hasselt parlava di una soluzione che lui stesso aveva giΓ bocciato in passato conoscendone i difetti. L’olandese aveva dichiarato di essersi piegato al volere della scuderia, pur sapendo che l’esperimento si sarebbe rivelato un fallimento.

Un vero e proprio cortocircuito comunicativo e tecnico che ha palesato una preoccupante mancanza di fiducia nelle simulazioni e che ha costretto, a gara conclusa, i vertici di Milton Keynes a serrare i ranghi per proteggere l’armonia del box. Tutto Γ¨ rientrato insomma, tenendo altresΓ¬ presente che il team sta lavorando per migliorare il rendimento dell’auto sempre e comunque.
Autore : Zander Arcari β @berrageiz
Immagini: Red Bull Racing