Scendendo nei dettagli tecnici, non bisogna assolutamente sottovalutare la McLaren. La ragione è piuttosto semplice: come anticipato lo scorso 23 marzo grazie all’analisi di Giorgio Piola, una precisa scelta progettuale potrebbe rivelarsi determinante. Si tratta di una peculiarità tecnica che a Monte Carlo inciderà profondamente: parliamo del passo della MCL40, nettamente più corto rispetto a quello della concorrenza.
Ferrari: la caratteristica tecnica che può fare la differenza
Come analizzato alcuni mesi fa insieme all’insider numero uno del paddock, le vetture color papaya godono di un interasse ridotto di ben 15 centimetri rispetto alla Rossa. Una discrepanza enorme nel confronto con le altre monoposto, confermata peraltro dallo stesso Direttore Tecnico della McLaren, Rob Marshall. Non stiamo parlando di una manciata di centimetri.
Situazione che di per se produrrebbe già un vantaggio cospicuo tra le stradine di Monaco bensì di un fattore in grado di sovvertire completamente i valori in campo. Si tratta di una caratteristica che offre un vantaggio dinamico cruciale: il medesimo tratto distintivo che permise alla Ferrari SF70H di esaltarsi nel Principato. All’epoca, la Rossa vantava un passo più corto di 9,7 centimetri rispetto alla Mercedes W08.
Autori: Zander Arcari – @berrageiz – Niccoló Arnerich – @niccoloarnerich

Immagini: Scuderia Ferrari La storia ci riporta anche alla memoria la celebre Ferrari 312 T5, uno dei progetti meno riusciti della casa di Maranello. Per il Gran Premio di Monaco del 1980, la scuderia stravolse la vettura in un disperato tentativo di renderla competitiva.
Fu adottato un passo corto (parametro che all’epoca poteva essere modificato in stagione) e vennero introdotte corpose novità aerodinamiche. Sforzi che, tuttavia, si rivelarono vani, considerando che la domenica Gilles Villeneuve non andò oltre la quinta posizione.
F1, Ferrari: cosa comporta tecnicamente il passo corto nel confronto con McLaren
Una monoposto con un interesse ridotto garantisce una velocità di rotazione superiore. Di riflesso permette ai piloti di anticipare sensibilmente l’apertura del gas in uscita da ogni singola curva. Una dote fondamentale, considerando che il raggio medio delle pieghe monegasche è estremamente ridotto. Moltiplicando questo micro-vantaggio per l’intera lunghezza del tracciato, al traguardo si capitalizza un margine cronometrico di assoluto rilievo.
La McLaren potrà sfruttare appieno questo beneficio, mentre la Ferrari cercherà di sopperire facendo leva su altre virtù. Resta da valutare quale peso specifico assumerà tale fattore una volta che le vetture calcheranno l’asfalto, ma rappresenta innegabilmente un’arma letale per la scuderia di Woking, che proprio qui festeggia i suoi 1000 Gran Premi.

La SF-26 dispone di un eccellente grip meccanico e di un’ottima gestione degli pneumatici; ciononostante, la McLaren si candida al ruolo di grande favorita in virtù di questo vantaggio intrinseco, capace di regalare decimi preziosissimi.
Quanti, di preciso? Azzardare una stima esatta è complesso, poiché richiederebbe modelli dettagliati delle monoposto e simulazioni avanzate del tracciato. Tuttavia, una simile discrepanza a livello di interasse può, da sola, quantificare un guadagno sul giro stimabile in un range tra 1 e 2,5 decimi.
Autori: Zander Arcari – @berrageiz – Niccoló Arnerich – @niccoloarnerich
Immagini: Scuderia Ferrari