Il primo ritiro stagionale di Andrea Kimi Antonelli spezza un filotto di vittorie che appariva ineluttabile, ma non oscura l’enorme caratura tecnica dell’italiano in F1 a bordo della W17. Se il Gran Premio sorride al primo e storico trionfo di Lewis Hamilton in rosso, in casa Mercedes la vera notizia è l’ennesima prova di forza del diciannovenne in pista aveva battuto ancor una volta George Russell.
L’epilogo amaro e il rammarico tattico
La corsa spagnola ha offerto un finale crudele per il leader del mondiale. Nelle fasi conclusive dei 66 giri previsti, Antonelli sembrava ormai avviato a blindare la seconda posizione alle spalle di Hamilton. Dopo aver faticato nel primo stint, l’italiano ha ritrovato un passo eccellente nelle due frazioni successive, riuscendo a sferrare l’attacco decisivo su George Russell in Curva 1.

Tuttavia, poco dopo aver superato il compagno di box, la sua Mercedes si è ammutolita. Il bolognese si è visto pertanto costretto al primo ritiro della stagione. Uno scenario che di fatto interrompe una striscia di cinque vittorie consecutive. La tattica a due soste scelta dal muretto Mercedes aveva inizialmente pagato sino a che il problema di Fernando Alonso ha scatenato la Virtual Safety Car.
Contesto che ha permesso a Lewis Hamilton (su tre soste a causa delle alte temperature) di effettuare l’ultimo pit-stop e mantenere la leadership. Come ha lucidamente analizzato lo stesso Kimi a fine gara, il rammarico non è per il guasto meccanico in sé, quanto per non essere riuscito a superare Russell con maggiore anticipo nel secondo stint.

Una manovra che, a suo dire, gli avrebbe forse permesso di arginare il ritorno della Ferrari e contendere la vittoria al sette volte iridato. Resta comunque la sportività del diciannovenne, felice per il ritorno al successo di Lewis Hamilton con la Ferrari, e la consapevolezza di conservare ancora 41 punti di margine nella classifica Piloti, oltre al fatto che Russell, ancora una volta era stato battuto.
Antonelli: la spietata legge del predestinato
George Russell aveva forse accarezzato un’illusione. Per un intero fine settimana, l’inglese ha danzato un passo avanti, qualificandosi meglio, interpretando con più naturalezza le bizze della pista, credendo per un attimo di essersi scrollato di dosso l’ingombrante talento di questo ragazzino terribile. Eppure, la cronaca domenicale ha ribadito una verità tanto brutale quanto affascinante.
I fuoriclasse veri, quelli marchiati a fuoco dal destino, non hanno alcun bisogno del cosiddetto weekend perfetto per rammentarti chi comanda. Kimi Antonelli non era al top della forma, lo ha ammesso egli stesso con l’onestà clinica di chi non cerca alibi. Eppure, sornione, è rimasto lì Incollato agli scarichi del compagno tutto il tempo, sopportando i momenti di opacità.

L’italiano ha semplicemente atteso l’istante in cui l’inesorabile legge del più forte poteva compiersi. Il sorpasso in curva 1, giunto poco prima che la meccanica della sua W17 decidesse di tradire l’arte, non è stato un banale avvicendamento di posizioni. È stato un verdetto. Anche nei giorni stonati, anche quando la monoposto sembra obbedire più volentieri all’altro lato del box, Kimi trova l’angolo cieco.
Quella frazione di secondo in cui sferrare il colpo che annichilisce ogni certezza di Russell. George che, suo malgrado, deve rassegnarsi a un’evidenza storica, di quelle contro cui nessun simulatore o telemetria può nulla: ci sono ottimi piloti che guidano splendidamente un’automobile, e poi c’è chi è semplicemente nato per sottometterla e dettare legge. Per ora, nel 2026, Kimi ricopre questo ruolo.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Mercedes