Il cedimento del wheel shield sulla Mercedes W17 è costato la vittoria in F1 a Kimi Antonelli nella pista di Silverstone. Di fatto ha stravolto l’equilibrio della sua monoposto. La rottura di questa appendice ha polverizzato ben 100 punti di efficienza aerodinamica. Ma cosa serve e come funziona questa appendice? E quali sono le ragioni per cui ha ceduto? Scopriamolo.
F1, wheel shield: un elemento molto poco conosciuto
Parliamo di un componente spesso considerato secondario o poco influente, che, alla fine dei conti, è costato la vittoria in terra inglese a Kimi ottenuta poi dalla Ferrari di Leclerc. Stiamo parlando del cosiddetto wheel shield, come è stato definito via radio dal britannico Peter Bonnington, ingegnere di pista della casa tedesca che segue il giovane talento bolognese.
Nel regolamento tecnico della Federazione Internazionale stillato per la stagione di Formula 1 2026, questo elemento viene generalmente denominato wheel bodywork. Deve sottostare a precisi box regolamentari, oltre i quali le paratie e i deflettori non possono “sporgere”. Queste particolari appendici aerodinamiche, ovviamente sono vincolate alla ruota.

Motivo per cui ruotano con essa in ogni in ogni singola curva de tracciato. Lo scopo di questo elemento è di natura prettamente aerodinamica: la paratia in questione, pertanto, si occupa di gestire la scia turbolenta generata dal rotolamento degli pneumatici anteriori. Un lavoro decisivo per la gestione della massa fluida diretta verso la parte centrale della monoposto.
Mercedes: cos’è il wheel shield e a cosa serve
Osservando le forme della componente grazie alla nostra illustrazione grafica, possiamo capire come questa appendice mira a generare un effetto outwash, appunto per allontanare le turbolenze dal corpo vettura. Un lavoro importante, per evitare che i flussi a bassa energia che circolano in questa zona dell’auto finiscano per incanalarsi verso il fondo disturbando l’aerodinamica.
L’elemento in questione ha quindi un enorme potenziale, ed è proprio per questa ragione che la FIA ne definisce rigorosamente spessore, raggi e curvatura minima. In definitiva, il wheel shield ottimizza notevolmente l’aerodinamica dell’auto. Non è quindi una sorpresa che Antonelli abbia perso ben 100 punti di efficienza a causa della mancanza di questo elemento.

Inoltre, accusare uno scompenso solamente su un fianco della monoposto genera un chiaro sbilanciamento. Avere un surplus di resistenza aerodinamica solo su un’asse dell’auto, in questo caso quello anteriore sinistro, fa si che l’auto perda bilanciamento, in quanto l’handling del pilota non ha più il giusto equilibrio: è come avere un freno costantemente azionato su quel lato della macchina.
Come e perché il wheel shield di Kimi Antonelli si è rotto?
Anzitutto, il fattaccio: quando mancavano circa 10 tornate al termine della gara, il componente in questione ha ceduto. Kimi è rientrato ai box, dove gli è stata sostituita l’ala anteriore. Il team non aveva capito immediatamente quale fosse il grattacapo, tanto che l’italiano è stato costretto a un’ulteriore sosta che ha pregiudicato ancor di più la sua gara.
In questo frangente, i meccanici hanno sradicato la paratia che, in quelle condizioni, rischiava di provocare ulteriori danni. Lo stesso Kimi Antonelli ne ha parlato a fine gara, raccontando che senza il secondo stop l’obiettivo era raggiungere il sesto posto, portando a casa otto lunghezze preziose per la classifica piloti. Stabilire con esattezza il motivo per cui il pezzo abbia ceduto non è semplice.

Tuttavia, la logica suggerisce che l’elemento abbia sofferto troppe vibrazioni passando sui cordoli, finendo per rompersi. D’altra parte, parliamo di componenti studiate per risparmiare quanto più peso possibile, spesso a discapito della resistenza strutturale. Un “piccolo” inconveniente dall’enorme impatto sulla vettura, che di fatto ha tolto a Kimi la grande chance di vincere il Gran Premio.
Autore, immagini e illustrazioni: Zander Arcari – @berrageiz