F1, GP Monza: la straordinaria pole position di Pierre Gasly ha spinto il paddock, come spesso accade di fronte a exploit inaspettati, alla ricerca del singolo fattore in grado di fare la differenza. Sebbene lβAlpine stia attraversando una fase di sviluppo decisamente positiva, le prestazioni assolute non sono ancora paragonabili a quelle di Ferrari o Mercedes; la scuderia francese si confronta infatti con le Racing Bulls, destinate a rimanere le principali avversarie anche nel prossimo futuro.
F1, Alpine: un perfetto incastro di elementiΒ
Tra gli addetti ai lavori si Γ¨ ipotizzato che il segreto della A526 risiedesse in un livello di drag inferiore rispetto alla Mercedes. Un’ipotesi plausibile, ma non sufficiente a spiegare l’intero risultato. L’ottima efficienza aerodinamica ha permesso agli ingegneri di ampliare la finestra di setup sul tracciato brianzolo, tuttavia la conquista della prima posizione Γ¨ il frutto di una delicata combinazione di fattori.
Già venerdì il passo era parecchio competitivo, pur con una palese mancanza di aderenza a centro curva che richiedeva ulteriori affinamenti. Il salto prestazionale tra la terza sessione di libere e le qualifiche è stato davvero imponente, abbassando il cronometro di oltre un secondo. Un lavoro azzeccato da tutta la squadra che ha saputo leggere alla perfezione la pista.

Un chiaro progresso figlio di un ritrovato grip in percorrenza e di una magistrale lettura delle mescole sul giro secco. D’altra parte, lo sappiamo bene pensando ai problemi Ferrari, saper dare del tu alle gomme resta, in questa Formula 1 moderna, un vantaggio molto redditizio. Colmato il divario nel guidato, le migliori velocitΓ di punta hanno infine sancito il vantaggio sui top team.
GP Monza: l’impatto degli aggiornamenti aerodinamiciΒ
Un ruolo cruciale Γ¨ stato giocato dal pacchetto introdotto a Zandvoort, concepito per restituire slancio alla monoposto. In Olanda ha debuttato un fondo inedito, studiato per operare in un range di condizioni piΓΉ ampio, accompagnato da una completa riprofilatura della geometria del diffusore. Gli interventi hanno coinvolto anche la floor board e il floor edge, il bordo esterno del fondo, puntando a massimizzare il carico sull’asse posteriore.

Mentre a Zandvoort questi aggiornamenti erano un’esclusiva di Gasly, a Monza sono approdati anche sulla monoposto di Colapinto. Se in Olanda il potenziale era rimasto parzialmente inespresso, in Brianza le evoluzioni hanno esaltato la finestra operativa della vettura: poter contare su un fondo che lavora in modo ottimale Γ¨ vitale su questa pista, poichΓ© consente di generare spinta verticale limitando la resistenza all’avanzamento.
Gasly: il fattore pilota e l’esecuzione strategicaΒ
A coronare questo quadro tecnico sono intervenuti due fattori decisivi: l’interpretazione di Pierre Gasly e la luciditΓ del muretto box. Il francese ha saputo capitalizzare il pacchetto a disposizione, gestendo una monoposto aerodinamicamente scarica e limitando le perdite nelle fasi di percorrenza. L’ottimo bilanciamento si Γ¨ tradotto in una guida estremamente pulita, priva di vistose correzioni al volante.
Questo sebbene si sono confermate le velocitΓ minime a centro curva fisiologicamente inferiori, della Alpine A526, se paragonato rispetto ai diretti rivali che solitamente lottano per la pole position. Poi, la mera esecuzione della qualifica ha completato l’opera. Uscendo per ultimi dalla pit lane nel decisivo tentativo del Q3, Gasly e Colapinto hanno goduto di un vantaggio inestimabile.

Ci riferiamo alla scia dell’intero gruppo. La squadra non ha orchestrato alcun gioco interno da questo punto di visto, Gasly precedeva infatti il compagno in pista. Il francese, pertanto, ha potuto puntare esclusivamente sul massiccio traino aerodinamico offerto dal trenino di vetture lanciate davanti a loro. Un vantaggio non da poco che ha fatto senza dubbio alcuno tanta differenza.
Autori: Zander Arcari β @berrageiz β NiccolΓ³ Arnerich β @niccoloarnerich
Immagini: Scuderia Alpine β F1Tv