Il secondo GP della F1 2026 va in archivio riproponendo valori già apprezzati a Melbourne. Mercedes e Ferrari animano le prime fasi della gara fin quando le frecce d’argento fanno il vuoto. Il prematuro ritiro McLaren non consente di collocare le MCL40 in una ideale gerarchia dei valori. Le migliori power unit del lotto consentono ai team clienti di raggiungere senza affanno la zona punti. Ma quanto vale lo spettacolo a cui abbiamo assistito nel primo back to back della stagione?
F1 2026: l’effimera esaltazione di uno spettacolo artefatto
Come spesso capita, chi riesce a capitalizzare una rivoluzione normativa non può che essere felice del regolamento. Viceversa, chi è in affanno lo stronca senza se e senza ma. Chi non ne fa mistero è Max Verstappen che, al di là dei limiti della RB22, non riesce proprio a calarsi in questa nuova realtà. Uno scenario in cui non conta ottimizzare la performance, ma normalizzarla nel corso di un giro e dell’intera gara, sacrificando l’istinto sull’altare della gestione elettrica.
Anche Leclerc sta cercando di adattarsi a questo nuovo modo di correre, nonostante l’ultima nata del Cavallino Rampante sia una monoposto competitiva. In particolare, il monegasco ha lasciato intendere che questa generazione di auto della F1 2026 mortifica uno dei suoi punti di forza, ovvero la prestazione assoluta in qualifica. Ovviamente la rinnovata competitività delle rosse lenisce il rigetto verso una tecnologia strampalata che produce duelli artificiali.

Presunti esperti hanno accostato, in modo temerario, il duello Arnoux – Villeneuve ai sorpassi e controsorpassi tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton. René, Gilles, perdonate loro perché non sanno ciò che dicono, o forse lo sanno ma devono vendere un prodotto artificiale. Non è una nostalgica critica pensando alla Formula 1 che fu.
La massima categoria del motorsport è sempre stata l’apice della tecnologia applicata alle quattro ruote. Pertanto, sperimentare è nell’ordine naturale della categoria. Tuttavia, mai in passato una rivoluzione tecnica come quella della F1 2026 ha costretto i piloti a rinunciare ai fondamentali della guida. Oggi non occorre un grande staccatore, un mastino nel corpo a corpo o un fine manico nella tenuta del mezzo. La gestione della energia è il pilota del successo.
F1 2026, l’italica indulgenza
La coerenza impone la seguente riflessione: se la Ferrari non fosse ritornata competitiva ci sarebbe la medesima indulgenza verso questo spettacolo surreale, specie alle nostre latitudini? Una architettura delle power unit concepita dalla Federazione Internazionale per attirare nuovi costruttori, avallata superficialmente dai costruttori già presenti nel Circus.

Una Rossa che combatte almeno nelle prime fasi della gara rende meno difficile da digerire questo spettacolo, in cui l’occhio dello spettatore deve essere sempre attento al livello di carica dell’ERS. Il ritorno alla vittoria del Cavallino Rampante non è una chimera, specie se lo sviluppo aeromeccanico della SF-26 sarà all’altezza della situazione. Idem per il motore.
La presente disamina nulla toglie al merito degli ingegneri dei vari costruttori, Honda esclusa (per il momento, nda), che sono riusciti a dare un minimo di credibilità a questa nuova generazione di unità di potenza. Dal punto di vista ingegneristico le PU 2.0 sono una sfida enorme e ancora immatura. Cercare di trovare performance all’interno dei paletti previsti dal regolamento è stata un’impresa.
Formula 1 2026: la sconfitta dei piloti
Chi ne esce fortemente ridimensionato è il pilota, indipendentemente da chi vince o chi perde, perché è a loro richiesto di amputare parte del loro talento naturale. Tutte le categorie propedeutiche, a partire dai kart, premiano chi mette in mostra doti che oggi non sono più condizione necessaria per poter guidare una monoposto di Formula 1. O per lo meno sono differenti

Alla fine, da affamati di motorsport, ci faremo piacere anche questo genere di gare nella speranza che nel più breve tempo possibile ci si possa esaltare per una staccata, per una curva in pieno e per duelli effimeri in cui vince un solo fattore: la carica batteria. È questa la speranza, perché pensare che d’ora in poi la F1 sarà questo fa molto male…
Autore: Roberto Cecere – @robertofunoat
Immagini: Scuderia Ferrari