Il secondo capitolo dell’avventura di Lewis Hamilton in F1 con la Ferrari si è aperto con una qualifica ben al di sotto delle aspettative della vigilia. Il settimo posto sulla griglia di partenza di Melbourne rappresenta un risultato deludente per il pilota britannico, specialmente considerando il potenziale intravisto durante le prove libere. Mentre la Mercedes ha confermato una superiorità tecnica apparentemente incolmabile, la SF-26 non è riuscita a blindare la seconda fila, lasciando Hamilton intrappolato nel traffico del midfield.
Ferrari, Hamilton frenato dal recupero energia
I problemi riscontrati dal sette volte campione del mondo sono speculari a quelli del compagno Leclerc, focalizzandosi sulla critica gestione dei flussi energetici. In un’era tecnica dove il recupero e il rilascio dell’elettricità definiscono il tempo sul giro, la Ferrari ha mostrato lacune evidenti nel sincronizzare il sistema ibrido. Il fenomeno del “super clipping”, ovvero il taglio improvviso di potenza a fine rettilineo, ha penalizzato pesantemente la progressione di Lewis durante le fasi decisive.
Il passaggio dalla Q1 alla Q2 ha segnato il momento di rottura nella prestazione del pilota inglese, che fino a quel punto sembrava in pieno ritmo. Un calo di potenza avvertito subito dopo l’inizio del giro ha costretto Hamilton a un rientro ai box per tentare un reset elettronico d’emergenza. Nonostante l’intervento dei tecnici, il ritmo è andato perduto, impedendo di estrarre quel potenziale che avrebbe potuto garantire quantomeno una posizione nelle prime due file dello schieramento.

La complessità di queste monoposto 2026 solleva seri dubbi sulla spettacolarità del format, specialmente per la difficoltà nel gestire batterie così sofisticate su tracciati energivori. Hamilton ha espresso preoccupazione per la gara di domani, prevedendo che i sorpassi saranno ancora più complessi a causa della natura di queste nuove unità di potenza. Il rischio è quello di assistere a una processione dove la strategia energetica prevale sul talento puro del pilota in fase di attacco.
Lewis, il primo podio con la Ferrari è ancora lontano?
Nonostante l’amarezza per il piazzamento, il britannico resta convinto che la SF-26 possieda una base solida, oscurata oggi solo da un’esecuzione imperfetta nelle fasi chiave. La vettura ha trasmesso sensazioni positive in termini di bilanciamento meccanico, suggerendo che senza i glitch elettronici il risultato sarebbe stato potenzialmente diverso. La missione ora è mantenere la calma e analizzare ogni dato per evitare che i blackout energetici si ripetano sulla distanza dei 58 giri.
La sorpresa di giornata, rappresentata dal terzo posto di Hadjar su Red Bull, ha ulteriormente complicato il quadro tattico della Scuderia di Maranello in ottica podio. Hamilton si troverà a dover rimontare in una griglia dove i valori sembrano ancora molto instabili e soggetti a variabili tecniche improvvise. La capacità di comprendere i limiti del sistema ERS sarà il fattore discriminante tra una gara anonima e una rimonta.

Un’ancora di salvezza potrebbe arrivare dalla procedura di partenza, un momento che Hamilton spera di interpretare meglio degli avversari per guadagnare posizioni preziose allo spegnimento dei semafori. In questa fase embrionale del regolamento, lo stacco della frizione e la gestione della trazione elettrica nei primi metri sono incognite che potrebbero rimescolare le carte.
Il Gran Premio d’Australia si preannuncia dunque come una lunga maratona di gestione, dove l’affidabilità e l’intelligenza tattica peseranno quanto la velocità pura. Lewis è chiamato a trasformare la frustrazione del sabato in una prestazione solida, cercando di limitare i danni contro una Mercedes che sembra correre in un’altra categoria.
Autore: Andrea Bovone
Immagini: Scuderia Ferrari