All’alba di questa nuova era, la F1 2026 ha visto un pesante cambio di “regole del gioco”. GP Australia: guardando la corsa ci si accorge quanto sia cambiata la strategia e come il fattore elettrico sia ora preponderante. Ferrari e Mercedes ce lo “hanno spiegato” molto bene nei primi giri. Per il pilota diventa ora un enorme impegno mentale, in quanto deve saper gestire, oltre a tutte le solite manovre in pista, pure il sistema ibrido in maniera intelligente.
Primo Stint: gioco di erogazione tra Leclerc e Russell
Allo start è cambiato più di quanto Leclerc pensava. Il monegasco aveva parlato anche di questo aspetto nella giornata di ieri. Lo aveva fatto sottolineando come questo ipotetico vantaggio della Rossa rispetto ai diretti competitor fosse molto più contenuto rispetto a quanto visto nei test. Così non è stato, però. Alla bandiera verde, Charles ha bruciato facilmente 3 monoposto, passando dalla quarta alla prima piazza.
Da lì in poi, tra Leclerc e Russell è stato un tira e molla. Il famoso effetto yo-yo da noi anticipato. Il tema energia è stato centrale in questa corsa. Il pilota dev’essere in grado di amministrare la potenza derivante dal moto generatore MGU-K, senza però “abusare” dell’apporto di energia extra. La prossima considerazione riguarda quanto esaminato nella primissima parte del Gran Premio.

All’inizio del giro, le vetture tedesche riuscivano a essere leggermente più forti in termini di erogazione pura (deployment). Per questa ragione, alcuni degli attacchi di Russell sono arrivati proprio alla staccata di curva 3, dove la strategia software della Ferrari tagliava l’energia ben prima della Mercedes. Leclerc riusciva poi a restituirgli il sorpasso sul rettilineo verso curva 9.
Secondo Stint: Ferrari sceglie la Media e non sdoppia le strategie
Al giro 12, lo stop in pista di Hadjar ha determinato il regime di Virtual Safety Car. Ciò ha ovviamente offerto ai team l’occasione di effettuare il pit-stop. Sul piano degli pneumatici, i due competitor in questione hanno sdoppiato completamente le strategie. Mentre la Ferrari è rimasta sul “Plan A”, “skippando” la sosta, Mercedes realizza il cambio gomme passando alla Hard. La strategia era chiara: tagliare il traguardo senza ulteriori cambi, considerando il basso degrado.
La Ferrari doveva spingere maggiormente sulla Medium per accumulare del gap, ma ha scelto di non farlo. Sulla gomma gialla, Leclerc non ha guadagnato molto nei confronti di Russell. Al giro 26 ha poi effettuato la sosta per passare alla Hard con un compound più fresco di 13 giri: questa è stata la scommessa della Rossa. Leclerc è tornato in pista a circa 16 secondi da Russell. A questo punto la domanda era la seguente: era sufficiente per riprendere la leadership?

Da lì in poi, il muretto ha fornito molte informazioni ai due ferraristi: si è parlato di velocità minime per le curve 5, 10 e 12 e delle zone dove fare lift off. Ma il gap su Russell è rimasto pressoché costante. Al giro 32, il muretto Mercedes ha dichiarato le volontà: arrivare sino al traguardo senza più soste. Russell era d’accordo, sostenendo che però ci voleva coraggio, perché si vedeva del graining sull’anteriore sinistra, il compound maggiormente sollecitato. Tuttavia, il ritmo non è sceso.
Ferrari, l’errore: strategia “scomoda” sul piano gomme
La Ferrari non ha avuto quel vantaggio che pensava potesse derivare da una gomma più fresca. Il degrado fisico è comunque relativamente basso. Pirelli lo aveva chiarito: il singolo stop era la strategia ottimale. Resta da capire perché la Ferrari non abbia sdoppiato la strategia. All’apertura di una nuova era è possibile commettere degli errori di valutazione, ma in un contesto complesso e ambiguo sarebbe utile diversificare con almeno uno dei due piloti.
Con Hamilton si poteva seguire la strategia Mercedes per coprire anche l’altro scenario. Il team italiano si è messo pertanto in una condizione scomoda. Non avendo passo per recuperare terreno, dovevano solamente sperare in una Safety Car per ripartire “da zero”, realizzando la sosta (che avrebbe fatto pure Mercedes). Per il resto, va detto che sull’arco dei 300 chilometri le mappe software della gestione energetica sembrano pagare maggiormente per la SF-26.

Per questo possiamo dire che almeno in questi termini il gap sulle vetture di Brackley risulta piuttosto appiattito. Le differenze non erano affatto marcate come ci si aspettava dopo la qualifica di ieri a livello di software. Da qui lo stupore dei piloti. A livello di passo “puro”, le due vetture in questione erano molto simili e questo, senza ombra di dubbio, è il dato più incoraggiante che la Rossa deve portarsi a casa dal Gran Premio di Australia e sul quale, ovviamente, lavorare ancora.
Autori: Zander Arcari – @berrageiz – Niccoló Arnerich – @niccoloarnerich
Immagini: Scuderia Ferrari