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Mercedes, la FIA chiude il caso: la W17 non è irregolare

Il Gran Premio della Cina ha acceso un dibattito tecnico che, come spesso accade in Formula 1, va ben oltre l’episodio in sé. Al centro dell’attenzione, questa volta, c’è la Mercedes W17 e il comportamento dell’ala anteriore, osservato in maniera piuttosto evidente nei video on board e nei replay televisivi. Un movimento anomalo, apparentemente in due fasi, che ha subito attirato l’attenzione degli avversari.

Il punto non era tanto l’apertura o la chiusura del flap, quanto la modalità con cui questa avveniva. In alcune situazioni, l’ala sembrava tornare in posizione con un ritardo percepibile, non con un singolo movimento netto ma con una sorta di doppio step.  Un dettaglio sufficiente a generare sospetti, al punto che diversi team, tra cui Red Bull, McLaren e Ferrari, hanno chiesto dei chiarimenti alla FIA.

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L’ala anteriore della Mercedes W17 sotto investigazione da parte della FIA

E la risposta della Federazione, almeno in questa prima fase, è stata chiara: nessuna irregolarità per Mercedes. Secondo The Race, la spiegazione fornita dal team tedesco è ritenuta credibile e sufficiente. Alla base del comportamento dell’ala non ci sarebbe alcun intento progettuale volto a ottenere un vantaggio, ma un semplice errore di calcolo legato alla pressione idraulica del sistema.

Il caso della chiusura dell’ala in Cina

In pratica, la forza disponibile non era sempre sufficiente a riportare il flap nella posizione prevista alle alte velocità, generando così quel ritorno “a due tempi” che aveva attirato l’attenzione. Un’anomalia, più che una soluzione studiata. E, a conferma della buona fede, la stessa Mercedes è intervenuta già nel corso del weekend di Shanghai, sostituendo l’ala anteriore sulla vettura di Russell durante le qualifiche. I

l lavoro è poi proseguito a Brackley tra Cina e Giappone, con l’obiettivo di rendere il sistema idraulico più efficiente e, soprattutto, più coerente nel comportamento. Un passaggio necessario non solo per evitare ulteriori dubbi regolamentari, ma anche per migliorare la prestazione complessiva. Ed è proprio qui che emerge un aspetto interessante.

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Kimi Antonelli (Mercedes) a bordo della W17 a Shanghai

Le analisi condotte dalla FIA hanno suggerito che un flap che si chiude lentamente non rappresenta un vantaggio, ma piuttosto un limite. In particolare in fase di frenata, dove la variazione del carico aerodinamico influisce direttamente sul bilanciamento della vettura. Un ritardo nella chiusura può generare instabilità, rendendo più difficile l’ingresso in curva.

Questo elemento si inserisce in un discorso più ampio, che riguarda l’evoluzione aerodinamica delle monoposto attuali. I sistemi di gestione delle ali, anteriori e posteriori, sono diventati uno degli strumenti principali per ottimizzare il comportamento della vettura nelle diverse fasi della curva. Non si tratta più solo di scegliere un livello di carico, ma di gestirne la variazione in tempo reale.

In questo contesto, la velocità con cui i flap si muovono tra le posizioni limite diventa un fattore chiave. Non tanto l’escursione in sé, regolata da parametri ben definiti, quanto la fase di transizione. È lì che si gioca l’equilibrio della vettura, soprattutto nelle staccate più impegnative.

La spiegazione della FIA su Mercedes

La Mercedes, sotto questo aspetto, ha mostrato soluzioni interessanti. A Shanghai, ad esempio, si è osservato come la gestione della chiusura dei flap potesse variare a seconda del tipo di curva. Nelle frenate più lunghe, come quella di curva 14, una chiusura progressiva consente di mantenere il bilanciamento più arretrato nelle prime fasi, per poi spostarlo gradualmente in avanti.

Un comportamento che aiuta a stabilizzare la vettura e a migliorare l’inserimento. Al contrario, nelle curve con frenate più brevi, una chiusura più rapida permette di avere immediatamente un avantreno più incisivo. È un lavoro di fino, che si gioca su millisecondi e che richiede una perfetta integrazione tra aerodinamica, meccanica e sistemi di controllo.

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Nikolas Tombazis, il direttore delle monoposto FIA

Ed è proprio su questo terreno che si inserisce il tema regolamentare. Le norme attuali fissano un tempo massimo per il movimento dei flap, indicato in 400 millisecondi. Superare questo limite significherebbe uscire dal perimetro consentito. Alcune analisi parlano di tempi anche doppi rispetto a questo valore nel caso della W17, ma la FIA, per il momento, non ha rilevato irregolarità tali da richiedere interventi.

La questione, quindi, resta aperta. Non tanto per quanto accaduto in Cina, ormai chiarito, quanto per le implicazioni future. Perché se da un lato il comportamento osservato è stato ricondotto a un errore, dall’altro il tema della gestione dinamica delle ali resta centrale nello sviluppo delle vetture.

Mercedes osservasta speciale

È difficile pensare che un team come Mercedes possa esporsi deliberatamente a una violazione così evidente, su un sistema peraltro facilmente osservabile. Più realistico, invece, considerare quanto il margine tra innovazione e regolamento sia sempre più sottile. E quanto ogni dettaglio, anche apparentemente marginale, possa diventare oggetto di attenzione.

In fondo, è proprio questa la natura della Formula 1. Un continuo confronto tra interpretazione tecnica e limiti regolamentari, dove ogni soluzione viene analizzata, discussa e, se necessario, chiarita. Il caso dell’ala della W17 rientra perfettamente in questa dinamica.

A Suzuka, con le modifiche introdotte, il comportamento dell’ala sarà un osservato speciale. Non tanto per eventuali sospetti, quanto per capire se e come Mercedes riuscirà a trasformare un’anomalia in un sistema più efficiente. Perché, al di là delle polemiche, è lì che si gioca la vera partita: nella capacità di evolvere, senza uscire dal perimetro delle regole.

Autore: Roberto Valenti

Immagini: Mercedes