La FIA si prepara a testare un nuovo sistema di sicurezza elettronica progettato per prevenire il rischio di monoposto ferme sulla griglia di partenza. Anti-Stallo F1: l’iniziativa, che vedrà il suo debutto in forma di esperimento nei weekend di Miami e Montreal, nasce dalla necessità di compensare le sfide tecniche introdotte dalle Power Unit del 2026 e semplificare le fasi di partenza. Vediamo di che si tratta.
L’evoluzione tecnica: l’addio all’MGU-H e le nuove criticità
La tecnologia pensata dall’organo legislativo non punta alla prestazione pura, bensì a garantire l’incolumità dei piloti evitando collisioni ad alta velocità contro vetture rimaste improvvisamente statiche al via. L’universo della F1 è alla vigilia sta affrontando una rivoluzione tecnica che ha cambiato il DNA delle Power Unit. Lo sappiamo bene.
Con l’introduzione dei nuovi regolamenti, abbiamo assistito a una semplificazione dell’architettura con l’eliminazione dell’MGU-H, il generatore termico che ha caratterizzato la prima era ibrida. Sebbene questa scelta sia stata dettata dalla volontà di attrarre nuovi costruttori e ridurre i costi di sviluppo, pro di una mossa che ha comportato sfide ingegneristiche notevoli, specie per la gestione del turbo.

In assenza del recupero energetico dall’entalpia dei gas di scarico che fungeva da motore elettrico per mantenere la turbina in rotazione anche quando il flusso di gas di scarico era insufficiente, i piloti devono fare i conti con un turbo lag molto più marcato. Questa caratteristica rende la partenza, il momento in cui il motore passa dal regime di minimo alla massima spinta, un’operazione ad alto rischio stallo.
Osservando i primi tre Gran Premi della stagione, la Federazione Internazionale ha dunque ravvisato la necessità di intervenire. Obiettivo? Prevenire scenari in cui una o più monoposto possano restare pericolosamente ferme sulla griglia di partenza mentre il resto del gruppo sopraggiunge a velocità elevate. Un pericolo che la F1 2026 non deve correre affatto.
Anti-stallo F1, lo schema logico: come funziona il sistema 2.0 FIA
Per rendere il concetto immediatamente comprensibile, abbiamo schematizzato il processo di attivazione del sistema in quattro fasi critiche:

Il sistema oggetto di valutazione durante i fine settimana di Miami e Montreal non è concepito come un aiuto alla guida, ma come un dispositivo di emergenza. La Federazione Internazionale ha chiarito che il protocollo si basa sull’analisi telemetrica in tempo reale. Verrà monitorata l’accelerazione della monoposto nel primo secondo dopo lo spegnimento dei semafori.
Se il sensore di movimento rileva una carenza di spinta tale da prefigurare uno stallo meccanico, l’unità elettrica interverrà automaticamente fornendo la coppia necessaria a muovere la vettura. È fondamentale sottolineare che questo supporto non garantirà una prestazione competitiva.

Al contrario, la monoposto interessata si muoverà in modo visibilmente più lento rispetto ai rivali, con l’unico scopo di liberare la piazzola e permettere al pilota di raggiungere una velocità minima che riduca la differenza cinetica con chi segue, evitando l’effetto “muro” che ha causato gravissimi incidenti in passato. Tutto per alzare al massimo la sicurezza.
Anti-Stallo F1, la parola alla FIA: le chiarificazioni di Tombazis
Per dissipare ogni dubbio circa possibili vantaggi competitivi o “aiutini” a team in difficoltà con la frizione, è intervenuto direttamente Nikolas Tombazis, direttore tecnico della FIA. Rispondendo a chi suggeriva come il sistema potesse avvantaggiare chi ha faticato in questo avvio di stagione, Nikolas ha spiegato con estrema precisione i confini dell’intervento:
“Il sistema è pensato per sopperire a partenze molto brutte che rischiano di innescare situazioni pericolose. È bene chiarire che un pilota autore di una partenza non ottimale non potrà contare su un aiuto da parte di questo sistema. Per intenderci, sarebbe sicuramente entrato in funzione sulla monoposto di Lawson al via del Gran Premio d’Australia, ma non nel caso dell’avvio di Verstappen a Shanghai. Per chi parte semplicemente male, tutto resterà invariato.”

Il responsabile tecnico è poi entrato nel dettaglio del funzionamento dinamico, confermando che l’attivazione non sarà invisibile: “Verrà monitorato il movimento della monoposto nel primo secondo dopo lo spegnimento dei semafori, verificando l’accelerazione. Se emergerà una situazione pericolosa, scatterà l’aiuto elettrico… Non lo farà alla stessa velocità delle altre, ma sarà comunque sufficiente per evitare che diventi un ostacolo fermo.”
Equità sportiva e gestione delle sanzioni
Un aspetto interessante del dibattito interno tra FIA e squadre riguarda la gestione sportiva dell’evento. Inizialmente, la Federazione aveva ipotizzato che i piloti “soccorsi” dal sistema elettrico dovessero scontare una penalità di drive-through al termine del primo giro. L’idea era quella di scoraggiare qualsiasi tentativo di sfruttare il sistema come paracadute prestazionale.
Tuttavia, come riportato da Tombazis, i team hanno mostrato una compattezza inaspettata nel rifiutare questa misura. I rappresentanti delle squadre, all’unanimità, hanno ritenuto la sanzione superflua, poiché il sistema, per come è concepito, non può offrire alcun beneficio prestazionale. Anzi, l’attivazione comporta una perdita di posizioni tale da rendere già “punitiva” la dinamica stessa dello stallo evitato.

Il test che verrà condotto a Miami e Montreal rappresenta un passo avanti significativo verso una Formula 1 che, pur non rinunciando alla propria complessità tecnica, pone la prevenzione degli incidenti in cima all’agenda. Oltre le modifiche sull’energia ibrida della FIA, se i dati raccolti saranno positivo, vedremo questa tecnologia integrata stabilmente nel regolamento 2026, fornendo una rete di sicurezza essenziale per l’era dei motori ibridi di seconda generazione.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Scuderia Ferrari – FIA