Il segreto delle partenze Ferrari in F1 2026 risiede nel dimensionamento del turbo: una precisa scelta ingegneristica che azzera i vuoti di potenza, compensando anche stacchi frizione meno perfetti. Un vantaggio importante, ma non decisivo nell’attuale formula ibrida dove domina la gestione energetica. Resta da capire: la Scuderia modificherà il sistema introducendo l’ADUO?”
F1 2026: il ritorno allo stacco frizione manuale
Per comprendere appieno l’esasperata sensibilità delle nuove power unit 2026 e l’asimmetria vista in griglia, è fondamentale riavvolgere il nastro. L’attuale situazione si inserisce in un percorso storico fortemente voluto dalla Federazione Internazionale per rimettere il fattore umano al centro della scena. Chi segue la Formula 1 da tempo ricorda bene quanto fosse asettico il momento del via in passato.
Nei primi anni duemila, la Formula Uno aveva dei sistemi di partenza del tutto automatizzati. C’era una sorta “launch control” super sofisticato, grazie al quale le vetture facevano praticamente tutto da sole: serviva posizionare i pedali e attendere che il software gestisse l’erogazione e lo slittamento delle gomme posteriori in totale autonomia. Il gioco era fatto.

Era una perfezione ingegneristica che finiva per uccidere lo spettacolo e la suspense. Per spezzare questa dittatura dell’elettronica, la FIA ha progressivamente smantellato ogni aiuto, arrivando allo snodo cruciale del 2016, quando è stato imposto l’utilizzo di una singola leva della frizione al volante. Al contempo furono vietate le mappature software più permissive.
Oggi, nella tanto chiacchierata F1 2026, lo stacco della frizione è divenuto un’operazione brutalmente manuale. Trovare il punto di attrito perfetto su vetture sempre più complesse come le attuali, pertanto, richiede una sensibilità a dir poco mostruosa. È un esercizio di puro equilibrismo tra il pedale dell’acceleratore e il rilascio della leva al volante, in cui il minimo errore si paga a carissimo prezzo.
Il segreto nel turbo: perché la Rossa scatta come un proiettile
È proprio all’interno di questa delicatissima procedura manuale che si inserisce il vero ago della bilancia di questo avvio di stagione: il turbocompressore. Le primissime gare di questa nuova era hanno regalato un colpo d’occhio che non si vedeva da decenni. Da una parte abbiamo macchine che schizzano via con una motricità perfetta, dall’altra monoposto che sembrano improvvisamente ammutolite sull’asfalto.
Non è una novità che la Ferrari ha puntato su una turbina dalle dimensioni più contenute. Questa architettura si sta rivelando un’arma letale nei primissimi metri. Un turbo piccolo, di fatto, garantisce una reattività immediata e continua a “soffiare” aria nei cilindri anche quando, al momento critico del rilascio della frizione, i giri del motore inevitabilmente calano.

I numeri registrati a Melbourne parlano di una Ferrari capace di coprire lo scatto da 0 a 100 km/h in appena 2,5 secondi, un tempo di reazione importante. Al contrario, chi ha scommesso su un turbo di dimensioni generose sta vivendo un incubo. Per mantenere la pressione ottimale, queste power unit sono condannate a girare altissime, rigorosamente sopra la fatidica soglia degli 8.000 giri al minuto.
Ferrari: il turbo del propulsore italiano non è il male del motore
Questa chiara mancanza di spinta è un difetto che si palesa solamente allo start, mentre per il resto della gara il turbo più grande lavora alla perfezione. Anzi, avendo dimensioni più grandi, riesce a portare un quantitativo di potenza maggiore che forse Ferrari sta pagando. Non sembra essere questo il problema della Rossa, però, in quanto i grattacapi derivano dal deployment, strettamente legato all’endotermico.

Non è ancora dato sapere se la Rossa interverrà sul turbo quando avrà a disposizione l’AUDO concesso dalla FIA. Resta il fatto che al propulsore italiano servono delle chiare modifiche per recuperare un gap dalla Mercedes. Stesso discorso sulla questione aerodinamica, dove deve migliorare il livello di drag. Sotto questo aspetto, l’impiego dell’ala Macarena potrà aiutare, e non poco, la SF-26.
Autore : Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: Scuderia Ferrari