Il terzo posto nel costruttori della F1 2026 e il distacco già significativo da Mercedes, raccontano solo una parte della situazione attuale della McLaren. Perché, guardando oltre i numeri, il quadro che emerge dopo le prime gare del 2026 è quello di una squadra alle prese con più problemi contemporaneamente, ma tutt’altro che fuori dai giochi. Al contrario si attende una MCL40 aggressiva a Miami.
I problemi in avvio e il nodo tecnico
Il punto di partenza è chiaro: l’inizio di stagione è stato complicato. Problemi di affidabilità, difficoltà nella comprensione della power unit e una vettura che, almeno nelle prime uscite, non ha mostrato la solidità vista nel ciclo regolamentare precedente. In Australia e Cina, episodi diversi ma collegati hanno evidenziato una fragilità diffusa con guasti alla stessa componente della power unit su entrambe le vetture.
A questo si sono aggiunti problemi al cambio e all’impianto idraulico, fino alla gestione critica delle batterie, con il rischio concreto di penalità già dopo poche gare. Eppure, non è solo una questione di affidabilità. Il vero nodo sembra essere tecnico. La MCL40 non ha ancora trovato un equilibrio chiaro tra carico ed efficienza. Il dato più evidente riguarda proprio il comportamento in curva.

Nei primi due Gp si vista una mancanza di grip con una difficoltà a generare e gestire energia in modo efficace. Un limite evidente se confrontato con la Mercedes e soprattutto Ferrari. McLaren che utilizza la stessa power unit della squadra di Brackley, ma non riesce a estrarne lo stesso rendimento. Non tanto per un limite hardware, quanto per una comprensione ancora incompleta delle logiche di gestione.
Nelle prime qualifiche stagionali il distacco sul giro secco è stato evidente, con differenze molto importanti rispetto alle due vetture tedesche. Un gap che si è progressivamente ridotto, ma che resta significativo nella sessione classificatoria. A Suzuka, ad esempio, il distacco si è contenuto entro pochi decimi, segnale di un lavoro che sta iniziando a dare risultati.
Il limite strutturale che non ferma McLaren
Uno dei limiti strutturale resta il telaio, come lo stesso Stella ha raccontato, sostenendo che Ferrari è un passo avanti. La scelta progettuale di una vettura più compatta – la più corta del lotto di 15 cm rispetto alla SF-26 – potrebbe essere alla base di una minore efficienza aerodinamica, con conseguenze dirette sul carico e, di riflesso, sulla gestione dell’energia.

È un circolo complesso: meno grip significa minore capacità di recupero energetico e meno efficienza complessiva. In un regolamento in cui la gestione dell’energia è centrale, questo tipo di limite pesa più di quanto accadesse in passato. Eppure, nonostante tutto, c’è un elemento che invita alla cautela nei giudizi. La McLaren ha già dimostrato, nel recente passato, una capacità di sviluppo fuori dal comune.
Tra il 2024 e il 2025, il team di Woking è stato in grado di recuperare distacchi importanti e costruire vetture estremamente competitive nel giro di pochi mesi. Un aspetto che non è passato inosservato nemmeno all’interno del paddock. È qui che si inserisce il vero punto dell’analisi. Il 2026 è iniziato male, ma non è affatto compromesso. Al contrario la partita è ancora tutta da giocare.
Perché se è vero che la lista dei problemi esista, è altrettanto reale che molti di questi sono tipici di una fase iniziale di un nuovo ciclo regolamentare. “È più facile rendere affidabile una macchina veloce che rendere veloce una macchina affidabile”, si diceva in passato in McLaren. Oggi la situazione è più complessa, perché manca ancora una base chiara su entrambi i fronti, ma il principio resta valido.
Anche Lando Norris ha voluto sottolinearlo, richiamando proprio quanto accaduto nelle stagioni precedenti: “Non ricordo nemmeno quanti punti di distacco avevamo nel 2024, ma siamo riusciti a recuperare e vincere il campionato costruttori”. Un messaggio che guarda più al potenziale che al presente. Il confronto con Mercedes, oggi, è netto e ne va preso atto.

La squadra di Brackley ha interpretato molto meglio il regolamento, soprattutto nella mera gestione della power unit e nell’equilibrio aerodinamico. Ma la stagione è ancora molto lunga, e la pausa di aprile forzata rappresenta un passaggio chiave. Un mese senza gare può offrire il tempo necessario per rivedere correlazioni, aggiornamenti e direzione tecnica.
MCL40: una fase di transizione da superare
La sensazione, quindi, è che la McLaren si trovi in una fase di transizione. Non abbastanza veloce per lottare stabilmente per la vittoria, ma nemmeno così distante da non poter pensare a una rimonta. Molto dipenderà dalla capacità di risolvere i problemi di affidabilità e, soprattutto, di trovare una finestra di funzionamento più ampia per la MCL40.
All’interno di questo scenario si inserisce il pacchetto di aggiornamenti che il team dovrebbe far debuttare al Gran Premio di Miami. Modifiche che vogliono anzitutto potenziare il rendimento della monoposto inglese, fornendo altresì una gestione generale dell’auto di più facile lettura. Idem per la parte motoristica dedicata al software che McLaren vuole sfruttare ancora meglio.

Il talento dei piloti e la qualità della struttura non sono in discussione. Il vero interrogativo riguarda la rapidità con cui il team riuscirà a trasformare queste basi in prestazione concreta. Se dovesse riuscirci già in Florida, la storia recente suggerisce che la McLaren potrebbe tornare a essere un fattore nella lotta al titolo. E, a quel punto, il racconto di questo inizio di stagione cambierebbe completamente prospettiva.
Autore: Roberto Valenti
Immagini: McLaren
Illustrazioni: Giorgio Piola Design