Newey ha esagerato. Il brillante progettista britannico ha riversato sull’Aston Martin tutte le conoscenze acquisite nella sua carriera in F1. Ma finora il risultato Γ¨ stato pessimo, con la “verdona” che annaspa in pista. Gran parte della colpa va attribuita al motore Honda, ma le estremizzazioni di Adrian hanno fatto il resto. Osservando il progetto della AMR26, ribaltare la stagione sarΓ parecchio complicato:
Ferrari SF-26: Scuola di innovazione
Il nuovo quadro normativo della F1 2026 ha azzerato le certezze, imponendo la riscrittura dei concetti legati a telaio, power unit, aerodinamica e smaltimento termico. In quasi sessant’anni di presenza fissa ai box, raramente mi sono imbattuto in uno stravolgimento tecnico di questa portata. Il mio piano iniziale era quello di diradare le presenze in pista per dedicarmi alla stesura del mio libro in uscita nel 2028.
Ma il fascino di questa rivoluzione ingegneristica mi ha letteralmente calamitato di nuovo in pit-lane. I tecnici si muovono senza punti di riferimento pregressi, ed Γ¨ proprio in queste fasi di rottura con il recente passato che le zone d’ombra del regolamento diventano il vero terreno di caccia delle scuderie, molto piΓΉ dei paletti imposti dalla Federazione Internazionale.

In questo scenario di pura esplorazione, la Ferrari ha saputo leggere le pieghe del regolamento con estrema luciditΓ . Fin dai test in Bahrain, la SF-26 ha messo in mostra due trovate di altissimo profilo: l’inedita ala “Macarena” β un concetto reso possibile unicamente dai nuovi volumi concessi dalle regole odierne β e l’innovativo terminale di scarico, battezzato in gergo FTM (Click Tail Mode).
Sebbene il gradino piΓΉ alto del podio si faccia ancora attendere, la Scuderia detta la linea tecnica. Non Γ¨ un caso che a Miami il paddock pullulasse di scarichi-clone ispirati a quello di Maranello, e che persino la Red Bull abbia preso in prestito le geometrie del retrotreno italiano per sviluppare la propria interpretazione dell’ala Macarena.
Aston Martin: l’azzardo di Newey sulla AMR26
Se la Ferrari innova con profitto, in casa Aston Martin si rasenta l’esasperazione. Adrian Newey, alla sua prima vera firma sulla monoposto inglese, ha spinto la AMR26 oltre il limite del compromesso. Basta osservare i risultati ottenuti nei primi quattro Gp della stagione per carpirlo. Provando a riprodurre i dettagli della vettura su carta, emerge un livello di complicazione spaventoso.

Un esempio lampante Γ¨ il monobraccio della sospensione anteriore, o il punto di ancoraggio del triangolo superiore posteriore: quest’ultimo non si fissa ai piloni dell’ala, ma direttamente alla struttura d’impatto, che Γ¨ stata volutamente rialzata in fase di delibera del progetto.
Il problema di fondo Γ¨ che un’architettura cosΓ¬ estrema ha ingabbiato la scuderia di Silverstone: le fiancate della AMR26 sono rastremate all’inverosimile e la carrozzeria Γ¨ un velo aderente alla meccanica. Un contesto tecnico che di fatto annulla (o quasi) qualsiasi margine regolamentare per futuri stravolgimenti concettuali. Questo Γ¨ il punto.

Se a tale scenari aggiungiamo una power unit Honda molto sottotono, sviluppata da un dipartimento indebolito dalla migrazione di ben duecento ingegneri verso la divisione motori di Christian Horner, è piuttosto chiaro che, questa volta, Newey si è spinto decisamente troppo in là . Il suo genio potrà risanare la AMR&? Sì, ma stavolta sarà molto più difficile.
Newey, quando l’aerodinamica sacrifica il pilota: l’ombra della March 881
Questa ossessione per il packaging portato all’estremo non Γ¨ una novitΓ per il genio britannico. Ricorda da vicino la filosofia della Leyton House e della March 881, vetture veloci ma fisicamente proibitive. Ivan Capelli mi ha confermato di recente quanto fosse invivibile quell’abitacolo: volante da kart di soli 25 centimetri, zero servosterzo e una pedaliera cosΓ¬ angusta da non prevedere alcuno spazio per riposare il piede sinistro lungo i rettilinei.

Senza una paratia a “L” sulla scocca per contrastare le grandi forze G laterali di quei tempi, di fatto, i piloti finivano inevitabilmente per puntellare il piede sul pedale della frizione. Il risultato non era cosa buona, perchΓ© a inizio campionato la frizione tendeva sempre a bruciarsi. Un’esigenza ergonomica totalmente sacrificata sull’altare dell’efficienza aerodinamica.

D’altronde, come sospettavo (e come lo stesso Newey mi ha confidato a inizio stagione), Adrian ha riversato sull’Aston Martin tanti dettagli tecnici giΓ sperimentati in passato, come il telaio a “V” usato piΓΉ volte anche nella sua militanza a Milton Keynes. Anche nelle Red BullΒ wing carΒ era stato usato ilΒ know-howΒ della March per l’effetto suolo, ma in quel caso, a differenza della AMR26, le cose andarono per il meglio.
Autori: Zander Arcari β @berrageiz β Giorgio Piola
Illustrazione: Giorgio Piola Design