F1 2026 FIA

F1 al Bivio: Domenicali difende il 2026, Sulayem Vuole i V8

Il tema dei motori in F1 torna ciclicamente al centro del dibattito, ma questa volta il tono sembra diverso. Non più solo riflessioni tecniche o aggiustamenti regolamentari, bensì una possibile svolta strutturale. A rilanciare la discussione è stato Mohammed ben Sulayem, che a Miami ha parlato apertamente di un futuro con motori V8, fissando addirittura un orizzonte temporale: il 2030.

Il fallimento del Regolamento 2026

Una dichiarazione che, al di là dell’impatto mediatico, arriva in un momento particolare. Il regolamento 2026 è appena entrato in vigore e, dopo le prime quattro gare, ha già evidenziato luci e ombre. Le modifiche introdotte dalla FIA, in particolare la riduzione dell’energia recuperabile, hanno attenuato alcuni degli effetti più criticati, come il “yo-yo racing” e il ricorso massiccio al lift and coast.

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La partenza della Sprint Race di Miami

Miami, da questo punto di vista, ha offerto segnali incoraggianti, con duelli più leggibili e meno condizionati da fasi estreme di gestione energetica. Eppure, sotto la superficie, resta una sensazione diffusa: il modello attuale non convince fino in fondo. Non tanto per la prestazione assoluta, quanto per la percezione complessiva.

Le power unit ibride, sempre più sbilanciate verso la componente elettrica, hanno trasformato il modo di correre in una complessità che non sempre si traduce in spettacolo. È in questo contesto che si inserisce la proposta di ben Sulayem. “La soluzione più semplice e popolare è il V8”, ha spiegato. Un ritorno a un motore più leggero, meno complesso, con una componente elettrica ridotta al minimo e alimentato da carburanti sintetici.

Una visione che punta a riportare il focus sul motore termico. Ma ridurre il discorso al fascino acustico sarebbe fuorviante. Il vero punto è un altro: la volontà di semplificare. Le attuali power unit sono sistemi estremamente sofisticati, costosi e difficili da gestire, sia in pista sia in termini di sviluppo. La loro complessità ha contribuito a creare un gap tra la dimensione tecnica e quella sportiva.

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Nikolas Tombazis e Ben Sulayem, rispettivamente direttore delle monoposto e presidente della FIA

Le gare sono sempre più influenzate da strategie energetiche e meno da un confronto diretto tra piloti. Il ritorno a un V8 rappresenterebbe, in questo senso, una sorta di reset concettuale. Meno dipendenza dalla gestione elettrica, più linearità nell’erogazione, maggiore prevedibilità. Ma anche una scelta che si scontra con la realtà industriale della Formula 1 moderna.

F1 2026, il problema degli investimenti

Negli ultimi anni, i costruttori hanno investito cifre enormi nello sviluppo delle nuove power unit. Mercedes, Audi, Honda, Ferrari e Red Bull Powertrains hanno costruito programmi tecnici e industriali proprio attorno al regolamento 2026, che rappresenta un equilibrio tra performance e sostenibilità. Tornare indietro, o cambiare direzione così rapidamente pare non sia possibile.

Questo perché significherebbe mettere in discussione investimenti già effettuati e strategie di lungo periodo. Non è un caso che, già in passato, proprio Mercedes e Audi abbiano frenato tentativi di revisione anticipata. Per questi marchi, la Formula 1 non è solo competizione, ma anche laboratorio tecnologico. La componente elettrica, in particolare, è centrale nel trasferimento di know-how verso la produzione di serie.

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Formular 1 CEO Stefano Domenicali ahead of the 2026 Miami Grand Prix at Miami International Autodrome. Picture date: Sunday May 3, 2026. (Photo by Bradley Collyer/PA Images via Getty Images)

Qui emerge una contraddizione sempre più evidente: la Formula 1 è ancora un banco di sviluppo per l’automotive, oppure sta diventando sempre più un prodotto di intrattenimento? Sulla la gestione Liberty Media, il peso dell’entertainment è cresciuto in modo significativo. Il valore commerciale della categoria è aumentato, così come l’interesse globale, indipendentemente dalla direzione tecnologica intrapresa.

Il passo del V8

In questo scenario, un eventuale ritorno al V8 non sarebbe necessariamente un passo indietro, ma un caro cambio di priorità. Meno enfasi sul trasferimento tecnologico diretto, più attenzione alla fruibilità dello spettacolo. Una scelta che potrebbe anche essere sostenibile, considerando che la Formula 1, oggi, è un investimento profittevole per i team.

Resta però un nodo fondamentale: i tempi. Ben Sulayem parla di 2030, una data che coincide con la fine del ciclo regolamentare attuale. Anticipare questo passaggio sarebbe estremamente complesso, perché richiederebbe il consenso unanime dei costruttori. E, allo stato attuale, è difficile immaginare una convergenza su un cambiamento così radicale nel breve periodo.

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Il presidente della FIA Ben Sulayem

Più realistico è pensare a una fase intermedia, in cui il regolamento 2026 venga progressivamente adattato. Interventi sulla gestione energetica, sull’equilibrio tra motore termico ed elettrico, sulla semplificazione delle logiche di deployment. Una sorta di evoluzione controllata, capace di correggere le criticità senza stravolgere l’impianto. La proposta del V8 va letta come una direzione da seguire.

Un segnale politico e strategico, che apre un dibattito destinato a proseguire nei prossimi anni. Nel frattempo, la Formula 1 resta sospesa tra due identità. Da una parte, quella tecnologica, legata all’innovazione e alla sostenibilità. Dall’altra, quella sportiva, che chiede semplicità, immediatezza e spettacolo. Trovare un punto di equilibrio tra queste due anime sarà la vera sfida del prossimo decennio.

Autore: Roberto Valenti

Immagini: Mercedes