La Ferrari SF-26 si candida al ruolo di dominatrice assoluta a Monaco, forte di una trazione ineguagliabile e di un telaio che aggredisce i cordoli con estrema permissività. L’analisi tecnica delle prove libere evidenzia il netto divario dinamico con la concorrenza, in particolare con una Red Bull attualmente alle prese con vistosi limiti di bilanciamento. A completare l’eccellente quadro prestazionale della Rossa si aggiunge la perfetta gestione termica delle gomme, fattore cruciale per ipotecare la prima fila nel Principato.
F1, GP Monaco: le conferme sulle aspettative Ferrari arrivano sin dal venerdì
Le previsioni della vigilia stanno trovando un’inequivocabile conferma in pista: la Rossa si attesta attualmente come la prima forza del lotto, lasciando gli inseguitori a debita distanza. L’aspetto più stimolante in questa fase, però, consiste nell’analizzare in profondità i reali punti di forza della Rossa: evidenziamo contestualmente le lacune tecniche che affliggono la concorrenza.
La competitività della scuderia di Maranello sulle stradine del Principato era preventivatile? Sì… ne abbiamo parlato a più riprese prima del fine settimana di gara. La SF-26, di fatto, si distingue come la monoposto dotata della trazione più efficace, abbinata a una straordinaria capacità di generare grip trasversale. Queste peculiarità dinamiche sono ovviamente esaltate da un layout che premia la velocità di percorrenza.

La velocità di punta non è importante, e pure questo fattore concorre a collocare la vettura italiana in una chiara posizione di netto vantaggio. Come anticipato, l’esecuzione perfetta del fine settimana assumerà un ruolo cruciale e, fino a questo momento, la squadra sta operando in maniera impeccabile con ambedue gli alfieri della Rossa: Hamilton e Leclerc sono in palla, insomma.
SF-26 a confronto con la RB22: dove sta la supremazia della Rossa
Sebbene il quadro di base sia delineato, esistono ulteriori dettagli che giustificano il dominio delle Rosse. La Red Bull si consolida attualmente come seconda forza: un ruolo confermato dai riscontri cronometrici di entrambe le sessioni di prove libere. Tuttavia, il bilanciamento della RB22 è imperfetto: la monoposto austriaca palesa una spiccata tendenza all’eccesso di rotazione.

Parliamo di un fenomeno che si innesca soprattutto nelle delicate fasi di ingresso curva. Tra i due alfieri, è stato Hadjar a soffrirne maggiormente, e il suo incidente a muro non rappresenta affatto un evento fortuito. Alla luce di ciò, risulta fondamentale evidenziare una specifica dote della SF-26 che emerge in modo lampante nel confronto diretto con la concorrenza e, in particolare, con la RB22, attuale prima inseguitrice.
Analizzando le riprese on-board, le traiettorie impostate dai piloti potrebbero apparire simili a un occhio meno esperto; eppure, sussistono differenze sostanziali dettate dalla bontà progettuale e dalla permissività del telaio. L’immagine a seguire tratta dalle riprese di F1TV, illustra alla perfezione il ragionamento che stiamo realizzando sul concetto in questione.
Nello specifico, dissezionando la percorrenza di curva 1, si nota come i ferraristi riescano a sfruttare in maniera molto più aggressiva il cordolo interno. Sia Lewis che Charles, di fatto, riescono a transitare alla Santa Devota abbondantemente sopra il cordolo, tagliando una porzione di pista a bordo della Rossa per garantirsi un posizionamento ideale verso la successiva fase di accelerazione al Massenet.

Osservando Verstappen, al contrario, si evince come l’olandese raggiunga il punto di corda aggredendo in misura minore il dissuasore interno, costretto peraltro a impostare la curva con un maggiore angolo di sterzo. Quest’ultima dinamica suggerisce la presenza di un fastidioso sottosterzo a centro curva, che va a sovrapporsi al già citato eccesso di rotazione in fase di inserimento. Si tratta di dettagli? Sì…
Ma reiterati lungo l’intero tracciato, dilatano il divario sotto la bandiera a scacchi. Il peso specifico di questa differenza in curva 1 è amplificato dal successivo allungo in salita, dove è imperativo sviluppare velocità: proprio in quest’area di trazione, la Ferrari si dimostra impareggiabile. I piloti del Cavallino riescono a raggiungere il 100%del gas con netto anticipo in uscita dalle curve del T2. Questo, a ulteriore conferma dell’eccezionale efficienza nello scaricare a terra l’intera potenza della power unit.
L’arma della Ferrari per volare a Monte Carlo
Qual è, dunque, l’origine tecnica di questo divario? Il comportamento dinamico della SF-26 sui cordoli è nettamente più permissivo. La Rossa assorbe le asperità senza scomporsi, consentendo ai piloti di “mangiare” letteralmente gli ostacoli. Risulta complesso stabilire con certezza se questa straordinaria dote sia frutto delle geometrie del telaio e della cinematica sospensiva.
Oppure se il progetto consenta intrinsecamente l’adozione di un range di rigidezze inferiore. Resta inconfutabile il fatto che l’handling della vettura sui cordoli stia scavando un profondo solco rispetto agli avversari. L’unica parziale nota stonata del pacchetto riguarda l’impianto frenante, con il quale Leclerc continua a faticare nel trovare il giusto feeling.

Considerando l’importanza vitale della staccata nello stile di guida del monegasco, è altamente probabile che l’attuale gap su Hamilton sia in buona parte imputabile a questa specifica problematica. A coronare un quadro tecnico fin qui eccellente, la monoposto modenese si dimostra superiore anche nella gestione degli pneumatici per quanto riguarda la mera attivazione dei compound.
Il telaio non immette un’elevata quantità di energia sulle coperture rispetto, ad esempio, a McLaren o Mercedes; di conseguenza, qualora l’evoluzione della pista o le temperature dovessero innescare fenomeni di surriscaldamento termico, le innate peculiarità della SF-26 si rivelerebbero provvidenziali nel contenerli. Un’area critica in cui i top competitori hanno accusato le maggiori sofferenze.
Autori: Zander Arcari – @berrageiz – Niccoló Arnerich – @niccoloarnerich
Immagini: Scuderia Ferrari