La rivoluzione manageriale in F1 di Vasseur con la Ferrari passa per la cultura del rischio e l’adozione della no-blame culture. Favorendo le idee dal basso senza colpevolizzare gli errori, questo nuovo mindset ha sbloccato la creatività a Maranello. Un approccio macro che si traduce in pista con innovazioni tecniche coraggiose, destinate a fare scuola nel resto della stagione.
Trasformare le parole in fatti: Fred ci è riuscito
Di recente abbiamo analizzato in maniera approfondita l’approccio manageriale di Vasseur e i principali aspetti sui quali ha fatto leva per riportare in auge la Ferrari. Nel farlo, si evidenzia come l’impianto generale sia divenuto marcatamente di tipo “macro”, riuscendo a responsabilizzare maggiormente le persone. Un qualcosa di assolutamente necessario e centrato.
Era infatti emerso quanto fosse importante la cultura del rischio, un concetto ampiamente distante dalle organizzazioni precedenti e gestite nella maniera sbagliata. Proprio riguardo al tema del rischio, c’è un discorso più ampio da affrontare. Vasseur non è arrivato in Via Abetone Inferiore 4, a Maranello, limitandosi a esporre solamente le sue teorie.

Quelli che potevano sembrare concetti nell’aria, è ovvio, avevano la necessità di trasformarsi nella cultura dell’intero gruppo. Tutti dovevano assimilare questo preciso “mindset” che peraltro è stato promosso in toto dai vertici, e si capisce bene come un simile traguardo sia tutt’altro che semplice. Anche per questo va speso un plauso verso il manager di Draveil, in questo caso l’ottimo Fred.
Vasseur come Wolff: serviva un cambio di cultura
Su questo fronte, Vasseur ha preso spunto dall’amico Toto Wolff. “Come squadra non bisogna puntare il dito contro nessuno e dire che i problemi scaturiscono da un reparto in particolare. Quando si individua una criticità da qualche parte all’interno della scuderia, dobbiamo capire come il gruppo possa reagire ed essere di supporto”, ha spiegato il francese.
Questo non è altro che uno dei pilastri fondamentali della cultura che Toto Wolff ha portato in Mercedes: la cosiddetta no-blame culture. In pratica, si presuppone che ogni individuo lavori al massimo delle proprie capacità per apportare performance alla squadra. Nel momento in cui si verifica l’errore umano, l’ultima cosa da fare è colpevolizzare il singolo.

C’è sempre una ragione specifica dietro a un errore commesso per la prima volta. Lo sbaglio più grande sarebbe assegnare la colpa all’individuo, perché la volta successiva, per timore, questi potrebbe senza dubbio esitare prima di prendere qualsiasi iniziativa o decisione. Questo tipi di approccio innesca poi un effetto domino, dando vita a molteplici dinamiche positive.
I risultati dell’approccio aggressivo adottati dalla Rossa
L’unione della no-blame culture e della cultura del rischio crea un contesto strepitoso: fa sì che le idee emergano dal basso. Anche su questo argomento ci sono parole interessanti di Vasseur: “Dobbiamo spingere al massimo in termini di innovazione, senza avere mai paura. Se un ingegnere ha qualcosa da proporre, deve dirlo. Non biasimiamo mai nessuno se una proposta non funziona”.

Le idee devono provenire da tutto il reparto e si doveva spingere: ala Macarena e scarico FTM sono due chiari esempi che il flusso decisionale non doveva arrivare di certo esclusivamente dall’alto. Questo principio si basa su un dato di fatto: chi si trova più in basso nell’organigramma a livelli di gerarchia è, sul piano fisico e temporale, più vicino al problema operativo rispetto al proprio manager.
Un aspetto che rappresenta il principale catalizzatore relativo alla creatività di un team di Formula 1. Non è un caso che, come detto, Ferrari, durante la stagione in corso,, abbia introdotto diverse soluzioni inedite che poi hanno fatto scuola. Il tutto deriva da un nuovo approccio tecnico che sta funzionando eccome. Anche per questo attendiamoci altrove novità inedite nella seconda parte del campionato.
Autori e illustrazioni: Zander Arcari – @berrageiz – Niccoló Arnerich – @niccoloarnerich
Immagini: Scuderia Ferrari