La gestione di Fred Vasseur ha segnato una netta rottura rispetto al passato della Ferrari in F1. Lo ha fatto tramite un approccio manageriale moderno. Il francese ha guidato il team attraverso la cultura del rischio e dell’empowerment, proprio come era nelle sue volontà. Proprio in questo modo, il team principal francese, sta cercando di ricostruire la mentalità di Maranello per tornare al vertice.
Vasseur ha un background diverso dalla storia recente del team
La Rossa è seconda in campionato. Nell’ultimo decennio, questo scenario è già andato in onda diverse volte con diversi team principal. Tuttavia nel management sembra esserci qualcosa di diverso. Rispetto a Vasseur, i precedenti leader della scuderia italiana provenivano dall’interno: Binotto lavorava in Ferrari da anni 20 anni, Arrivabene era immerso nell’ambiente del Cavallino e Domenicali alla Rossa.
Fred ha una natura differente, avendo ricoperto ruoli manageriali non solo in Formula Uno, con l’Alfa Romeo, ma anche nelle categorie propedeutiche. Proprio questo suo percorso potrebbe avergli fornito una visione più periferica, permettendogli di guardare al team di Maranello con occhi meno prevenuti. L’attuale status della Ferrari sembra più promettente rispetto al passato.

Mostra basi decisamente più solide su cui poggiare. Dirigere un squadra come quella italiana porta con sé tante sfide. Vasseur può piacere o meno, ma troppo spesso, nel giudicarlo, ci si limita a osservare la sua leadership a livello superficiale, senza considerare davvero cosa rappresenta la gestione del team e la sua guida da quando milita tra le file del Cavallino.
Ripercorrendo le ultime tre stagioni da team principal del francese originario di Draveil, emergono con una certa chiarezza diversi elementi attribuibili al management moderno. Elementi sui quali Fred ha sempre lavorato dietro le quinte. Su questi pilastri si fonda la gestione di un gruppo così ampio, che opera a un livello di competizione molto elevato.
Vasseur: la situazione manageriale prima dell’arrivo di Fred
Prima delle innovazioni tecniche e dei responsi della pista, la vittoria nasce dalla mentalità di ogni singolo individuo all’interno della squadra. È di questo che si occupa un team principal. La sfida, però, non è affatto semplice. Questo specie se consideriamo che, una scuderia moderna di F1, è composta da più di 100o persone. La stagione 2024 è stata la prima di Vasseur alla guida.
L’aspetto più emblematico che spiega la situazione dell’epoca, è stato rivelato in una recente intervista: “La prima cosa che mi ha colpito quando sono entrato nel gruppo è stata la distanza su ogni singolo argomento, questo perché non volevamo esporci. Per essere sicuri, si aggiungeva un chilo di peso, o mezzo litro di benzina. Quando mettevi tutto sul tavolo, erano 2 decimi.”

E in effetti, sino a poco tempo fa, alla Rossa vigeva la filosofia della sicurezza e la linea condivisa era una sola: non prendere rischi. Dietro a questo atteggiamento c’erano anni in cui il team non portava a casa risultati vincenti: una squadra guidata da personaggi come Binotto che, seppur di primissimo livello, avevano sempre vissuto all’interno dell’ecosistema Ferrari.
Inoltre, fare parte di questa grande famiglia significava non potersi permettere figuracce, un retaggio dei tempi. Il tutto perché i media si sarebbero accaniti sulla squadra. Per questa semplice ragione, la prima regola per ogni individuo era proprio quella di non rischiare; solo in secondo luogo arrivava la prestazione. Un approccio che evidentemente non ha mai funzionato.
La cultura del rischio: come è stata applicata in Ferrari
Ad oggi le cose sono ben diverse benché ci siano voluti ben due anni. In realtà, i primi segnali di questo cambio di passo arrivarono proprio in Cina nella passata stagione, quando entrambe le monoposto vennero squalificate al termine della gara. I motivi delle due squalifiche erano distinti: la Rossa era tornata a rischiare su ogni fronte.

Già nell’agosto del 2024, Fred aveva cominciato questo lavoro: “Quello su cui voglio insistere è la capacità del team di prendersi dei rischi, dare più potere alle persone e responsabilizzarle“. Il francese aveva così dato inizio alla propria cultura del rischio; il primo tassello necessario, ma ancorano non sufficiente per recuperare competitività nei confronti delle squadre di vertice.
Il motivo è chiaro: “Più prendi rischi, più ti ci abitui e più riesci a gestire l’ultimo grammo o l’ultimo millimetro”, raccontava Fred. D’altra parte, dare responsabilità alle persone fa parte della teoria manageriale che prende il nome di empowerment. Questo significa che “tutti sono responsabili della prestazione“, citando sempre il team principal della Rossa che poi aggiungeva:
“Questo messaggio lo ripeto in fabbrica ogni giorno, perché il gruppo è più importante degli individui. Contribuiscono tutti al risultato”. Concettualmente può sembrare facile, ma ci vuole molto lavoro per rendere effettiva questo approccio. Concentrare le responsabilità su poche persone ai vertici significa creare colli di bottiglia. Questo cambio di passo è segnato da un atteggiamento.

Un passaggio da un’impronta più vicina al micro management per virare verso uno più simile al macro management: una prospettiva ben più moderna e che si discosta notevolmente da quello della Rossa di Todt. Un metodo che sebbene sino a questo momento non ha ancora portato i frutti attesi, senza dubbio ha messo la Rossa sulla strada giusta per inseguire il successo con strumenti adeguati.
Autori: Zander Arcari – @berrageiz – Niccoló Arnerich – @niccoloarnerich
Immagini: Scuderia Ferrari