F1 2026 FIA

F1 2026, “stazioni di carica” in curva: scoppia la rivolta nel paddock

La F1 2026 è scioccante sotto certi aspetti. Una formula che toglie di mezzo capacità e talento dei piloti. Questo sebbene Tombazis, in tempi non sospetti, dichiarava come il pilota fosse stato messo sempre al centro del progetto anche nel nuovo corso. E in effetti c’è, ma solamente per sapere dove e come caricare e scaricare le batterie. Per il resto non è altro che un “buon autista”.

L’errore di fondo nel paradigma della F1 2026

Sono esterrefatto: è questo il primo approccio di Luigi Mazzola alla nostra richiesta di raccontarci come vede la F1 2026. La puntata prende corpo parlando immediatamente di Nicolas Tombazis, tecnico specializzato in aerodinamica con cui il nostro ospite ha lavorato. Il problema di base riguarda le norme di questa categoria: i paletti piantati dalla FIA, irremovibili, e la troppa importanza dell’elettrico.

Il grattacapo di base è piuttosto semplice quando si ha a che fare con la potenza elettrica. Serve un chiaro bilanciamento: tanto carichi, tanto scarichi. Il fatto è che, per come sono state pensate le norme, non si può fare. Un corpo regolamentare sbagliato sulla carta. Era così difficile vederlo? A quanto pare sì, per la FIA, malgrado tutte le simulazioni dei team lo avessero ampiamente preannunciato.

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Max Verstappen (Red Bull) a bordo della sua RB22 nel fine settimana di Suzuka

Il pacco batteria si carica nelle fasi di staccata e pure nelle decelerazioni: ecco perché assistiamo a questi lamenti motoristici, dove la curva della velocità cala vistosamente, con i piloti costretti ad alzare il piede a metà rettilineo. Un qualcosa che viola profondamente lo spirito della competizione. Sino a qui tutto d’accordo, no? Uno scenario che, tra l’altro, genera un danno di immagine forte.

Sì, perché vedere la massima espressione del motorsport che rallenta di proposito nelle rette fa male. Dà estremamente fastidio e, per di più, genera situazioni estremamente pericolose come quella tra Franco Colapinto e Oliver Bearman nella gara di Suzuka. La FIA si è detta pronta a cambiare le cose. Dice che le norme sono state scritte appositamente per essere modificate. Vedremo che succederà…

Il pilota che diventa autista

Quello che differenzia un pilota di F1 da un autista è la capacità di fare la differenza in curva. E non parliamo delle pieghe ad alta velocità, dove di base conta maggiormente il carico e le capacità intrinseche della monoposto . Luigi spiega come il talento di un pilota si possa notare maggiormente nelle curve medio-lente: tratti di una pista dove il lato umano entra in gioco.

Serve una capacità per distinguersi in maniera positiva. A volte le differenze sembrano minime, ma in realtà non lo sono. Saper guadagnare in entrata, oppure portare qualche chilometro orario in più nella percorrenza e andare prima sul gas, fa sì che i riscontri cronometrici si abbassino. Tutto questo non esiste più, in quanto bisogna ricaricare sempre le batterie.

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Fernando Alonso (Aston Martin) immortalato nel weekend di Suzuka

Non si può spingere, altrimenti nelle zone più rapide mancherà il supporto dei cavalli recuperati dal super moto generatore MGU-K. Risultato: ti becchi dei distacchi abissali. Meglio andare più piano in curva, ma poi avere la possibilità di gestire bene il deployment. In pratica: contano di più gli ingegneri del software che configurano la potenza elettrica che la bravura di chi guida.

Il fatto è che tutte le tipologie di curve sono diventate vere e proprie “stazioni di ricarica”. Una definizione coniata dal buon Fernando Alonso, che fotografa alla perfezione il senso di questa “Formula 1 a batterie”. Un esempio lampante per capire è il rendimento di Hadjar. Si dice che stia facendo meglio di Verstappen, ma il punto è che Max non può più fare la differenza in curva.

F1 2026: senza offesa, ma i sorpassi sono di plastica

C’è poi la questione relativa alla battaglia tra Russell e Leclerc negli ultimi giri del Gran Premio del Giappone. George attacca e passa Charles nella staccata dell’ultima chicane. Una manovra improvvisa a occhio nudo, ma fortemente pensata. L’inglese aveva più di 30 chilometri orari di vantaggio, proprio perché, rispetto al monegasco, ha dato fondo alle batterie mentre il ferrarista stava caricando.

L’ex Alfa Romeo si mette così in scia del pilota Mercedes sulla retta principale, scarica la batteria che il britannico sta caricando e lo passa all’esterno di curva 1. Anche in questo caso, la differenza di chilometri era superiore a 30. Questo significa che le famose “palle d’acciaio”, a dirla tutta, sono solamente grosse differenze di velocità, e non talento del pilota in staccata.

F1 Ferrari Leclerc
Il duello tra George Russell (Mercedes) e Charles Leclerc (Ferrari) a Suzuka

Non si tratta di togliere merito a Charles, ma di capire che il talento lascia il posto alla mera e fredda programmazione energetica che, assieme agli ingegneri, deve essere valutata come il parametro in assoluto più importante in questa F1 2026. Situazione che castra fisicamente il bagaglio accumulato dai piloti nella loro carriera nelle manovre di sorpasso e difesa. Tutto questo serviva davvero? Sì…

La FIA corre davvero ai ripari? I dubbi ci sono

La risposta al semplice quesito porta con sé un’interpretazione necessaria: alla Formula 1 serviva aumentare in maniera drastica i sorpassi. Avere battaglie continue in pista. Creare un caos prestazionale abbattendo le variabili. Grazie a tale scenario, gli spettatori restano incollati agli schermi. E chi se ne frega se manca energia e se un pilota ha 50 chilometri in più di velocità.

L’importanza era raggiungere uno scopo che, a margine dei primi tre round, sembra perfettamente centrato. Liberty Media ringrazia, perché il pubblico della Formula 1 è sempre più alto e gli spalti sempre più pieni. Tuttavia, l’insorgenza dei piloti e le questioni legate alla sicurezza dovrebbero cambiare le cose, o perlomeno modificare questo paradigma troppo sbilanciato.

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Nikolas Tombazis, direttore delle monoposto FIA

Nel mese di aprile andranno in scena tutte le simulazioni del caso per la FIA. Lo sostiene per primo Tombazis, che con il nugolo di tecnici al suo servizio proverà a capire come rettificare un contesto che non soddisfa nessun team, ad eccezione della Mercedes (e motorizzati). Cambieranno davvero le cose? Le perplessità in tal senso si sprecano…

Autore : Zander Arcari – @berrageiz 

Immagini: Scuderia Ferrari