La McLaren ha fatto un importante passo avanti con la MCL40. I principali fattori sono due: da una parte, la capacità di aggiornare il software di sistema che regola la Power Unit tedesca; dall’altra, la curva di apprendimento sulla messa a punto della monoposto inglese, che è cresciuta molto in pochi giorni. A questo si somma una super prestazione dei piloti e i problemi della Ferrari, che non è stata in grado di ottimizzare il rendimento della SF-26 sin dalle prove libere 1.
McLaren centra l’aggiornamento sulla gestione della parte ibrida
La McLaren si risolleva a Shanghai dopo un risultato non all’altezza delle aspettative nel primo round della Formula 1 in Australia. Lo stesso team principal, l’italiano originario di Orvieto Andrea Stella, aveva avvertito che il team sarebbe stato un po’ indietro al debutto nella F1 2026 e, in generale, nelle prime gare. Il team di Woking ha disposizione la Power Unit migliore del lotto, quella Mercedes, ma di fatto non l’hanno utilizzata bene a Melbourne.
Ricordiamo infatti che l’unita di potenza viene fornita dal team tedesco. Tuttavia nel pacchetto non è affatto incluso il software di gestione dell’elettrico. Stiamo parlando della mappatura con cui caricare e scaricare la batteria del sistema ibrido e dei punti in cui tagliare la potenza elettrica. Questo è qualcosa che il team doveva sviluppare in proprio. La Mercedes ha un intrinseco vantaggio, quindi, avendola costruita direttamente in casa la power unit.

La McLaren ha fatto alcuni cambiamenti sul lato software, molto “naturali”, a quanto paro, dove l’obiettivo era quello di cercare l’ottimizzare del cosiddetto deployment dell’energia prodotta dal moto generatore MGU-K. Lo ha confermato il direttore tecnico McLaren, Neil Houdley, che ha affermato che il team ha “beneficiato dall’importante cambio fatto sia lato deployment che lato setup”. L’altro grande cambiamento, infatti, è stata la messa a punto della monoposto.
Il necessario passo in avanti sulla comprensione della MCL40
Il team diretto da Rob Marshall ha definito molto meglio la finestra di utilizzo della monoposto, che con ogni probabilità non era ancora ben chiara in Australia. D’altra parte prendere un distacco pari a quasi 50 secondi a Melbourne, al netto dell’uso improprio dell’energia ibrida, era uno scenario davvero troppo grande per essere definitivo o comunque veritiero in quell’occasione. Si parla di rigidezze da utilizzare e dei carichi aerodinamici da imporre sui due assi.
Ogni vettura di Formula 1 ha bisogno di una fase di adattamento e, su questo importante aspetto, il team britannico, per sua sessa ammissione era piuttosto in ritardo. I dati raccolti nell’arco del fine settimana del Gran Premio di Australia, pertanto hanno aiutato molto tutti il team a realizzare questo importante passo in avanti. Tutto questo, unito a un’ottima performance dei piloti, che sono riusciti a estrarre il meglio dalla MCL40 nell’ultimo tentativo, ha prodotto una buona qualifica.

Il dato più senza dubbio i più che sino ad ora possiamo analizzare, utile per ricavare le ragione dei risultati odierni della McLaren, è piuttosto semplice: avere la stessa Power Unit della Mercedes, pur non avendo il loro software di gestione dell’energia, rimane comunque un vantaggio enorme. Nel giro di una settimana la squadra inglese ha fatto un passo in avanti molto grande e di fatto ha raggiunto la Ferrari.
Team italiano che ha un sistema ben diverso ed è quindi più difficile porre rimedio alle problematiche emerse sino ad ora. Tuttavia vogliamo sottolineare che, senza i problemi avuti oggi, Hamilton avrebbe potuto ambire tranquillamente alla terza posizione in griglia. Resta i fatto che Ferrari e McLaren sembrano simili in termini di performance pura, con la SF-26 leggermente in vantaggio sulla MCL40.
Autori: Niccoló Arnerich – @niccoloarnerich – Zander Arcari – @berrageiz –
Autori: McLaren