Ferrari vuole restare agganciata al mondiale di F1 2026: la Rossa ci crede eccome. SF-26 che mostra un’ottima base di partenza, ma servono diverse modifiche per alzare il rendimento e lottare ad armi pari con la super Mercedes. L’ADUO può aiutare, ma le tempistiche sono più lunghe di quelle stimate. Mentre per il pacchetto aerodinamico, peraltro legato al rendimento della power unit, l’imperativo è non sbagliare.
Ferrari il ritardo da colmare
Tra i vari argomenti chiacchierati nell’ultima puntata di Pit Stop con Luigi Mazzola, è stato chiesto all’ingegnere un’opinione in merito alla Ferrari. Cavallino Rampante, che tutto sommato è partito bene, capace di costruire una vettura solida alla quale però manca ancora qualcosa. Al netto del vantaggio Mercedes sulla power unit, la Rossa è comunque abbastanza vicina in classifica.
Tre Gran Premi sono davvero pochi per parlare del futuro e cercare di capire come la monoposto italiana possa sfidare le auto tedesche. Tuttavia il campionato è ancora molto lungo e, se la FIA metterà in moto alcune modifiche al regolamento tecnico, le cose potrebbero cambiare. Si tratta di equilibri che la Federazione Internazionale vuole diversificare, correggendo l’uso dell’energia.

Oltre a questo c’è l’ADUO: una prerogativa che l’organo legislativo ha pensato, in tempi non sospetti, convinto che potevano esserci divari troppo grandi a livello motoristico. E in effetti la situazione si è palesata. Il propulsore nato a Brixworth ha dei chiari vantaggi. Parliamo del rapporto di compressione relativo al motore endotermico e della mera gestione della componente ibrida.
Girarci attorno non serve: Ferrari è in ritardo in ambedue le questioni. Per quanto concerne la seconda situazione (forse) il lavoro “è facilitato” dalla FIA. Questo ricordando che non si tratta solo di ottimizzare un software, ma della capacità intrinseca del sistema in termini di efficienza. Per il resto servono modifiche strutturali che si riferiscono al motore a combustione interna.
SF-26, questione ADUO: tempistiche e possibilità
C’è poi tutto il discorso relativo alla parte aerodinamica, dove per stessa ammissione di Vasseur serve ancora tanto lavoro. Le nostre analisi hanno individuato la resistenza all’avanzamento della SF-26 come parametro da correggere: condizione peraltro strettamente legata all’uso del propulsore, in quanto avere meno drag significa spendere gli stessi cavalli (endotermico + ibrido) e andare più forte.
Miami è un punto di svolta? Si per l’aerodinamica, no per il motore. C’è troppa aspettativa da questo punto di vista. Ferrari non può presentarsi in Florida con il propulsore modificato, non lo permette il regolamento. Lo farà più avanti. Senza contare che l’AUDO, nella sua percentuale più ristretta (parliamo del 2%) non consente a un costruttore di rivoluzionare l’attuale specifica, ma sì un aggiornamento importante.

Con questo non sosteniamo che per la Rossa la stagione è andata. Al contrario, specie nella Formula 1 moderna, ogni modifica può risultare decisiva. Serve un lavoro ben strutturato a 360°, però: pacchetto aerodinamico, meccanica e dinamica del veicolo, software rivisto e, appunto, le modifiche al propulsore tramite l’AUDO che concederà la FIA. Un insieme di fattori per alzare il livello dell’auto italiana.
Ferrari: update mirato che lavora all’unisono
Dal punto di vista aerodinamico, oltre al livello di drag che va di pari passo con l’efficacia della power unit, ci sono un paio di zone gli ingegneri potrebbero intervenire. Oltre all’ala anteriore, elemento sempre decisivo per il ruolo centrale che svolge sulla massa fluida, c’è tutta la zona centrale dell’auto: area dei bargeboard e imboccatura del fondo che appaiono meno sviluppati rispetto ad altre vetture.
Stesso discorso per la parte di pavimento che trova ubicazione davanti alle ruote posteriori. Tutte le zone indicate sono nevralgiche per ottimizzare i flussi e realizzare un salto di qualità. Il telaio della SF-26 è davvero ottimo come sostiene McLaren, probabilmente con Mercedes il migliore del lotto. Tuttavia, anche sotto questo aspetto si possono ancora realizzare passi avanti.

Lato power unit serve profondere un grande sforzo: uno step necessario verso l’altro, sperando al contempo che i cambi normativi della FIA possano avvicinare le prestazioni dei vari team. Ma occhio, perché non si tratta di BOP. Non si limitano i più bravi per equilibrare le performance: al contrario, si dà la possibilità a chi è in ritardo di recuperare con mezzi a disposizione superiori. Insomma: vietato sbagliare per la Ferrari.
Autore: Zander Arcari – @berrageiz
Immagini: @n_mode_log – Scuderia Ferrari