A Miami debuttano gli update Ferrari nella F1 2026: oltre a migliorare la gestione dei flussi, gli aggiornamenti mirano a ridurre il drag per limitare il deficit di potenza sui rettilinei. Considerando però il motore Mercedes e l’ottimo software tedesco, sarà difficile colmare completamente questo delta che, salvo sorprese dell’ala Macarena, continuerà comunque a farsi sentire anche con le modifiche normative introdotte dalla FIA.
L’impatto delle regole FIA con i cambiamenti per Miami
Lo scenario competitivo della massima categoria si prepara a una nuova scossa: l‘orizzonte normativo muta nuovamente grazie alla FIA, e gli attuali equilibri di forza potrebbero andare incontro ad un significativo riassestamento. Diciamo questo anche pensando alla complicità che vede l’esordio dei primi, cruciali pacchetti di aggiornamento per molte scuderie.
Dalle stanze dei bottoni di Parigi giungono infatti direttive che complicano ulteriormente il decifrare le regole, soprattutto per l’appassionato medio che segue con molto interesse la Formula 1. Prevedere l’impatto reale di tali variazioni risulta un’impresa ancor più ardua se si guarda in casa Ferrari. Team di Maranello molto atteso, proprio qui a Miami, con una veste aerodinamica rivista.

Sul fronte puramente tecnico, la prima contromossa della FIA consiste nel ridurre la quota complessiva di energia recuperabile per ogni tornata: da 8 a 7 mega joule. Di riflesso, assisteremo a una fisiologica diminuzione del cosiddetto super-clipping, ovvero quella drastica e innaturale decurtazione della velocità di punta provocata dalla fase di ricarica della batteria, collocata solitamente nell’ultima sezione dei rettilinei.
A chiudere questo cerchio normativo interviene il taglio della potenza elettrica, passata da 350 a 250 chilowatt da erogare nelle specifiche porzioni di pista precluse all’utilizzo dell’aerodinamica attiva durante la gara. Una simile limitazione andrà a generare una serie di conseguenze a catena, di fatto traslando in materna geografica le finestre strategiche in cui risulterà più redditizio avvalersi dell’apporto ibrido.

Di conseguenza, le logiche di calcolo dei software sono state necessariamente riprogrammate, introducendo un sensibile fattore di incertezza. In questo specifico ambito, giova ricordarlo, la Mercedes vanta un margine di vantaggio: il software tedesco preposto alla gestione energetica si è finora dimostrato nettamente più versatile e molto meno vincolato alle mutevoli condizioni del tracciato.
Il lavoro Ferrari per mitigare i limiti sulle rette
Al netto di queste considerazioni, la teoria suggerisce che una minore quantità di energia da recuperare si traduca in un assottigliamento del divario prestazionale rispetto alla Mercedes. A questa premessa sulle norme, però va sommata un’importante novità costruttiva: la SF-26 evoluta, pronta al debutto sul tracciato di Miami, sarà intrinsecamente più efficiente dal punto di vista aerodinamico.
Tradotto in termini di pista, a parità di velocità con i diretti rivali della che guidano la W17, la monoposto di Maranello sprecherà una quantità inferiore di energia per vincere la resistenza all’avanzamento rispetto a quanto visto finora. Gli interventi mirati hanno coinvolto l’aggiornamento di ambedue le ali, mentre pure lo scarico FTM pare abbia subito una specifica riduzione di incidenza.

Si tratta di mosse propedeutiche: i primi passi concreti di un percorso di sviluppo finalizzato a pareggiare i conti velocistici a partire dal mese di giugno in poi. Ciò malgrado, è fatto noto come la Ferrari sconti ancora un deficit di cavalli derivante in via diretta dal motore termico; una lacuna oggettiva, senza la quale non avrebbe potuto ricevere alcun tipo di concessione ADUO da parte della Federazione Internazionale.
Ferrari continuerà a perdere terreno sulle rette anche a Miami
Questo elemento indica che, con molta probabilità, sui lunghi rettilinei le vetture del Cavallino Rampante dovrebbero sempre pagare un delta a sfavore nei confronti dei motori Mercedes. Non c’è dunque da attendersi alcun miracolo immediato da parte della Scuderia, sebbene la cosiddetta “coperta” legata alle opzioni di setup si stia progressivamente allargando.
Infine non va dimenticato che il tempo sul giro non è figlio esclusivo delle pure dinamiche energetiche: in ballo c’è un delicato mosaico di variabili sul setup che devono incastrarsi alla perfezione, senza contare i soli 90 minuti di prove libere. Qualora le prestazioni dovessero risultare sufficientemente allineate, il verdetto finale nell’equazione in gara sarà affidato alla bontà del lavoro costruito nei box sulla SF-26.

Come accennato in precedenza, buona parte delle speranze Ferrari sono riposte nella Macarena 2.0. Resta da capire se l’incidenza di questo elemento, sommata al resto dei fattori, sarà davvero in grado di colmare il gap nei tempi di percorrenza sul dritto rispetto a Mercedes. Se così fosse, la nuova ala rappresenterebbe un vantaggio enorme. Le libere 1 offriranno i primi riferimenti utili per formulare un giudizio più preciso.
Autori: Zander Arcari – @berrageiz – Niccoló Arnerich – @niccoloarnerich
Immagini: Zander Arcari – Federico Manoni – Scuderia Ferrari